Sport, 07 dicembre 2021

“La mia corsa sfrenata verso il podio della vita”

Atletica leggera: alla scoperta della fondista luganese Evelyne Dietschi

LUGANO - Abbiamo sempre ammirato i podisti: per il loro spirito di sacrificio, per la loro particolare attitudine mentale e per la resistenza fisica. Quando poi si ha l’occasione di vedere da vicino gli africani competere, lo spettacolo diventa pura emozione. Ma anche la piccola Svizzera ha fatto proseliti nelle prove a media e lunga distanza. Il presente, per esempio, ci dice che ci sono alcuni elementi in grado di poter far rinverdire i fasti di un lontano passato e fra questi l’esponente della SAL Evelyne Dietschi, 25 anni, che ha già al suo attivo diversi successi in campo cantonale e nazionale (titoli giovanili compresi). Un giorno, incuriositi dalle sue prestazioni, abbiamo voluto assistere ad un suo allenamento con l’inseparabile tecnico Beat Ernst e la ragazza ha impressionato per il suo modo naturale di correre e uno sforzo fisico perfettamente calibrato da una condizione mentale perfetta “anche perché per prepararsi al meglio bisogna essere consapevoli dei propri limiti senza mai creare delle forzature durante la corsa” afferma.


Evelyne proviene, sportivamente parlando, dal mondo del nuoto: aveva 13 anni quando gareggiava per la Lugano Nuoto e con un certo successo. Sei allenamenti la settimana all’inizio potevano andare ma poi si sono rivelati troppi estenuanti, visto che frequentava la scuola media. La svolta è arrivata grazie al consiglio del suo maestro di ginnastica. Dice Evelyne: “Aveva visto che avevo un potenziale per fare altri sport, in particolare l’atletica dato che nelle ore di educazione fisica sapevo emergere nella corsa, specie nella prova del chilometro, negli 800 metri e nel cross. Il nuoto mi piaceva ma mi sono accorta che l’accumulo delle ore di allenamento stava diventando troppo e la situazione era diventata difficile”.
Il passaggio all’atletica non è stato traumatico, anche perché Evelyne, con il trascorrere del tempo, si è inserita piuttosto bene nel nuovo contesto, dopo un fase d’ambientamento. “Finito il nuoto ho atteso due mesi, l’eccessiva inattività mi ha però permesso di riflettere ed alla fine ho optato per l’atletica. All’inizio era per restare in forma, non avevo alcune velleità. Ma con il trascorrere delle settimane mi sono accorta che il mio livello era aumentato, di conseguenza il rendimento è stato sensibile e quindi ho… alzato l’asticella delle mie ambizioni”.


Il suo futuro si è delineato nel momento in cui ha deciso di entrare nella SAL Lugano, subito sotto l’ala protettrice di uno che nel club del Ceresio è una vera e propria istituzione, ossia Beat Ernst:“Devo dire che aver conosciuto una persona come lui è stata una grande fortuna, a Beat avevo spiegatpinizialmente che non volevo gareggiare ma soltanto tenermi in forma. Ai tempi c’erano tanti atleti, il gruppo era bellissimo e la voglia in me di correre è cresciuta fino al punto in cui hodecisamente invertito la rotta”.


Evelyne Dietschi si è accorta che i suoi tempi erano praticamente identici o vicini a quelli di atlete che gareggiavano e quindi si è buttata nella competizione. La sua decisione è stata generata da una grande motivazione. “Mi ricordo che la prima gara a cui ho partecipato è stata una staffetta 3x1000; Beat Ernst mi ha chiesto se avevo voglia di partecipare e ho subito risposto di sì. Era giunto finalmente il momento di mettere alla prova il mio potenziale. L’anno dopo ho preso parte ai cross, nei quali ho gradatamente migliorato il mio rendimento fino ad arrivare alla vittoria. A 14 anni ho tracciato la mia strada ed ora, a 25 anni, intendo coronare gli sforzi con dei risultati significativi”.


