La Svizzera è sempre stata un Paese aperto. Da generazioni accoglie persone da ogni parte del mondo che vengono qui per lavorare, studiare, investire, creare imprese e costruire un futuro. Molti hanno contribuito, e continuano a contribuire, alla prosperità del nostro Paese. Ed è giusto che continui a essere così.
Ma apertura e accoglienza funzionano quando esiste una base comune: il rispetto delle leggi, delle istituzioni e delle persone. I dati del 2025 sulla criminalità meritano attenzione e devono essere letti senza semplificazioni. Le statistiche non possono diventare un giudizio su un’intera comunità e nessuno può essere valutato sulla base del passaporto. Servono contesto, proporzioni e un’analisi corretta dei fenomeni.
Affrontare un problema non significa accusare qualcuno. Significa avere cura del Paese in cui viviamo.
La Svizzera offre sicurezza, libertà, stabilità, servizi e opportunità. In cambio chiede una cosa semplice: rispettare le sue regole. Un principio che vale per tutti, svizzeri e stranieri.
Chi arriva qui per lavorare onestamente, integrarsi, aprire un’attività, pagare le tasse e contribuire alla società deve sentirsi benvenuto. È anche grazie a queste persone se la Svizzera è diventata ciò che è oggi.
Chi invece viola la legge deve sapere che lo Stato ha il dovere di intervenire, indipendentemente dalla nazionalità, con fermezza e nel rispetto dello Stato di diritto.
Ordine, tranquillità, sicurezza e rispetto reciproco sono beni preziosi. In un mondo che cambia, conservarli è una responsabilità comune.
Essere aperti non significa rinunciare alle proprie regole. Essere accoglienti significa chiedere a tutti lo stesso rispetto. La Svizzera può continuare ad avere le porte aperte al mondo, restando fedele ai principi che l’hanno resa un Paese speciale.
Christian Tresoldi










