Sport, 15 aprile 2022

Storia di Carlos Monzon pugile e uomo brutale

Grande campione sul ring, uccise la sua compagna in un eccesso di rabbia

Come quasi tutte le storie dei grandi pugili del passato, quella di Carlos Monzon è una storia di miseria, abbandono e arretratezza culturale. Nasce a San Javier, nella provincia argentina di Santa Fé nel 1942, proprio negli anni in cui si affermano le idee e le ambizioni di un militare, Juan Domingo Peron, ispiratore e propugnatore di un movimento politico che sarà conosciuto come peronismo, una sorta di terza via fra il capitalismo e il socialismo. La famiglia di Monzon rappresenta proprio quello strato di popolazione che soffre la fame e al quale il nuovo caudillo promette una vita migliore.


Sesto dei 12 figli che Amalia Ledesma mette al mondo, Carlos a soli sei anni si sposta a Santa Fé con la famiglia e durante il periglioso viaggio si ammala di tifo. Il dottore che lo visita gli dà pochi mesi di vita. In realtà, e a dispetto della malattia, Monzon svilupperà un fisico che con il tempo diventerà possente. Il futuro campione del mondo dimostra subito di voler sfondare nella vita, ma a modo suo: niente scuola, ci mancherebbe, il suo obiettivo è quello di guadagnare. Per questo si adatta a fare il lustra scarpe o il cameriere. Ruba, pure, e la polizia lo arresta più volte, per la disperazione dei suoi parenti. Poi diventa il bullo di un malfamato e povero quartiere di Santa Fé, sin quando a 19 anni incontra colui che ne farà un grande campione del pugilato: Amilcare Brusa. I due costituiranno un formidabile sodalizio.


Nei dilettanti Monzon schiaccia letteralmente i suoi rivali, poi nel 1963, finalmente, diventa professionista nella squadra di Tito Lectoure, direttore del Luna Park di Buenos Aires. La sua prima borsa è di 300 franchi svizzeri. Si capisce subito che ha una esplosività ed un pugno letali: Carlos combatte i primi 79 incontri in Sudamerica; quasi tutti in Argentina. Malgrado qualche sconfitta dolorosa (in un paio di circostanzefinisce al tappeto), diventa campione argentino e poi sudamericano dei pesi medi. A livello mondiale ha incontrato solo due veri pugili: Bennie Briscoe e Tom Bethea. A livello personale non se la passa troppo bene: i soldi, il successo ed un carattere violento gli procurano un sacco di problemi. Ma non solo: nel 1973, suo fratello Zacarias viene ucciso in una rissa. Un brutto colpo per lui. Ma Monzon non si arrende mai. 



Con le donne poi, non se la cava affatto male, anche se ha un brutto vizio: le picchia, e con una certa frequenza. Si sposa dapprima con Beatriz Garcia, dalla quale ha tre figli, poi si unisce all’attriceSusan Gimenez, definita la Brigitte Bardot delSudamerica, e infine un altro figlio gli arriva da Alicia Muniz, una fotomodella uruguaiana. Il 1978 si rivela fatale per il pugile: mentre si trova con Alicia nella villa di Mar del Plata, ha con lei un alterco violento. Dapprima la picchia, poi tenta di strangolarla e infine la getta dal terrazzo ancora agonizzante. Carlos verrà poi arrestato ma negherà di aver ucciso volontariamento la fotomodella. Disse di essere in preda agli effetti della cocaina. Viene condannato a 11 anni, ma dopo 7 anni di buona condotta esce in libertà vigilata. Ha ancora tanti amici disposti ad aiutarlo anche se lui sembra aver perso lo smalto di un tempo.


I bei ricordi delle grandi vittorie su Nino Benvenuti non bastano a ridargli la serenità. Gli eccessi lo hanno ormai condannato. Lui che un giorno disse “Da questo ring scenderò o vincitore o morto” riferendosi alla prima sfida contro il campione italiano, é ormai la brutta copia del pugile ammirato negli anni precedenti. Nel 1995 morirà in un incidente d’auto. La città di Santa Fé gli ha dedicato un monumento. Gli argentini più in là con gli anni lo ricordano sempre con grande affetto.


JACK PRAN

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