Svizzera, 29 ottobre 2018

"Contro l'iniziativa disarmista la Svizzera si gioca moltissimo"

Pio Fontana, presidente di Libertà e Valori, lancia l'allarme contro il diktat dell'UE

Il dottor Pio Fontana è il presidente dell’associazione Libertà e Valori Ticino che coordina il lavoro politico di tiratori, cacciatori e membri di milizia per tutelarne i loro interessi e quelli del paese. Questo gremio è sorto nel 2011 per fronteggiare l’iniziativa che voleva disarmare il nostro popolo e in seguito ha continuato ad operare come gruppo di riflessione, coordinamento ed azione politica, soprattutto per successive votazioni riguardanti l’esercito svizzero. Libertà a valori è “portavoce” di chi propugna un esercito di milizia in grado di difendere la nostra nazione da minacce che provengono dall’esterno ma anche dall’interno. Con Pio Fontana abbiamo parlato di un tema particolarmente caldo in questi tempi: il referendum contro il diktat dell’UE che vuole disarmare i cittadini svizzeri… 

Signor Fontana, con il referendum contro il volere dell’ UE di voler disarmare i cittadini svizzeri si ribadisce un concetto fondamentale: è il popolo che decide i suoi destini e non l’Europa. Un refrain in auge un po’ su tutto il Continente. Che ne pensa? 
La caduta del Muro di Berlino, nel 1989, è stata l’inizio di una rivoluzione che, spalmata su più decenni, non ha portato alla generalizzazione della democrazia in Europa, come in tanti avevamo sperato, ma alla sua sostituzione con un nuovo modello di autoritarismo, una sorta di cesarismo finanziario che consiste nel governare i popoli tenendoli in disparte o, addirittura, eliminandoli come entità definite da culture, tradizioni comuni, senso d’appartenenza e confini nazionali. La diffusione della “religione dell’io”, basata sulla promozione del desiderio narcisistico di libertà (soprattutto da doveri e responsabilità) dei singoli, ha portato all’auspicato gravissimo indebolimento della figura del “libero cittadino”, la cui esistenza è possibile solo all’interno del popolo cui appartiene e di cui condivide democraticamente la sovranità ed il destino. La pianificata liquidazione dei valori di riferimento e dei punti fissi ha portato, anche da noi, alla fragilizzazione dell’individuo, rendendolo più solo, condizionabile, vulnerabile ed incapace di agire da vero cittadino, cioè come membro attivo, a livello politico, sociale e militare, della sua comunità. È, l’attuale, una crisi epocale contrassegnata dalla completa emancipazione della finanza di mercato dall’economia reale e dal suo prevalere sulle regole basilari del modello di democrazia occidentale che si oppose con successo al nazismo ed al comunismo. L’Unione Europea di oggi non è altro che uno degli strumenti che sono utilizzati per sottomettere i parlamenti ed i governi nazionali ai rappresentanti di Goldman Sachs e di Lehman Brothers, di cui la nomina di Macron a presidente della Repubblica francese è stato un vero capolavoro. Sono persone a cui, al pari dei nazisti e dei comunisti, le armi nelle mani di quelli che essi considerano solo sudditi danno non poco fastidio. Ecco perché, con il referendum contro l’adozione in Svizzera della legge disarmista decisa a Bruxelles, ci giocheremo immensamente di più del nostro plurisecolare diritto liberale sulle armi.

Si dice che la nostra indipendenza sia a rischio: non è esagerato?
No, la nostra indipendenza sui temi che contano veramente è già oggi quasi nulla: in parte perché sgradita a poteri oggettivamente troppo forti per un paese piccolo come il nostro (si pensi all’abolizione del segreto bancario imposto dagli americani), in parte perché svenduta da una classe politica ignorante e moralmente corrotta, anche quando sarebbe stato possibile preservarla.

Ma in Svizzera i partiti storici sembrano d’accordo con l’UE. Come si spiega? Forse che loro non sono patrioti? 
La maggioranza dei politici che siedono a Berna attualmente considera il termine “ patriota” un insulto da riservare, come quello di “populista” e “sovranista” a coloro che si oppongono al pensiero unico, al politicamente corretto, che osano ancora ricordare (e, magari, vivere) gli antichi valori su cui gli avi costruirono la nostra meravigliosa democrazia: patria, famiglia, libertà. 

Secondo i promotori, non si tratta di addentrarsi in dissertazioni tecniche sul numero di colpi che può contenere un caricatore ma di contrastare chi vuole attentare alla nostra sovranità popolare. 
No, infatti, è questione di sovranità e di democrazia. Il sovrano si è già espresso solo pochi anni fa contro possibili restrizioni delle leggi sulle armi ed il Parlamento ha fatto lo stesso in almeno due occasioni. 

Collezionisti d’armi, cacciatori e tiratori sono in subbuglio. E qualcuno parla di tradimento delle nostre tradizioni e della nostra cultura… 
In effetti, il Consiglio Federale e le Camere Federali hanno tradito. In primis il loro dovere di rispettare il volere del sovrano, poi anche il semplice buon senso.

Ma la direttiva disarmista, dicono a Bruxelles, serve a combattere il terrorismo islamico. Detta così sembrerebbe una buona idea… 
Non uno degli attentati terroristici compiuti in Europa è stato commesso con armi acquisite legalmente ed anche un bambino capirebbe che non è disarmando le persone per bene che le si può mettere al sicuro dai criminali, di tipo religioso e non. Semmai bisognerebbe metterle nella condizione di difendersi meglio, come stanno facendo nella Repubblica Ceca, con apposite leggi che favoriscono il porto e l’utilizzo difensivo delle armi da fuoco da parte dei comuni cittadini. In Svizzera, il porto d’armi è di principio vietato alle persone comuni.

La lotta all’islamismo ha bisogno di ben altre misure. È d’accordo?
Certamente, ma non è l’interesse del potere sovranazionale che, dispensatore di ingegneria sociale e “grande sorvegliante”, si impegna a sopprimere la barriera esistente tra l’ordine e il caos, al fine di trarne vantaggio. Qualcosa di già visto in Italia, Germania e Francia quando, in piena Guerra Fredda, venne applicata la “strategia della tensione” per influenzare le scelte politiche degli elettorati.

La direttiva disarmista ha già ottenuto un effetto contrario: in Svizzera sono in aumento gli iscritti all’associazione di tutela dei possessori di armi Pro Tell… Speriamo che anche coloro che non hanno e non vogliono avere nulla a che fare con le armi da fuoco comprendano che il vero tema in discussione è il nostro modello di democrazia e corrano a firmare il referendum ora ed a votarlo il prossimo maggio!

A.M / MDD

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