Sport, 13 settembre 2018

In ritardo all’allenamento: “Sono stato aggredito e rapito”. Ma sette anni dopo…

L’incredibile storia di Somalia, giocatore brasiliano all’epoca del Botafogo, è tornata a far parlare di sé: “Avevo inventato tutto”, ha spiegato il 34enne

RIO DE JANEIRO (Brasile) – Quante volte, anche ai livelli di calcio di regionale, è capitato di arrivare in ritardo ad un allenamento e di inventarsi una scusa, plausibile, per evitare i rimproveri o le multe? Ebbene, qualsiasi scusa voi abbiate mai scelto, non potrà mai competere con quella scelta da Somalia, il cui nome originale è Paulo Rogerio Reis da Silva, che nel 2011 decise di inscenare un rapimento per non incorrere nella sensazione del Botafogo per il ritardo agli allenamenti.

Somalia, infatti, avrebbe perso il 40% del suo stipendio mensile. Evidentemente troppo per l’allora 27enne che dichiarò di essere stato aggredito, rapito e rapinato e per questo impossibilitato ad essere al centro sportivo quel giorno. Ma la sua bugia, poco studiata, venne smascherata dalla polizia che tramite le immagini di videosorveglianza del palazzo del giocatore, scoprì che in realtà Somalia era tornato a casa alle 5 del mattino dopo aver partecipato a una festa e aveva nascosto tutti i preziosi nel garage.

Il club allora glissò sull’accaduto, anche se multò lo stesso il calciatore e mandato in prestito fino alla fine del suo contratto: attualmente, il 34enne è svincolato e a distanza di sette anni ha finalmente ammesso la sua bugia.

Meglio tardi che mai, verrebbe da dire!

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