Sport, 24 febbraio 2022

"Il derby dei playoff di B è una grande occasione”

Unihockey: a colloquio con Christoph Marchetti, tecnico delle Eagles Sementina

SEMENTINA - Una grande occasione: per avere maggiore visibilità, per creare nuovi interessi e allargare la cerchia di praticanti. Il derby dei playoff di LNB fra Ticino e Regazzi Verbano è tutto questo, oltre naturalmente al risultato finale della serie, che permetterà poi alla vincente di provare la scalata alla massima serie. L’unihockey, l’avrete capito, cerca più spazio nel variegato mondo dello sport cantonale, nel quale hockey su ghiaccio e calcio hanno una tale predominanza che agli altri non restano che le briciole. Soprattutto a livello mediatico. La speranza è che il quarto di finale nostrano possa far conoscere ulteriormente questa disciplina, come ci ricorda Christoph Marchetti (nella foto), allenatore della squadra femminile degli Eagles di Sementina. Il tecnico, chiamato da alcuni amici Klasen per la sua somiglianza con l’ex fromboliere dell’HC Lugano, lavora come assistente sanitario in una struttura del Bellinzonese e si dedica anima e corpo alla sua squadra. “Cerchiamo di costruire un gruppo autentico, che si basa sull’amicizia, e sulla solidarietà. Elementi dai quali non si può prescindere” ci ha detto nei giorni scorsi.



Christoph: partiamo da lontano, dalla comparsa di questo sport in Ticino. 
È arrivato nel nostro cantone sul finire degli Anni Ottanta ma il vero boom è scoppiato il decennio seguente, tra il 1992 e 1999, periodo in cui sono nate diverse società sparse in tutto il territorio ticinese; in quegli anni erano circa una trentina e in prevalenza si giocava su campo piccolo, visto la mancanza di strutture adeguate (per il campo grande (40M) ci vuole una palestra tripla, mentre per il campo piccolo (20M) una palestra singola). A proposito: faccio notare che attualmente la Svizzera è ancora l’unico paese dove viene praticato l’unihockey su campo piccolo (3vs3) mentre nel resto del mondo il floorball (come viene chiamato l’unihockey) si gioca su campo grande (5vs5). Tornando però alla domanda: con il tempo le società in Ticino si sono ridotte (ora sono 15), anche se le basi sono rimaste forti: ci sono 4 club che contano più di 100 membri, tra cui il nostro, gli Eagles Sementina, che ne annovera 142, fra le quali le ragazze del team Ladies da me diretto.


Nel nostro Cantone l’unihockey è ancora uno sport per uomini? 
Il movimento maschile la fa da padrone, mentre quello femminile ha perso colpi. Purtroppo tre anni fa tutto è naufragato, probabilmente per mancanza di fondi. Il movimento uomini ticinese è attivo in tutte le categorie competitive svizzere, mentre nel settore femminile ci sono solo due società su campo piccolo (Eagles Sementina e Massagno) e due che giocano su campo grande (Concordia Giubiasco e Lugano). Ora è giunto il momento di cambiare marcia: speriamo che nelle stagioni a venire il numero delle praticanti possa aumentare. Questa disciplina si addice anche alle ragazze. 


Perchè fate fatica a reclutarle, allora?
Probabilmente per le difficoltà che incontrano nella gestione del tempo personale (famiglia, studi , lavoro). Quando lo sport è volontariato, poi, è veramente difficilie stimolare le persone. Anche se l’unihockey non ha contatti fisici come il disco su ghiaccio e di conseguenza dovrebbe perciò stimolare eventuali praticanti del gentil sesso. Aggiungo poi che questo sport non ha molta visibilità. La federazione cerca di introdurlo nelle scuole. Ma non è facile. 


In campo maschile, per altro, le cose vanno a gonfie vele. 
Attualmente ci sono due società faro in Lega Nazionale B, il Ticino Unihockey, con il quale collaboriamo per il settore giovanile ed il Verbano. Le due squadre sono attualmente impegnate nei quarti di finale dei playoff di promozione. Loro fungono da locomotiva del nostro movimento e ci auguriamo che presto possano stare nella élite nazionale. In generale, comunque, in Ticino si percepisce un grande impegno da parte di tutte le società e non dobbiamo dimenticare che è frutto unicamente del volontariato. L’unihockey è per altro una realtà: soltanto 20 anni fa quando se ne parlava, le persone ti guardavano in modo strano. Ora le cose sono cambiate. Vorrei infine ricordare che nel nosrto cantone in tutti questi 30 anni di attività si sono formati tanti talenti. Purtroppo però la concorrenza con la Svizzera Interna ci ha sfavoriti, visto che il nostro bacino d’utenza è quello che è.


Parliamo della squadra da lei allenata, le Ladies Sementina. 
È stata creata un anno e mezzo fa da alcune ragazze provenienti dal Massagno e alle quali si sono aggiunte amiche e conoscenti.Formare il gruppo non è stato difficile. La prima stagione purtroppo si è conclusa solamente dopo due giornate a causa del coronavirus ma eravamo nel gruppo delle migliori… Nel nuovo torneo occupiamo il secondo posto a tre punti dalla vetta e siamo state le uniche che per il momento a sconfiggere la capolista Ruswil. 


Che dire delle ragazze…
Che sono molto fiero di ognuna di loro, fanno parte di un gruppo fantastico: si aiutano e si supportano a vicenda. In squadra ho la fortuna di avere due ex giocatrici di Lega Nazionale A (Eva e Valeria) che con la loro esperienza ci permettono di far crescere le altre, con preziosi consigli tecnici e tattici. In rosa ho diverse giocatrici che sono attive da anni, chi ha ripreso dopo molti anni, e chi ha cominciato solo questa stagione. Ma sono tutte molto valide. È un rosa variegata, però ognuna, nessuna esclusa, mi sta dando grandi soddisfazioni. 


In squadra ci sono anche giocatrici straniere? 
Vero, da questa stagione abbiamo anche una ragazza brasiliana, residente da anni in Ticino. Paula si è affacciata al mondo dell’unihockey per caso, circa 6 mesi fa, e si è subito appassionata ed il suo impegno ad imparare è notevole. Certo nessuno nasce atleta e perciò bisogna darle il tempo per maturare. Sono sicuro che la prossima stagione sarà sempre più decisiva. Paula appena può si ferma dopo l’allenamento per apprendere e provare cose nuove e io sono ben disposto ad insegnarle quello che so.


Immaginiamo non sia facile svolgere il ruolo di tecnico. 
Lo faccio con molto piacere, perché mi piace insegnare e divulgare questo sport. La mia è una grande passione che cerco di trasmettere tutti i giorni alle ragazze, dalle più piccole alle attive. Ovvio: non è semplice guidare una squadra, anche perché non tutti riescono a seguirti come vorresti. Ma non ho motivo di lamentarmi, come ho detto prima sono fiero del gruppo che dirigo. Il mio impegno non si limita comunque a ciò: voglio essere una voce di questo sport! Fra i miei obbiettivi c’è infatti la promozione di una disciplina che certamente comporta sacrifici ma può regalare grandi soddisfazioni. Soprattutto se si svolge con il sorriso sulle labbra. 


Infine: come riuscite a coprire le vostre spese?
Siamo molto oculati e attenti su tutto. Noi stiamo in piedi con i contributi delle tessere dei giocatori e delle giocatrici (vedi tessere), gli aiuti dell’ufficio G+S sport e naturalmente con il sostegno di alcuni sponsor, senza i quali non potremmo disputare il campionato. Siamo per altro sempre alla ricerca di benefattori.

MDD

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