Opinioni, 12 novembre 2018

Andrea Censi - Nessuna pietà per il diritto internazionale, a casa nostra decidiamo noi

Il 25 novembre il popolo svizzero sarà chiamato alle urne per esprimersi sull'iniziativa per l'autodeterminazione, ovvero sancire una volta per tutte la superiorità del diritto elvetico rispetto quello intemazionale.

Spesso e volentieri troppi politici si sciacquano la bocca parlando di diritto superiore per evitare di applicare la volontà popolare: 9 febbraio, Prima i Nostri e tanti altri insegnano. Questa votazione permetterà di ridare al popolo quel valore che la Costituzione «su carta» gli concede: la democrazia. Questa occasione ci offre l’occasione per meditare sui beni più preziosi sui quali si fonda la nostra Confederazione: l’indipendenza, la libertà e la solidarietà.

I valori svizzeri non si toccano

L’indipendenza, il sentimento primo che ha stimolato la nascita della nostra splendida nazione, quella sacrosanta rivendicazione che i fondatori di questo paese sancirono nel patto federale ribellandosi al dominio ed alle ingerenze degli Asburgo. Quella forza e principio intoccabili che ci hanno fatto resistere, in centinaia di anni, di fronte a tutte le avversità. Quel valore che oggi ci permette di proteggerci da chi, troppo spesso pretende di venire a dettare regole in casa nostra. È imperativo per noi mantenere alta la guardia e vigilare affinché la nostra politica non ci porti dove il popolo svizzero più volte ha detto un chiaro NO.

La solidarietà, valore fondamentale che da sempre ha contraddistinto la Svizzera, favorita da un federalismo che sale dal basso, non vogliamo e non possiamo ignorare i bisogno delle nostre fasce più deboli, della nostra gente che ha bisogno. Solidarietà che il popolo democraticamente ha organizzato tramite uno stato sociale. Un’organizzazione di mutuo aiuto di fondamentale importanza, ma che non deve tramutarsi in un'assistenzialismo alla carte.

La libertà: un bene di valore inestimabile che ci tutela e protegge, e salvaguarda l’indipendenza e la sicurezza del nostro paese. In decine di paesi questa parola è solo una scritta su un testo di scuola o su un dizionario.

Sono convinto, sono persuaso che la libertà si manifesta a noi anche attraverso il dovere civico, un dovere morale nel rispettare le leggi ma soprattutto
nel diritto e l’opportunità

di poter esprimere il nostro voto e avere così un potere decisionale prezioso. Un potere a livello mondiale più unico che raro che va oltre all'eleggere i propri rappresentanti, ma che ci permette di intervenire in modo diretto nelle decisioni e nella politica tramite un'iniziativa popolare, un fantastico sistema che si chiama democrazia diretta.

La nostra democrazia è un potere troppo grande e troppo importante, invidiato da tutti, dobbiamo sfruttarla nel migliore dei modi, è il più grande strumento per garantirci la libertà.

Un’iniziativa per salvaguardare la nostra democrazia

Tornando all’iniziativa, c’è chi si oppone a tutto ciò, sostenendo che l’iniziativa è dannosa per la reputazione intemazionale del paese e la sua piazza economica. A queste persone io dico che noi vogliamo semplicemente fare in modo che le decisioni del popolo vengano applicate.

Troppo spesso il diritto intemazionale viene sbandierato come un'arma da coloro che vogliono mettere a tacere le decisioni democraticamente, liberamente ed indipendentemente prese dal popolo svizzero.

“Abbiamo pure, per comune consenso e deliberazione unanime, promesso, statuito ed ordinato di non accogliere nè riconoscere in qualsiasi modo, nelle suddette valli, alcun giudice il quale abbia acquistato il proprio ufficio mediante denaro od altra prestazione, ovvero non sia abitante delle nostre valli o membro delle nostre comunità. ”

Questo è quanto fu sancito dal Patto federale nel 1291.

Continuiamo dunque a difendere il Ticino e la Svizzera, l'identità non è una brutta parola, la difesa dei nostri diritti e valori non è una cattiva azione, la salvaguardia degli interessi del nostro paese non è una mancanza di sensibilità verso gli altri, ma un sano ed onorevole principio. È un normale e giusto sentimento, esattamente come quello che ci spinge a proteggere la nostra famiglia, ed il Ticino e la Svizzera sono la mia, sono la nostra famiglia.

Votare NO il 25 novembre significa non aver fiducia nella democrazia e nel popolo svizzero.

Andrea Censi
Consigliere comunale di Lugano per la Lega dei Ticinesi

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