Mondo, 25 agosto 2018

Sulla Diciotti è ormai crisi tra Unione europea e Italia, "tagliamo i fondi all'UE"

Non accenna a diminuire la tensione tra l'Italia e l'Unione europea sulla questione della Diciotti, la nave della guardia costiera italiana con a bordo 177 migranti, a cui il Ministro dell'Interno Matteo Salvini ha vietato lo sbarco finchè da Bruxelles non saranno arrivate garanzie su una loro suddivisione tra i membri UE. Secondo fonti Ue, infatti, la riunione odierna che era stata convocata oggi per rispondere alle sollecitazioni del governo italiano è finita in un nulla di fatto.


Poche ore prima della riunione l'altro viceministro italiano, Luigi Di Maio, aveva minacciato che senza una soluzione europea sulla questione Diciotti l'Italia avrebbe tagliato i fondi UE. Ma non è servito, visto che di "soluzione europea" all'orizzonte proprio non se ne vede. Anzi, le due parti sembrano allontanarsi con il passare dei giorni. Poco dopo l'annuncio che la riunione a Bruxelles è finita con un nulla di fatto Di Maio è di nuovo tornato alla carica : "Oggi l'Unione Europea ha deciso di voltare le spalle all'Italia ancora una volta. Hanno deciso di fregarsene dei principi di solidarietà e di responsabilità nonostante nell’ultimo consiglio europeo avessero assicurato che chi sbarcava in Italia sbarcava in Europa" per poi esprimere nuovamente la sua volontà di trattenere i contributi italiani all'UE, pari a venti miliardi di euro. Venti miliardi che, dice, utilizzerebbe volentieri per abbassare l’età pensionabile.


Ben prima che finisse la riunione UE erano già arrivate le prime avvisaglie di una giornata che non si sarebbe conclusa con un “volemose bene” (e prendiamo un giovanotto a testa). Il Belgio per primo ha fatto sapere che non accoglierà più “migranti illegali che partono a bordo di barconi dall'Africa” perché "questo non offre nessuna soluzione". Theo Francken è stato chiaro. E senza appelli: quando a giugno accolsero una decina di immigrati sbarcati dalla Lifeline fu “un evento unico”. E non si ripeterà.


Al segretario di Stato del governo belga si è poi unito anche il governo ungherese. Ieri Moavero ha incontrato alla Farnesina il Ministro degli Esteri e del Commercio d'Ungheria, Peter Szijjarto, e gli ha chiesto una mano sul caso Diciotti. La risposta è stata un secco “no”. Sul punto dei ricollocamenti, inutile negarlo, le posizioni tra Orban e Salvini sono contrapposte. In conflitto. L’uno non intende aprire le frontiere e l’altro chiede condivisione del peso delle migrazioni. Solidarietà che né l’Ungheria né il resto dell’Europa sembra voler dimostrare.


Infatti non solo non è stato trovato alcun accordo sulla Diciotti, ma l'UE ha pure rifiutato di sottoscrivere una bozza di dichiarazione che era stata preparata dalla Commissione per una gestione comune degli sbarchi e della ripartizione dei migranti e dare così seguito alle conclusioni del Consiglio europeo di giugno. Una sfida evidente.


Non è un caso infatti se dal governo italiano  trapela irritazione. Il ministero (e il ministro) parla di "ennesima dimostrazione" che "l'Europa non esiste" visto che i "Paesi Ue" non hanno "avanzato alcuna concreta apertura per risolvere il caso della nave Diciotti". Alla faccia dei buoni propositi del Consiglio Ue sulle migrazioni. Poco dopo anche Giuseppe Conte rompe il silenzio e su Facebook lancia una lunga invettiva contro Bruxelles, definendo i partner "ipocriti" e incapaci di "battere un colpo in direzione dei princìpi di solidarietà e di responsabilità". Il premier giura che l'esecutivo "ne trarrà le conseguenze" e dal Viminale dettano la linea: "Visto che l'Italia, negli ultimi anni, ha accolto 700mila cittadini stranieri, dalla Diciotti non sbarca nessuno. Su questo fronte il governo è compatto".


In serata è poi arrivata la prima reazione ufficiale da parte UE sulle minacce italiane , quella del Commisssario per il bilancio Günther Oettinger (già assunto agli onori della cronaca perchè avrebbe espresso l'opinione che i mercati "daranno una lezione agli italiani"), il quale ha affermato su Twitter in un tweet che se l'Italia decidesse di non versare i contributi "ciò risulterebbe in un alto tasso di interesse e eventuali sanzioni pesanti". Frasi non proprie conciliatorie in un contesto già infiammato.


(Foto: italiaoggi.it)

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