Sport, 04 luglio 2022

Carlo Ortelli (FCL), il Mauro Tassotti del nostro calcio

LUGANO - Carlo Ortelli, detto Cao, è una persona perbene, aliena ad ogni tipo di faziosità, aperto al dialogo e convinto assertore del bel calcio. Modesto ma deciso nell’affrontare la sua professione di assistente-allenatore, ha la fama di attento e appassionato formatore di calciatori. Stimato da tutti, Carlo si è conquistato l’affetto e il rispetto con un lavoro serio, approfondito, rubando qua e la il mestiere: a Roberto Morinini, per esempio, o ancora a Enzo Trossero, Karl Engel e Giuliano Sonzogni (“ Ma anche a Croci Torti” afferma).


Oggi è una sorta di Mauro Tassotti del calcio di casa nostra, una persona ed un tecnico di cui ci si può fidare ciecamente. A proposito, una certa volta l’indimenticato Morinini disse di lui: “Con Carlo si va sul sicuro. È leale e molto preparato”. Di tutto ciò è convinto anche Mattia Croci Torti, il tecnico del Lugano, che non ha mai nascosto ammirazione per il suo collaboratore, che oggi ci racconta alcuni aspetti della sua lunga carriera. Dal 1979, anno del suo debutto da giocatore in maglia bianconera, ad oggi.


MAESTRO: “ Ho insegnato una vita, 36 anni se non sbaglio. Inizialmente il calcio non offriva le garanzie odierne e quindi era quasi una scelta obbligata quella di insegnare e giocare a calcio al tempo stesso. Capitava così di accettare la proposta di una società perché ti offriva una soluzione professionale. Capitò a me, a Lamone prima e a Gentilino poi. Detto per inciso, a quei tempi soluzioni del genere erano come oro colato”.


LEZIONE: “ Per insegnare nella scuola o nel calcio ci vogliono passione e dedizione. Alla fine l’obiettivo è uguale per entrambi i mestieri: far crescere una persona nel rispetto delle regole e della vita. Dire che è una missione non è affatto fuori luogo”.


SAN GALLO: “Il mio esordio avvenne nel campionato di Lega Nazionale A. Stagione 79/80. Un campionato disastroso per quel Lugano, che finì nel torneo cadetto (vincendo una sola partita). Debuttai contro il San Gallo e a gettarmi nella mischia fu il tecnico italiano Carlo Masiero. Me la cavai abbastanza bene, anche se ero sbalordito: quel giorno al vecchio Espenmoos c’erano oltre diecimila spettatori urlanti”. 



BRUNO CONTI: “Amichevole contro il Genoa, in panchina siede Oscar Massei. Di solito giocavo da centrocampista. Anzi: per tutta la mia vita ho giocato in quel ruolo. Quel giorno però il Mister argentino mi schiera terzino di fascia con il compito di arginare un certo Bruno Conti, che la Roma aveva prestato al Grifone. Fu un massacro. Non vidi mai la palla e Conti mi fece prendere una solenne ubriacatura calcistica. Anni dopo mi consolai vedendo che l’azzurro aveva fatto la stessa cosa con Briegel nella finale dei Mondiali di Spagna”.


ROBERTO GATTI: “Ho esordito in panchina subito dopo il licenziamento di Sonzogni, del quale ero il vice. Il presidente Jermini mi affiancò Roberto Gatti. Per sei partite guidammo la squadra, reduce da un tourbillon di risultati negativi, poi arrivò Roberto Morinini. Quella con Gatti fu comunque una bellissima esperienza. I momenti di difficoltà ti aiutano a crescere. Ecco: quello fu il mio esordio da head coach”.


MORININI: “Con Roberto Morinini lavorai per tre anni di fila. Non si finiva mai di imparare. Fu un periodo straordinario: un secondo e un terzo posto in campionato e la partecipazione ai preliminari di Champions League in Ucraina, a Donetsk. Creammo un gruppo incredibile, un gruppo di amici. Razzetti, Rossi, Gimenez, Rota, Rothenbühler e altri. Tutti per uno, uno per tutti”.


I RITIRI: “Nei giorni scorsi siamo stati in ritiro in Trentino. Davvero fantastico. È proprio lontano da casa, in un albergo e sui campi di allenamento, che si crea e si cementa lo spirito di gruppo. Oggi come ai tempi di Morinini, quando si andava a Follonica. Professionalità, serietà e cura dei rapporti umani”.


BERNA: “La vittoria in Coppa Svizzera è ancora nei nostri cuori e nei nostri occhi. È il migliore e il più bel risultato della mia carriera calcistica. Anche a livello umano mi ha dato tantissimo. A Berna ha trionfato un grande gruppo. Il top”.


IL FUTURO: “La finalissima contro il San Gallo ci ha regalato tanta gioia e tante emozioni. Ma ora dobbiamo guardare al futuro, alla prossima stagione. Ci sono tanti appuntamenti importanti: campionato, Coppa, Conference League. Sedersi sugli allori può essere pericoloso”.


STRATOSFERICO: “Non so se sono il Mauro Tassotti del calcio ticinese. Vorrei essere come lui, il milanista è a livelli stratosferici. Io sono Cao Ortelli, uno che crede nei valori dello sport e della vita e cerca di metterli in pratica e se possibile di trasmetterli anche ai giocatori”.


ASSISTENTE: “ Il ruolo del vice oggi è diventato molto importante nel contesto di una squadra. Anche perché sono più di uno. Nel Lugano si lavora in perfetta simbiosi, con Croci Torti ci si intende subito”.


MOTIVAZIONI: “Il gruppo bianconero è motivato. In Trentino ho visto giocatori concentratissimi e già focalizzati sul campionato. Nuovi e vecchi. A metà luglio, quando comincerà la Super League, vogliamo essere pronti”.

M.A.

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