Svizzera, 31 ottobre 2018

Esercito “sotto attacco”

Il “caso Emmen” divide l’opinione pubblica: episodio isolato o degrado strutturale?

Continua a far discutere il presunto episodio di “nonnismo” in una scuola reclute ad Emmen. Da un lato c’è chi generalizza l’accaduto per fare campagna politica contro l’esercito.

Dall’altro, chi ritiene si tratti di casi certamente gravi, ma isolati; nel senso che non sono più frequenti di quelli che si verificano in qualsiasisede scolastica.

Il Mattino della Domenica ha interpellato alcuni interlocutori a cui ha chiesto come valuta i recenti episodi di bullismo e se secondo loro si tratta di episodi isolati o se invece la credibilità dell'esercito sia ormai compromessa. Vi riproponiamo la risposta di alcuni di questi interlocutori qui di seguito:


Norman Gobbi, Direttore Dipartimento delle Istituzioni:

Per prima cosa, va evidenziato come si tratti di situazioni marginali, anche se ovviamente condannabili, e che pertanto è del tutto errato parlare di “problema strutturale” come qualcuno ha lasciato intendere. D’altra parte, questi eventi negativi non devono però essere minimizzati perché ne va della dignità del cittadino soldato e mettono in cattiva luce l’immagine globale dell’Esercito. Questo episodio non ha però - a differenza di quanto sostenuto da taluni un carattere di volontà di denigrare una regione linguistica. Per esperienza diretta e indiretta, posso affermare che le reclute e i militi ticinesi sono nella maggior parte dei casi ben integrati, rispettati e promossi. Come Dipartimento e autorità cantonale vogliamo però garantire alle reclute ticinesi la formazione in madrelingua; per questo abbiamo concentrato gli sforzi di reclutamento su tre settori di riferimento. Cerchiamo di mandare i ragazzi ticinesi nella Difesa con l’artiglieria, nella Sicurezza con la fanteria e nell’Aiuto in caso di catastrofi con il salvataggio. Ripeto che eventi come questo non devono mettere in discussione alcuni punti fermi, ad esempio che ci debba essere un servizio di difesa e l’obbligo di servire, così come del resto votato dal Popolo. Non a caso l’Esercito si sta adoperando proprio per rendere più compatibile il

militare con gli studi e per essere in generale più attrattivo, introducendo interessanti novità al passo con i tempi come l’offerta destinata ai “cybersoldati”. 


Andrea Giudici, deputato PLR in Gran Consiglio:

Questi episodi devono essere repressi in modo esemplare affinché non abbiano a ripetersi. Credo che si tratti di episodi sporadici che non intaccano la credibilità del nostro esercito, il quale gode della fiducia della nostra popolazione. Vi è anche da dire che certa stampa non aspetta altro che avere delle notizie negative per gettare fango e denigrare l’esercito del nostro Paese. Come detto questi episodi, se accertati, vanno sanzionati severamente; ma non possono e non devono mettere in cattiva luce l’esercito svizzero.  


Andrea Sanvido, consigliere comunale Lega a Lugano:

Questi episodi di bullismo e nonnismo non possono e non devono mettere in dubbio la credibilità del nostro esercito. Vi sono dei valori ben definiti e importanti per chi indossa la divisa grigioverde, come il cameratismo e la disciplina. Io ho dei bellissimi ricordi del mio periodo nell’esercito, soprattutto della scuola per sottoufficiali, dove eravamo solamente tre ticinesi in mezzo agli svizzero tedeschi ed ai romandi. Non ho mai assistito a soprusi nei nostri confronti o in quelli di altri camerati. L’impegno, il lavoro ma soprattutto la fatica erano un denominatore comune per tutti noi, e credo che fossero proprio queste componenti ad unirci molto. Il nonnismo e il bullismo sono a mio avviso un problema della nostra società, soprattutto fra i più giovani. I quali, influenzati dall’eccesso di “social”, tendono a compiere gesti gravi che li soddisfino per poterli mostrare (virtualmente) agli altri. E spesso i giovani non parlano nemmeno più tra loro quando sono seduti ad un tavolo. Il nostro esercito potrebbe sicuramente insegnare alle nuove reclute che la convivenza tra un gruppo di persone non si basa su messaggi inviati tramite smartphone, ma su un normale dialogo fatto di parole.


 

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