La ragazza nel frattempo di chilometri ne ha macinati parecchi e i successi si sono moltiplicati. Sportivamente
è cresciuta in modo esponenziale e quindi occorreva far combaciare gli interessi professionali - che sono arrivati quando è entrata a far parte di un’associazione (Scudo) dedita alle cure infermieristiche a domicilio - con quelli competitivi. Un passo importante che le ha permesso di maturare anche come persona: “ Dal punto di vista umano un bel passo avanti! Aiutare la gente mi ha permessodi capire meglio certe dinamiche della vita e di migliorare anche nellacomprensione del genere
umano di fronte alle malattie, anche quelle più gravi”.


Soprattutto dal punto di vista mentale qualcosa è sicuramente cambiato nella testa di Evelyne: “ Sono riuscita a trovare la giusta sensibilità verso il prossimo. Riuscire a strappare un sorriso a coloro che hanno bisogno di assistenza mi fa sentire meglio, anche per l’autostima. Nel mondo dello sport, l’atletica nel mio caso, ci sono valori che vanno sempre tenuti d'occhio e dai quali si può trarre giovamento anche per la propria vita privata. Personalmente porto la mia esperienza per dare un supporto di serenità a questa gente”.


La Dietschi ha dovuto convivere con gli infortuni e pure con l’emergenza sanitaria, come lo stop causato lo scorso anno dal Covid. È tuttavia in questi frangenti che la ragazza ha trovato “la forza di reagire, di andare avanti, di non mollare, pensando proprio a quei pazienti ai quali ho sempre detto di continuare a credere nella vita. Il servizio a domiicilio mi ha aiutata sicuramente a crescere in tutti i sensi” afferma.
La rappresentante della SAL è contenta,lo si capisce quando parla della sua esperenza sportiva e non. Gli allenamenti con Beat Ernst proseguono a tambur battente, il tecnico è uno che non scherza. A volte i due si scontrano durante gli allenamenti, enrtambi sono cocciuti. Ancora Evelyne: “Alla fine prevale il buon senso e troviamo una soluzione di copromesso. Lui pretende molto a me e lo fa per il mio bene”.


Allenarsi alle 4 di mattina è però abbastanza inconsueto: “Ne sono consapevole, tuttavia, anche per coordinare meglio la mia attività professionale, ho dovuto decidere in tal senso e l’idea, ora che mi sono abituata a questi ritmi, mi piace molto. Corri nel silenzio, in un’atmosfera rilassante ma allo stesso tempo motivante. Non mi stanco, semplicemente riesco a tenere su di giri la condizione fisica ed alla fine senti i benefici quando gareggi”.


La nostra interlocutrice è specialista nel fondo, tuttavia ora si sta concentrando sui cross: “Un tipo di gara sicuramente interessante che mi permette di mantenere appunto la mia condizione in modo equilibrato. Le vittorie poi aiutano a motivarti ancora di più”.


Evelyne non si vuole evidentemente fermare qui, le sue ambizioni crescono e sono sempre più prestigiose: “Anche perché quando ti accorgi che vinci a tutti i livelli, giustamente punti più in alto. Fino a dove non lo so, è chiaro che il sogno di tutti è partecipare alle Olimpiadi”.


La ticinese sa quello che vuole, la speranza è che la pandemia non duri a lungo, perché allora la pianificazione rischierebbe di andare in frantumi. “Non ci voglio assolutamente pensare - conclude la podista - Un ulteriore stop creerebbe non pochi problemi. Dobbiamo veramente sperare che queste continue urgenze si attenuino. Dal punto di vista psicologico lo stress che si deve sopportare può davvero logorare anche chi fa della pazienza la sua migliore virtù. Il mondo deve andare avanti, pure quello delle persone che noi assistiamo a domicilio”.

GIANNI MARCHETTI

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