Sport, 30 novembre 2021

Messi d’oro: il non senso della vittoria della Pulce

Ieri sera l’argentino ha conquistato il settimo Pallone d’oro della carriera, senza dubbio il meno meritato

PARIGI (Francia) – Chiamatelo Pallone d’oro o, come si chiamava dal 2010 al 2015, Pallone d’Oro FIFA, resta il fatto che il premio è sempre quello. Quel Pallone d’oro noto in precedenza come “Calciatore europeo dell’anno” ed istituito nel 1956 da “France Football”, assegnato annualmente al giocatore che più si è distinto nell’anno solare, militando in una squadra di qualsiasi campionato (in realtà fino al 1994 il premio era riservato solo ai giocatori europei, ecco perché manca ad esempio Maradona nell’albo d’oro, e dal 1995 al 2006 ai giocatori che militavano solo in squadre europee).
 
 
Ieri sera a Parigi il premiato è stato ancora una volta Lionel Messi, capace di ottenere il suo settimo successo personale, staccando ancora di più, nella speciale classifica, Cristiano Ronaldo, rimasto fermo a quota 5. Se sul sesto posto del portoghese poco c’è da dire – nonostante la valanga di reti con la maglia della Juventus, del Portogallo e dello United – sulla vittoria della “Pulga”, beh… c’è da storcere il naso.
 
 
L’argentino ha sì vinto la Copa America con l’Argentina – un successo che all’Albiceleste mancava addirittura dal 1993 – ma col suo Barcellona non ha certamente brillato, in quella stagione iniziata col chiaro intento di lasciare la Catalogna e conclusasi sempre in maglia blaugrana col terzo posto in Liga, con l’eliminazione agli ottavi di finale di Champions League contro il PSG – la squadra in cui sta militando al momento, senza brillare di luce propria come invece gli accadeva al Camp Nou in passato –, con la sconfitta in finale di Supercoppa di Spagna e con la vittoria nella Copa del Rey.
 
 
Insomma, ben poca cosa per uno come Messi, abituato a dominare in lungo e in largo per oltre un decennio sui campi di tutta Europa e del mondo – mancando sempre l’appuntamento con la vittoria in un Mondiale – per attribuirgli un successo, quello di ieri sera, che sarebbe stato nettamente più meritato ad esempio da Robert Lewandowski, giunto secondo.
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Il polacco sarebbe stato il giusto vincitore del premio già nel 2020 – avendo vinto praticamente tutto col Bayern grazie ai suoi gol – ma la pandemia gli ha tolto quella soddisfazione e allora, il buon Robert, ha pensato bene di continuare a segnare a ripetizione, infrangendo ad esempio il record di Gerd Müller in Bundesliga – 41 reti messi a segno nel massimo campionato tedesco –  superando l’indimenticabile bomber teutonico dopo 50 anni (40 le reti firmate dall’ex attaccante della Germania). Finita qui? Macché. Lewandowski ha incominciato la stagione attuale con 14 reti in 13 partite di Bundesliga, 9 in 5 sfide di Champions e 2 in Supercoppa di Germania. Fate un po’ voi…
 
 
Ecco perché la vittoria di Messi (comunque complimenti a lui) di ieri sera lascia un po’ interdetti. Per Lewandowski si è trattata di una vera e propria beffa, anche se il bomber polacco è sicuramente in buona compagnia. Ad esempio: nel 2010 cosa avrebbero dovuto fare Xavi e soprattutto Iniesta per vincere il premio oltre ad aver portato sul tetto del Mondo la Spagna – con tanto di rete decisiva del mitico Don Andres – invece di vederlo consegnare nelle mani sempre di Messi? Cosa avrebbero dovuto inventarsi nel 2013 Ribéry e Robben, oltre a vincere la Champions col Bayern Monaco (decidendo la finale negli ultimi minuti) per conquistare quel Pallone d’Oro finito nelle mani di Cristiano Ronaldo? E, tornando indietro nel tempo, cosa potremmo dire del premio conquistato nel 1996 da Matthias Sammer, vincitore sì dell’Europeo con la sua Germania, ma sicuramente offuscato da una stagione sbalorditiva di Alessandro Del Piero che con la sua Juventus conquistò la Champions e continuò a deliziare il pubblico con giocate e reti sublimi e che non finì neanche sul podio?
 
 
Ultimamente, è giusto dirlo, questo Pallone d’Oro ha perso molto del suo fascino e decisioni come quella maturata ieri sera, fanno parlare di sé, è vero, ma fanno perdere la voglia di seguirlo… anche perché tre ore di galà sono davvero troppe.

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