Sport, 22 giugno 2023

“Una squadra in crescita c’è molto lavoro da fare…”

Pallanuoto: a colloquio con il tecnico dei Lugano Sharks Jonathan Del Galdo

LUGANO - Quando i Lugano Sharks - la società sportiva più vincente di Lugano con i suoi 17 titoli nazionali e le 8 coppe svizzere hanno deciso di cambiare rotta dopo l’era Salvati ed un campionato ricco di amarezze e delusioni sfociato in uno dei peggiori piazzamenti di tutta la storia della squadra (con tanto di polemiche e incomprensioni interne al club) erano in molti a porsi qualche dubbio: per tornare ai fasti di un tempo o per ricominciare un percorso di crescita e maturazione dei giovani ci voleva un tecnico navigato e di prestigio. Detto fatto, i nuovi dirigenti hanno puntato sul coach italiano Jonathan Del Galdo, già allenatore dell’Iren Genova Quinto in Serie A1 ed ex giocatore per anni di squadre di prestigio, fra le quali il Bogliasco e il Como Nuoto. 



Una scelta mirata, che ha messo tutti d’accordo. Del Galdo, che vive a Como (“Faccio il pendolare”, dice ridendo nell’intervista che ci ha rilasciato), ha ottenuto svariati successi, in particolare nel Bogliasco, e poi come vice allenatore della Pro Recco, uno dei club più in voga del campionato della Vicina Repubblica. E proprio nella società di Genova (città nella quale è nato nel 1975) il tecnico degli Sharks ha saputo acquisire un bagaglio d’esperienza fondamentale per la sua carriera affiancando personaggi che hanno scritto la storia della pallanuoto; dei veri e propri miti come Pino Porzio, Ratko Rudic e Igor Milovanovic. Jonathan, ingaggiato dal Lugano per “ripartire”, si è subito messo in sintonia con la filosofia societaria, trasmettendo passione, competenze e conoscenze. Per lui inizialmente non è stato facile passare da un campionato come quello italiano, uno dei più importanti in Europa, a quello elvetico. Ma ciò non gli ha affatto creato problemi. Anzi: con grande professionalità e carattere si è messo al lavoro come supervisore del settore giovanile e coach, appunto, della prima squadra.


Del Galdo: può tracciare un primo bilancio della sua esperienza luganese?
Innanzitutto vorrei ringraziare coloro che mi hanno offerto la possibilità di allenare in un contesto nuovo come quello svizzero. Mi sono subito trovato bene e in sintonia con il club e tutto l’ambiente. Mi è stato detto di far crescere i nostri giovani e il lavoro non manca ma è molto stimolante. Non era affatto scontato, anche se ho trovato una buona base. 


Un Lugano giovane e quindi facilmente esposto agli errori e alle giornate storte. 
Quando si disputa un campionato con una squadra composta anche da ragazzi di 17 anni, è ovvio che si possa sbagliare. Ma in questo momento siamo focalizzati sulla crescita e l’apprendimento dei fondamentali. Dico che abbiamo una squadra potenzialmente in grado, in futuro, di tornare ad essere protagonista.


È difficile allenare una squadra formata quasi esclusivamente da dilettanti? 
Non è certo il massimo: ma non mi lamento. Malgrado questo handicap, che per altro è comune alle squadre del massimo campionato svizzero, la nostra formazione sta crescendo e il gruppo è unito. Ci si allena tutti i giorni alla sera e tutti danno sempre il massimo.


Come giudica il livello del nostro campionato?
Direi che è abbastanza buono. Lontano per qualità, ovvio, dai grandi tornei europei, ma la base è buona. In questo momento la miglior squadra elvetica vale una squadra del campionato di Serie A italiana che lotta per la salvezza. Non male, insomma.


La stagione è entrata nel vivo.
E noi ci siamo già qualificati per i playoff. Ora disputeremo il primo turno e se faremo bene accederemo alle semifinali. Siamo comunque già contenti di essere a questo stadio della competizione. Le favorite al titolo? Direi Horgen e Kreuzlingen. I Lugano Sharks? Non è nei nostri piani la conquista dello scudetto. Questo sarà un obiettivo per il futuro. Come ho detto prima, stiamo costruendo.


A livello giovanile come va?
Crescita costante, le nostre squadre si battono bene. Siamo in finale con le Under 17, le Under 15 e le Under 13. Sarebbe bellissimo portare a casa almeno un titolo.

A.M.

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