Sport, 10 gennaio 2019

Un silenzio assordante, una classifica preoccupante. Cosa succede a Lugano?

I bianconeri hanno davanti a sé tre partite decisive per il loro cammino verso i playoff, ma col passare dei giorni le preoccupazioni si fanno sempre più grandi

LUGANO – Zurigo in casa, Rapperswil in trasferta e Friborgo alla Cornèr Arena: da venerdì 11 gennaio a venerdì 18 gennaio il Lugano si gioca molto, se non tutto, in vista della disperata rincorsa verso i playoff. I bianconeri non possono permettersi di perdere nessuna di queste tre partite – dopo ci sarà la trasferta di Berna – se vogliono tenere accese le speranze di risalire la china.

Eppure il Lugano, anche nella trasferta di Zurigo, ha mostrato di saperci fare, di avere i numeri per poter lottare, disputando un ottimo primo tempo, mettendo pressione e in chiara e palese difficoltà i Lions. Ma ancora una volta, incassato il proprio “schiaffo” tutto il castello è andato in frantumi, anche a causa di errori grossolani e ingiustificabili come in occasione del 4-2 di Bodenmann.

Cosa fare allora? Come affrontare questa crisi che dura da settembre? Come arginare queste difficoltà? Come provare a cambiare il destino di una stagione mai davvero decollata? Se lo sapessimo, forse, non saremmo dei “semplici” giornalisti, non saremmo qui ad analizzare e raccontare il cammino del Lugano in quello che sembra il campionato più complicato degli ultimi anni, contraddistinti sì da cambi in panchina, ma anche da semifinali e finali disputate…

Ma forse la risposta è più semplice del previsto: ci vuole una scossa! Una scossa che parta dai giocatori (che però sembrano abulici quando le cose iniziano a non girare per il verso giusto), o dall’allenatore – che a sua volta sembra non riuscire a far passare il suo messaggio, oltre a rilasciare alcune dichiarazioni che sorprendono un po’ tutti (avete presente le “30 occasioni create” nel derby?) – o dalla società che invece resta immobile, forse distratta e in silenzio, almeno verso l’esterno. Certo “i panni sporchi si lavano in casa”, ma è evidente che in questo caso “la lavandaia” non stia facendo appieno il suo lavoro.

In passato si è agito cambiando l’allenatore, questa volta il club sta provando a dare fiducia a Ireland. Ci aveva provato anche con Shedden, quando nel 2016 alcune vittorie colte a dicembre gli avevano dato un po’ di ossigeno, prima dell’ovvio e imprescindibile licenziamento giunto a gennaio 2017. Anche Ireland sembra restare al suo posto per il momento, ma è ovvio che se il trittico di partite che il Lugano disputerà nei prossimi 9 giorni non darà i suoi frutti, andare avanti così risulterà impossibile. Anche solo tenendo conto dei punti, della classifica, del distacco dalla fatidica linea e del malcontento generale che si sta facendo sempre più rumoroso tra i tifosi.

In caso di caduta fragorosa al termine della stagione, siamo sicuri che il numero degli abbonati resterà intatto l’anno prossimo….?

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