Sport, 21 ottobre 2018

Sabbatini: “L’esonero di Abascal? Siamo noi i veri responsabili. Con Celestini avremo una scossa, peccato non esserci col San Gallo”

Il capitano del Lugano è intervenuto in vista del match odierno, raccontando alcuni dettagli dell’allontamento dell’ex allenatore e del fallo di Daprelà su Itten: “Ero a 3 metri, lo hanno dipinto per quello che non è”

LUGANO – Reduce dal KO di Zurigo e da due settimane di pausa, questo pomeriggio il Lugano tornerà in campo ospitando a Cornaredo il San Gallo in un match importante e delicato, anche in ottica classifica, che vedrà anche l’esordio in panchina tra le mura amiche in un match ufficiale di Fabio Celestini. Per l’occasione il mister bianconero dovrà fare a meno di Yao e di capitan Sabbatini che al Letzigrund è incappato nel quarto giallo di stagione: “Sono dispiaciuto di non poter scendere in campo, ma nel mio ruolo può capitare di incappare in una squalifica – ha esordito il capitano luganese – Sarà un match importantissimo, ma in questo momento non dobbiamo guardare la classifica, non soltanto perché gli ultimi due posti sono molto vicini, ma perché il campionato svizzero, fatta eccezione per l’YB, è un campionato molto equilibrato, dove la graduatoria può cambiare da un momento all’altro”.

Resta il fatto che la vittoria vi manca da inizio settembre…
Questo è vero ed è per questo che dobbiamo assolutamente uscire con i 3 punti in tasca, non possiamo accontentarci neanche del pareggio. Solo così potremo finalmente essere totalmente tranquilli, visto che solo i risultati e le vittorie possono scacciare via i problemi e le eventuali paure e insicurezze.

L’ultima volta che avete affrontato il San Gallo, la vostra rimonta è quasi passata in secondo piano, visto il clamore mediatico suscitato dal fallo di Daprelà su Itten…
Partiamo dal presupposto che queste cose non intaccano lo spogliatoio, sono cose di campo. Posso dire con serenità che al momento del fallo mi trovavo a 3 metri da Daprelà e il fallo non mi sembrava così duro. Ovviamente mi dispiace per Itten, le conseguenze di quello scontro sono state tremende e nel contempo mi dispiace anche per Fabio perché è stato attaccato da tutte le parti, è stato dipinto come un giocatore cattivo, abituato a fare certi interventi quando in realtà non è così. Il fallo è stato brutto, duro, la gamba era alta ma posso assicurarvi che non lo ha fatto apposta.

Facciamo un passo indietro. Lo spogliatoio come ha reagito all’esonero di Abascal? Sembravate in ogni caso molto attaccati al vostro ex allenatore…
Eravamo dispiaciuti per lui e per noi stessi perché questa decisione presa dalla società ci ha fatto capire che non stavamo lavorando correttamente, non stavamo dando il 100%, mentre in campo bisogna sempre dare il massimo. Inoltre Abascal era arrivato da pochi mesi qui a Lugano, ha avuto poco tempo per lavorare, per dare la sua impronta alla squadra; sono sempre i risultati a decidere le sorti di un allenatore, ma obiettivamente ha avuto poco tempo per dimostrare il suo valore. Questo cambio però ci deve svegliare, ci deve dare una scossa perché la colpa alla fine è nostra, di noi giocatori perché siamo noi che scendiamo in campo.

Secondo te cosa non ha funzionato in quei mesi di gestione Abascal?
Noi in campo provavamo a fare ciò che ci diceva il mister, non solo perché è giusto che sia così, ma anche perché quando provavamo gli schemi in allenamento vedevamo che davano i loro frutti. Ma poi in campo… non so, forse era una questione mentale, forse perché con un avversario di fronte ci bloccavamo e andavamo in difficoltà, ma resta il fatto che non riuscivamo a rendere per quello che avevamo provato e fatto nei giorni precedenti le partite.

Facevate ciò che il mister vi chiedeva, hai detto. Ma se in campo vi rendevate conto che qualcosa non funzionava, non potevate provare a cambiare qualcosa?
Io di natura sono un giocatore che segue le indicazioni tattiche dell’allenatore, ma sono anche uno che si fa sentire in campo per cercare di ottenere il massimo per la squadra. Quando faccio qualcosa, anche quando la provo in allenamento, devo essere sicuro di essere in grado di poterla fare… se non è così ne parlo col mister per cercare di trovare una soluzione più performante per l’intero gruppo, ed era ciò che facevamo con Abascal. Lui inoltre era bravo a capire il materiale umano a sua disposizione: se vuoi giocare come il Barcellona, ma in mano hai una squadra come l’Uruguay, ad esempio, fatta di garra e corsa, evidentemente devi essere bravo a cambiare la tua idea di gioco. E su questo Guillermo era molto elastico e intelligente.

Ora però in panchina c’è Fabio Celestini. Qual è la sua idea di gioco, dove vedremo dei cambiamenti?
Non c’è molta differenza tra Fabio e Abascal in merito al gioco. Col nuovo allenatore punteremo sui nostri punti di forza soprattutto all’inizio, senza inventare nulla di nuovo, per trovare una base solida di gioco, di risultati e di punti. Tutte cose positive che ci permetteranno così di accrescere la nostra fiducia e di scendere in campo con più serenità.

Martedì, in occasione dell’anniversario dell’esultanza di Tommie Smith di John Carlos, hai postato una foto importante sul tuo profilo Facebook…
Mi sono informato, ho letto, mi sono documentato su quello che è accaduto a Città del Messico nel 1968 e ho deciso di ricordare quell’avvenimento. Forse qualcuno non lo sa, ma in Uruguay gran parte della cittadinanza è di colore, il mio miglior amico è di colore, e mi sento molto vicino a queste tematiche.

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