Sport, 17 giugno 2018

Tanto cuore, un po’ di fortuna e un Behrami monumentale: ecco come si ferma il Brasile

Analizziamo il pareggio conquistato ieri sera dalla Svizzera

ROSTOV (Russia) – Diciamo la verità, quando a dicembre il sorteggio mondiale ci aveva “regalato” il Brasile come compagna nel girone… in tanti abbiamo tremato. Quando abbiamo scoperto che avremmo esordito proprio contro “quelli lì”, un po’ di paura e tanto pessimismo si è impossessato di noi… Eppure c’è chi ha sempre creduto in questa Nazionale, in questa Svizzera, in questo gruppo: Vladimir Petkovic.

Il ct, anche nelle conferenze stampa che hanno accompagnato il cammino verso il Mondiale, sia durante le amichevoli, sia a Lugano, sia a Rostov, non si è mai nascosto e ha sempre ammesso di volersela giocare a viso aperto col Brasile. Senza barricate, senza pensare solo a difendere, ma anche attaccando, lottando su ogni pallone e, a dimostrazione di tutto questo, ieri ha schierato il suo 11 ideale.

È vero, nel primo tempo abbiamo sofferto tantissimo, abbiamo pagato il divario tecnico con i verdeoro – giudicare Neymar, Coutinho e Marcelo, ad esempio, sarebbe fin troppo facile – e, forse, abbiamo “sofferto” LA partita. In tanti in campo sembravano quasi non essere presenti con la testa e in quel momento, forse, si è deciso l’esito del match: da una parte il Brasile ha giochicchiato, ha cercato di controllare il ritmo, senza davvero provare a chiudere il conto, dall’altra in mezzo al terreno di gioco si è visto un Behrami monumentale.

Il ragazzo di Stabio ha giocato forse la miglior partita con la maglia rossocrociata: fino a quando è rimasto in campo, o quanto meno nel primo tempo, ha reso impossibile la vita a Neymar, anticipandolo sempre, rubandogli un’infinità di palloni, lottando come un forsennato e richiamando a gran voce i suoi compagni di campo. Come farebbe un vero leader, ovvero ciò che davvero è!

Questo pareggio, però, anche se storico e molto gustoso, non deve farci sedere sugli allori. La Nazionale deve risolvere alcuni problemi, alcune mancanze: una risponde, ad esempio, al nome di Shaqiri. L’esterno d’attacco nel secondo tempo ha provato in qualche occasione ad accendere la luce, ma nel primo tempo non solo è stato nullo in fase offensiva, ma anche inconsistente in quella difensiva. Un esempio? Sul gol di Coutinho (bellissimo), il numero 23 era distante quasi 10 metri dal suo uomo, non aiutando assolutamente la sua squadra…

Anche Zuber nella prima frazione di gioco non ha mai inciso, perdendo tantissimi palloni e recuperandone pochi. Poi si è rifatto nella seconda col gol del pareggio. Stesso discorso vale anche per Xhaka che ha effettivamente faticato un po’ su tutto l’arco della partita.

Ora, però, non è tempo di processi. È tempo di lavorare, di preparare la partita contro la Serbia, con nella testa sia le cose positive che quelle negative, per tentare di migliorare sempre più.

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