Ticino, 24 novembre 2021

Stabio, il Natale e la carne

Una mostra sulla vita contadina (dal titolo "Porca vacca. Maiali e vacche dal passato al presente"), lanciata da cartelloni con scritto, in buon dialetto, "Bónn fèst e bun Natál e bóna carna d’animál" (Buone feste e buon Natale e buona carne di maiale): così Stabio è finita al centro delle polemiche. Il motivo? Inneggiare al consumo di carne.

"Un titolo che, di primo acchito, potrebbe infastidire ma è sufficiente leggere la spiegazione del contesto da cui è estrapolato l’augurio per capire che il messaggio è l’opposto di quanto si potrebbe percepire all’apparenza", si legge nella presentazione della mostra ed anche della consueta giornata natalizia del 8 dicembre, quando ci saranno il mercatino per le vie del paese, il pranzo, il concerto della Filarmonica, l'apertura straordinaria del museo e l'aperitivo. "Che la carne fosse un alimento scarsamente presente nel passato nella dieta quotidiana della gente comune, lo si ricava da numerose espressioni, tra cui anche la denominazione scherzosa “ul dí da mangiá la carna” riferita al Natale. Scopriamo così che lo scambio d’auguri in prossimità delle festività poteva assumere talvolta toni ironici dettati dalla prospettiva di una ricca offerta di cibo e pietanze. Ecco quindi che riproporre oggi questo scambio d’auguri assume una valenza importante: mostrare gli eccessi della società dell’abbondanza che non è più in grado di cogliere il contesto e il significato insito nell’augurio citato, prosegue la nota del Dicastero Cultura.

"Va aggiunto che durante lo spettacolo luminoso, previsto in Piazza Maggiore alle ore 17:45, il titolo della giornata entra nel vivo della questione, al punto che uno dei protagonisti della narrazione, il maiale, afferma che il detto va aggiornato perché oggi “ce ne vuole uno che vada bene tutto l’anno!”. Anche la vacca, protagonista al femminile della narrazione, ha le sue puntualizzazioni da proporre, prima tra tutte quella di ricordare che produce il latte, certo, ma non sempre, in contrapposizione a una visione, sempre più diffusa nei bambini, per cui “il latte lo fa la fabbrica”. Tra gli altri contenuti impliciti di questo augurio così insolito, è forse bene citare il costo, non solo in termini di esistenze (verso le quali è indubbia la gratitudine), connessi al consumo di carne. Se pensiamo che una bovina produce tra i 300 e i 600 litri al giorno di gas (anidride carbonica, metano, etc.) forse consumare meno carne può dare un contributo all’ecologia": dunque, "il “bóna carna d’animál”, quindi, è soprattutto un invito a riflettere, a consumare con più coscienza. Di indiscutibile c’è, che “consumare meno” produce meno conseguenze di quante non ne causi il consumare come ora o più d’ora. Un bel messaggio, quindi, quello lanciato da Stabio. Un messaggio per certi versi coraggioso e, indubbiamente, un provocatorio spunto di riflessione, attinto direttamente dalla civiltà contadina che ci sembra di poter dire ha molto ancora da insegnare".

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