Svizzera, 12 giugno 2025

Per salvare l'AVS il Consiglio federale vuole tassare le mance

La ministra degli Affari sociali Elisabeth Baume-Schneider sta cercando di trovare tutti i mezzi possibili per aumentare le entrate destinate a finanziare l'AVS (assicurazione per la vecchiaia) nell'ambito della sua riforma del 2030. Mentre si parla, ad esempio, di aumentare l'IVA, si stanno prendendo in considerazione anche altre fonti di entrate più modeste. Una di queste in particolare sta facendo infuriare il settore della ristorazione: il Consiglio federale sta infatti valutando la possibilità di assoggettare le mance a un contributo dei dipendenti, spiega Blick. Secondo la legge attuale le mance dovrebbero essere tassate solo quando rappresentano una "parte significativa" dello stipendio. Poiché questa nozione è vaga, per il momento le mance sono quindi in parte esentasse.

Tuttavia, poiché le mance vengono sempre più pagate elettronicamente, tenerne traccia sta diventando anche più facile. Nel complesso, il Consiglio federale stima che si tratti di importi compresi tra 600 milioni e un miliardo di franchi all'anno, il che rappresenterebbe per l'AVS un'entrata potenziale compresa tra 20 e 50 milioni di franchi. "Considerati i bassi salari in questi settori, i contributi aggiuntivi consentirebbero di aumentare le pensioni", sostiene Elisabeth Baume-Schneider sul Blick.



La ristoratrice e consigliera degli Stati Esther Friedli (SVP/SG) è fermamente contraria all'idea. "Invece di impegnarsi in una riforma che garantisca l'equità intergenerazionale e assicuri la sostenibilità dell'AVS, il Consiglio federale vuole semplicemente far pagare di più alla popolazione attiva", si lamenta. Critiche arrivano anche dall'associazione mantello della ristorazione GastroSuisse: "Se le mance fossero soggette a contributi, sarebbero soprattutto i dipendenti a soffrirne. I clienti verserebbero meno mance sapendo che questi importi sono tassati".

Infine, il sindacato Unia ritiene che modificare la prassi attuale "comporterebbe costi sproporzionati e, in ultima analisi, penalizzerebbe soprattutto i lavoratori, il cui reddito, già modesto, verrebbe ulteriormente ridotto".

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