Sport, 02 ottobre 2023

“Al campetto di Molino Nuovo sono cresciuti sportivi famosi”

Ivan Parini, ex centravanti di razza, racconta una carriera piena di emozioni

LUGANO - Ivan Parini (classe 1955) è il personaggio dell’odierna puntata de Il villaggio dello sport. Centravanti di razza nato e cresciuto a Lugano, è sposato con Gemma e ha due figli: Andrea e Valentina. Dalla sua, una carriera più che buona in un calcio d’altri tempi, dove la maggioranza dei giocatori si divideva fra la professione e il campo.“Ho studiato per essere radio-tecnico e per diversi anni ho lavorato alla Swisscom. Allora il professionismo non esisteva ancora. Posso comunque dire di essermi divertito e spero, anche, di aver divertito il pubblico. Il calcio di oggi? Non mi esalta ma resto tifoso del FC Lugano, di cui seguo tutte le partite casalinghe, così come quelle dell’HCL”. Nei giorni scorso lo abbiamo sentito. 



Ivan, da dove iniziamo?
Direi dal mio quartiere. Ho infatti cominciato a calciare un pallone al campetto dell’asilo di Molino Nuovo, come tanti altri sportivi poi diventati famosi. Cito Peter Walder, ex portiere bianconero, oppure Fausto Bernardoni, ex attaccante dell’HCL degli anni Settanta ma soprattutto il polivalente Alfio Molina. Ma andavano a divertirci anche all’Oratorio, dove si organizzavano partite e tornei che tenevano vivo l’interesse dei giovani luganesi per questo bellissimo sport.


Poi il FC Lugano.
Esatto, nei boys C. Poi come tanti ragazzi dell’epoca sono passato al Rapid Lugano. Tanta esperienza, tante amicizie. Quindi l’approdo in prima squadra nel campionato di Seconda Divisione. Allenatori Hans Meier e Fredy Thumm. Nel 1974 ho smesso per un anno a causa del militare: arruolato nella protezione area, quattro mesi di scuole recluta a Wangen an der Aare, allora una delle migliori caserme della Confederazione, con tanto di palestra e campo da calcio modernissimi. Per me l’ideale, mi tenevo allenato per il ritorno alla competizione. Unico guaio la distanza: sei ore di treno da Lugano per arrivare in loco. 


Al ritorno una bella sorpresa...
Dopo aver ripreso l’attività agonistica nel Rapid, arrivò un pò inattesa l’offerta del Lucerna, allenato da Otto Luttrop. Sembrava fatta ma all’ultimo momento non se ne fece nulla. E non ricordo il motivo. Ero deluso ma un bel giorno mi chiamò il compianto Giordano Delfini, uomo di calcio e di sport, che mi disse: non preoccuparti, ti porto a Sion! Detto fatto ci presentammo al Tourbillon per trattare… 


Con il presidentissimo del Rapid Renato Fontana. 
Sî, con me e Giordano c’era naturalmente anche Renato Fontana. Un grande personaggio! Ci incontrammo con il suo collega vallesano Filippini e dopo poche ore concludemmo il tutto. Contratto di due anni valido per la prima squadra e la compagine della Lega C, una specie di campionato “riserve”. Avevo 20 anni e per me quella fu certamente una belle esperienza. A Sion, città e ambiente sportivo erano fatti su misura per uno come il sottoscritto. Giocai soprattutto con la seconda squadra e in due anni vincemmo due campionati.


Quindi il trasferimento a Ginevra.
Dopo Sion andai a Ginevra, versante Etoile Carouge. Una stagione in Lega Nazionale A! La squadra romanda era appena stata promossa nella massima lega. Segnai 9 reti ma non bastarono per evitare la per altro pronosticata relegazione fra i cadetti.


Infine il ritorno in Ticino.
Dopo tre anni me ne tornai a casa. Eravamo ormai agli inizi degli Anni Ottanta. In LNA militavano due squadre ticinesi: il Bellinzona, per il quale avevo firmato, e il Chiasso. Nella Capitale si privilegiavano i giocatori ticinesi; nella Città di Confine, dopo gli anni di Altafini, Cucinotta e altri ex grandi della massima serie, si cominciava a puntare su qualche elemento locale, grazie al lavoro di Otto Luttrop. Il Bellinzona era neopromosso e imbattuto ma nelle prime 8 giornate pagò il salto di categoria e racimolò solo un punto.


La squadra “dei maestri”...
La chiamavano così perché in squadra c’erano alcuni docenti di scuola elementare e del ginnasio. Ma soprattutto era un gruppo composto quasi esclusivamente da elementi ticinesi, anzi quasi tutti della regione. Il tecnico era Milovan Beljin, uomo duro ma giusto. Malgrado le sconfitte iniziali, l’ambiente del gruppo era sano e solido e questo ci permise di non perdere mai la bussola. 


Sul finire del 1980 arrivò la sua consacrazione. La partita in fondo della vita per Ivan Parini. 
18 ottobre 1980, al Comunale c’è lo Zurigo, ossia la capolista del torneo (e che avrebbe vinto il campionato a fine stagione). Una squadra molto talentuosa: Zappa, Jerkovic, Elsener, Seiler e Grob. Ma non ci lasciammo intimorire. Grazie alla pioggia battente, che azzerò praticamente le differenze tecniche, affrontammo gli avversari con grande determinazione e dopo un primo tempo a reti inviolate nella ripresa mi scatenai: nel giro di quattro minuti (fra il 50’ e il 54’, ndr) misi a segno una bella doppietta. Zappa ridusse le distanze ma noi non perdemmo mai la concentrazione e nel finale di partita realizzai altri due gol. Questo partita ormai l’ho raccontata mille volte. È un po il mio marchio di fabbrica. Fu un vero e proprio trionfo, che ci permise di puntare dritto verso la salvezza. 


Il finale di carriera “passa” per la sua Lugano. 
Me ne tornai a Lugano convinto di ottenere la promozione. Nella stagione 1983/1984, con Luttrop in panchina, sembrava fatta. A metà girone di ritorno avevamo 9 punti di vantaggio sulla terza classificata (ne salivano due) ma perdemmo 4 partite di fila e alla fine mancammo il nostro obiettivo. L’anno dopo smisi di giocare eapprodai al calcio regionale.


Togliendosi delle belle soddisfazioni.
Nel calcio cosiddetto minore ho vinto qualche trofeo a Lamone, club nel quale ho conquistato da tecnico un paio di campionati, una Coppa Ticino ed una Supercoppa. Ultimi sussurri di una carriera che globalmente è stata positiva. E anche emozionante.

M.A.

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