Sport, 04 aprile 2023

Walker Jr. portiere per caso: per una notte eroe acclamato

Domani si gioca la semifinale di Coppa Servette-Lugano: accadde già nel 1992

GINEVRA - Marco Walker ha 52 anni. Da qualche tempo è uscito dal calcio che conta per allenare una squadra di Seconda regionale vallesana, il Briga. Dopo tanti anni vissuti in panchina quale vice-allenatore del Basilea (13 stagioni) ed una esperienza piuttosto turbolenta da head coach a Sion, ha deciso che era ora di ritirarsi in santa pace. Meglio se in periferia. “In Vallese sto benone, sembra di essere in un altro mondo. Tutto è pace e tranquillità. Di meglio non potevo chiedere” ci dice al telefono l’ex giocatore del Lugano (un campionato), Basilea, Monaco 1860, San Gallo e Aarau, il cui nome proprio in questi giorni torna comunque alla ribalta: sì, perché mercoledi prossimo a Ginevra si gioca la semifinale di Coppa Svizzera Servette-Lugano.


“Mi chiamano sempre quando si affrontano queste due squadre o quando il Lugano è protagonista del trofeo. Del resto, nel 1992 la combinai grossa”. Come non ricordare – e qui entriamo in argomento – il difensore Marco Walker, appena ventiduenne, che chiede al tecnico Karl Engel di sostituire il più famoso fratello Philipp a difesa della porta bianconera? Walker senior si era infortunato al ginocchio e la squadra ticinese non aveva più cambi. La semifinale era entrata nella fase decisiva: al 105esimo minuto il risultato era ancora in perfetta parità. In palio la finalissima del Wankdorf. Marco si fece coraggio e si infilò i guantoni. Toccava a lui difendere la porta bianconera! Andò benissimo e gli ospiti si qualificarono per la finale. 24 anni dopo il trionfo del Lugano di Otto Luttrop.


Marco: semifinale di Coppa, Servette- Lugano, vittoria bianconera, lei grande protagonista a sorpresa. 31 anni fa.
Come no. Una bella storia da raccontare! Si giocava nel vetusto ma caldissimo stadio delle Charmilles. Diecimila spettatori urlanti. Mio fratello si era fatto male durante il primo tempo supplementare . Game over. Purtroppo avevamo finiti i cambi e il nostro allenatore Karl Engel ci chiese se qualcuno di noi fosse disposto a sostituire il portiere titolare. Senza pensarci un attimo alzai la mano: ci sono, dissi! Ero sicuro di quello che stavo facendo. Un azzardo? Chissà… 



Malgrado il prodigarsi del massaggiatore Barbierato suo fratello fu costretto a dare forfait. Minuto 105.
Philipp si era procurato una rottura dei crociati del ginocchio e non era più in grado di giocare. Fu un infortunio fatale, che poi lo costringerà a saltare la finale. Si rifarà nel 1993 vincendo la Coppa contro il Grasshopper.


Si disse, allora, che lei avesse già giocato in porta.
Nemmeno un minuto, nemmeno nel settore giovanile. Solo in allenamento, ma per scherzo. No, mi misi a disposizione perché dentro di me qualcosa mi diceva che era giusto fare così. Ma non aveva certezza di nulla, sapevo che sarebbe stata durissima.


Invece andò bene.
A volte gli azzardi sono vincenti. Ma debbo ringraziare mio fratello Philipp che, contro il regolamento, si mise dietro la porta e mi spiegò tutto: come piazzare la barriera, come uscire sui cross e i sui corner e come chiamare i compagni. Poi qualcuno si accorse della sua presenza e il direttore di gioco gli pregò di andarsene. Se non sbaglio fu Engel a portarlo via.


A proposito di barriera.
Il Servette aveva a disposizione un calcio di punizione appena fuori dalla nostra area. E poco prima del tiro mio fratello, appunto posizionato dietro la porta, mi disse che mi ero piazzato proprio dietro la barriera. Non era certo una buona idea. E così cambiai.


Il Servette, naturalmente, ci provò.
In realtà non mi sollecitò più di tanto. Tiri veri e proprio ne ricordo solo uno. In un paio di occasioni dovetti lasciare la mia area per allontanare il pallone. Ma non fu così difficile. I ginevrini erano stanchi e noi ci difendemmo con ordine.


Che tempi quelli.
Fu una delle più belle soddisfazioni da calciatore, anche se poi perdemmo la finalissima contro il Lucerna. Ancora oggi, quando ho l'occasione di incontrare qualche ex compagno o qualche tifoso bianconero, prima o poi tirano fuori la serata delle Charmilles. Per me fu memorabile. Un calcio diverso, certo, che ricordo con affetto e nostalgia, perché più vero e talentuoso.


Servette-Lugano fu deciso anche dall’attaccante argentino Graciani, purtroppo scomparso due anni fa.
Non lo sapevo...( Marco ha un attimo di smarrimento al telefono, ndr). Mi spiace tantissimo. Lo ricordo come un bravo giocatore ed una persona timida e riservata. Alle Charmilles segnò una doppietta, in particolare fu determinante per il gol del 4-2 che chiuse la partita.


A fine gara lei ricevette i complimenti del presidente Manzoni.
Tutti vennero a dirmi che ero stato bravo. Qualcuno mi prese anche in giro, dicendomi che avevo scoperto finalmente il ruolo giusto (ride, ndr). Comunque fu una festa. Peccato, appunto, che il mese seguente perdemmo la finale contro il Lucerna.


E veniamo ai giorni nostri. Mercoledì si gioca la semifinale fra i granata di Geiger e i bianconeri di Croci Torti. Che idea si è fatto?
Seguo il calcio alla televisione e non conosco bene le dinamiche delle due squadre, anche se mi pare che in campionato abbiano un rendimento continuo e regolare. Non a caso in classifica sono stabilmente nelle prime cinque posizioni. La Coppa è una altra cosa: possono succedere degli imprevisti, non si sa mai. Dunque dico che sarà una partita equilibrata, anche se spero che alla fine vinca il Lugano.


Ma alla Praille non ci sarà l'ambiente delle Charmilles.
L’attuale stadio dei ginevrini non permette di creare lo stesso ambiente del suo...predecessore. Al vecchio campo si giocava con il pubblico a due metri. Altro clima, altre emozioni. Nel 1992 noi ci esaltammo. Malgrado fossimo gli sgraditi ospiti.

MAURO ANTONINI

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