Svizzera, 27 marzo 2022

15 anni di carcere e espulsione per aver ucciso e smembrato la sua coinquilina

Il tribunale distrettuale di Kreuzlingen (TG) ha condanna una cittadina ucraina di 55 anni per l'omicidio della sua inquilina 62enne nell'ottobre 2020. Una volta scontata la pena detentiva, sarà espulsa dal territorio svizzero per 15 anni. Il procuratore aveva chiesto una condanna a 18 anni di prigione per omicidio volontario e violazione della pace dei morti e un'espulsione di 15 anni.

La vittima era scomparsa da ottobre del 2020. I suoi resti sono stati scoperti all'inizio di dicembre in una foresta vicino a Egnach da un escursionista. Secondo il "Blick", solo la testa è stata trovata: "C'era solo il cranio e i capelli, niente carne", ha detto l'escursionista al giornale. La polizia ha rapidamente confermato la teoria dell'omicidio. 

Poco dopo, una donna di 54 anni è stata arrestata a seguito di una perquisizione della casa della vittima. Il 29 ottobre, la donna aveva fatto l'autostop tra Scherzingen e Bottighofen. La polizia cantonale aveva allora lanciato un appello ai testimoni per trovare l'uomo che l'aveva accompagnata.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna allora 54enne avrebbe sparato diversi colpi di pistola contro la sua vittima, una 62enne a cui era affittata parte della casa. La proprietaria l'avrebbe uccisa, e in seguito smembrata, a causa di affitti arretrati. 


"Abbiamo dovuto giudicare un caso spettacolare", ha detto il giudice nel giustificare la sentenza. Anche se l'imputata ha ammesso i fatti, ha invocato la legittima difesa. I suoi avvocati ne avevano anche chiesto l'assoluzione, ma senza successo. La donna è stata riconosciuta colpevole nonostante le difficoltà, da parte degli inquirenti, di ricostruire quanto successo.

"Probabilmente non sapremo mai esattamente cosa è successo in quella lavanderia in quel momento", ha riconosciuto il giudice. Dopo aver analizzato i fatti e effettuato una ricostruzione, la corte è comunque giunta alla conclusione che non si è trattato di legittima difesa: i colpi sono stati effettivamente sparati mentre la vittima era a terra.

Bisogna anche notare che la Corte distrettuale non ha ritenuto il reato di violazione della pace dei morti nella sua sentenza. Vista la situazione, ha ritenuto che quindici anni di reclusione fossero una pena adeguata ai fatti.

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