Sport, 07 aprile 2022

“Lugano è come Napoli: tanta passione e umanità”

Pallanuoto: Carmine Argentiero, nuovo tecnico degli Sharqs, si racconta

LUGANO - Terminata la lunga e gloriosa esperienza di Gianfranco Salvati, ad assumere il comando dei Lugano Sharqs è arrivato Carmine Argentiero, un altro napoletano verace abituato al lavoro duro, specialmente con i giovani. Ragazzi che lui stesso – con pazienza ed unitamente ai suoi colleghi – sta forgiando per assicurare un solido futuro al Lugano.


Diciamo pure che Carmine è l’erede naturale di Salvati, essendo stato anche per sei anni il suo principale assistente. Lo abbiamo incontrato alla piscina del Lido intento come sempre a far consumare… chilometri in acqua ai suoi pupilli. Li segue scrupolosamente, non perde nemmeno un attimo o un dettaglio sulla loro nuotata prima di passare alla fase del gioco. Tutte giovani promesse“che sono la base per poter formare l’ossatura della nuova squadra. Un lavoro meticoloso, che necessita di tempo prima che possa dare dare i suoi frutti. Il loro entusiasmo tuttavia mi carica moltissimo e che mi riempie di gioia”, dice il Mister della pallanuoto ceresiana.


Carmine Argentiero è uno che la sua carriera se l’è costruita con tanti sacrifici: ha compiuto le prime bracciate con il Posillipo e con questo club si è illustrato per le sue qualità come giocatore nei vari campionati (affrontando come avversario anche Salvati!). Ma anche in Sicilia, altra regione dove il calore sportivo resta sempre in prima linea, ha lasciato il segno. A Lugano non ci è arrivato per caso.


La conoscenza con Salvati è stata in un certo senso determinante.
Infatti, otto anni fa mi ha contattato chiedendomi se volevo venire a Lugano per qualche mese per provare nella vostra realtà pallanotistica. Ho subito risposto affermativamente, non era una chiamata qualsiasi bensì quella di un amico, che e conoscevo bene. Dovevano essere due-tre mesi ed invece mi trovo ancora qui a lavorare e addirittura, quest’anno, a guidare la prima squadra.


Certo è che vivere la pallanuoto in Italia è totalmente differente rispetto alla Svizzera. Carmine era abituato a “costruire” giocatori di ben altro livello. Adeguarsi non è stato facile.
Certo, le differenze sono notevoli, ma qui entra in gioco anche l’aspetto umano ed io i ragazzi li ho sempre trattati come se fossero in un certo senso dei figli. Quando un tecnico è veramente appassionato del proprio sport certe barriere deve saperle superare senza problemi. Con il passare degli anni ho capito come andavano elaborate certe dinamiche e da lì ho iniziato a porre le basi dei miei progetti.


Seguire Argentiero in allenamento è davvero spettacolare. Stare al fianco di Salvati è stato molto istruttivo.
Inutile nasconderlo, Gianfranco è stato il mio punto di riferimento, del resto il suo modo di lavorare ha portato gli Sharqs a vincere numerosissimi trofei tra scudetti e coppe nazionali.


Diciamo pure che è stato il suo mentore.
Assolutamente sì, tra noi c’è sempre stato un eccellente feeling e questo ci ha permesso di prendere delle decisioni molto importanti durante la preparazione.


Se l’aspettava di diventare l’allenatore in capo dei Lugano Sharqs?
Quando la dirigenza mi ha comunicato la notizia ho provato un grandissimo piacere, anche se mi è dispiaciuto che Salvati non abbia potuto più allenare. Sono felice di lavorare con il Lugano.


La bacheca del club è piena zeppa di trofei, in sostanza lei ha assunto il comando di un team che deve tenere alto il nome della città che rappresenta, cosa non facile, tanto più che ha iniziato la nuova stagione con la prima squadra in gran parte rivoluzionata. Non sente il peso della responsabilità?
No, perché sono troppo concentrato sul mio lavoro. Ho fissato degli obiettivi e voglio raggiungerli. Sono determinatissimo. Di strada ne abbiamo tanta da fare e non bisogna distrarsi un attimo.


Il fatto di avere a disposizione parecchi ragazzi che lei stesso ha guidato nelle giovanili del club,
dovrebbe aiutarla.
Penso proprio di sì. Conoscendo le loro qualità ed i loro limiti, posso programmare un lavoro abbastanza mirato. Il compito non è facile perché ora gli allenamenti per loro sono di un livello superiore e non è facile adattarsi al meglio nella nuova realtà della massima serie. La volontà dei giovani comunque è comunque contagiante. Abbiamo tracciato la strada, ora dobbiamo continuare su questo passo. Non ci sono obiettivi e nemmeno ul club mi sta mettendo pressione per puntare a tutti i costi su determinati obiettivi. Facciamo un passo alla volta, poi vedremo.


Lasciare Napoli ed approdare a Lugano è stato un salto mica da ridere.
Due città completamente differenti, non si può nemmeno fare dei paragoni, tanto sono diverse. C’è però una cosa che accomuna le due città ed è il lato umano della gente. Il mio ambientamento sulle rive del Ceresio è stato davvero significativo e questo mi ha permesso di entrare nella mentalità delle persone. Da otto anni mi trovo qui e sono sempre più felice di fare questa esperienza, a prescindere se sarò o meno l’allenatore anche per i prossimi anni.


Dal tono della sua risposta ci sembra di capire che lei un giorno potrebbe andarsene da Lugano.
Non credo proprio. Sono semplicemente una persona molto realista, che cerca sempre di guardare avanti ma senza fare voli pindarici. Io a Lugano e nel Lugano mi trovo a meraviglia, è una grande famiglia, che ha grandi tradizioni e che vuole continuare a confermare il suo grande progetto di valorizzazione del proprio vivaio.


La Svizzera non è come l’Italia a livello di passione pallanuotistica, ma le infrastrutture non mancano.
Anni fa Campagna, coach della nazionale azzurra, si è complimentato per l’impianto del Lido… Senza queste strutture sarebbe difficile andare avanti, Lugano come città si è impegnata dandoci a disposizione una struttura adeguata e tecnicamente all’altezza della della situazione. In Italia non tutti possono disporre di piscine del genere. Ciò che dovrà cambiare è una migliore programmazione da parte di tuttue le società per far sì che la pallanuoto elvetica possa spiccare il volo.


Carmine Argentiero ci saluta facendoci una promessa….
Il Lugano, come detto, ha tanto da lavorare ma ha tanto entusiasmo da vendere, i ragazzi hanno voglia di sfondare e questo mi rende fiducioso. Scenderemo in acqua sempre per onorare il club che rappresentiamo, come sempre abbiamo saputo fare sia nel vivaio che con la prima squadra. Vogliamo disputare un campionato dignitoso, se poi arriveranno anche i risultati, allora saremo doppiamente felici. Spero che la gente capisca la bontà del nostro progetto e che ci possa seguire con passione. Abbiamo bisogno dei nostri tifosi, non siamo certo l’hockey o il calcio, ma possiamo sempre contare su un buon nucleo di fans. Speriamo di diventare nuovamente uno dei fiori all’occhiello di una città che in passato ha avuto proprio nella pallanuoto Lugano una società capace di rappresentarla al meglio.

GIANNI MARCHETTI

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