Svizzera, 25 settembre 2021

Frontaliere condannato a 30 anni di carcere per aver ucciso una prostituta

Un lavoratore frontaliere francese è stato condannato in appello a 30 anni di carcere per aver ucciso nel 2016 una prostituta rumena a Sullens, nel canton Vaud. La pena è notevolmente più pesante rispetto a quella pronunciata prima istanza, quando l'uomo era stato condannato a 20 anni di carcere.

Giudicato dalla Corte d'appello del dipartimento del Giura a Lons-le-Saunier (Francia) questo ex agente di sicurezza, viveva a Mouthe, poco lontano dal confine svizzero, con la sua compagna e il figlio al momento del crimine. L'accusato, oggi 34enne, durante i due processi ha sempre sostenuto di essere innocente, anche se ha ammesso di aver trasportato il corpo della vittima da Sullens alla foresta di Frasnois, nel Giura francese.

Secondo la sua versione, l'uomo aveva appena avuto un rapporto sessuale con la prostituta 18enne la notte tra il 29 e il 30 novembre 2016 a Sullens, quando arrivarono due uomini. Uno lo avrebbe minacciato mentre l'altro ha ucciso la giovane donna. I due uomini gli hanno poi ordinato di "fare ciò che era necessario", ossia nascondere il corpo della vittima.

Per il pubblico ministero, nessun elemento dell'inchiesta "permette di accreditare la tesi di un omicidio perpetrato da terzi e, al contrario, tutto accusa l'imputato", il cui DNA è l'unico trovato sulla vittima. I due fantomatici assassini, descritti dall'accusato come "papponi", non avevano alcun interesse ad uccidere la giovane donna, che rappresentava invece "un importante guadagno finanziario", e non avrebbero lasciato un testimone vivo, ha detto.

Invece, l'accusato "aveva la volontà di far sparire
metodicamente le prove", come l'arma del delitto, i vestiti della vittima e il suo cellulare. "Uccidendo la giovane donna, voleva far pagare alla prostituta la sua infedeltà", ha detto il pubblico ministero.

"L'inganno ha riattivato un difetto narcisistico, aveva bisogno di trasferire la sua violenza e il suo odio su un'altra donna", ha aggiunto, sottolineando la "ferocia dell'omicidio".

L'avvocato della difesa ha criticato un'indagine che si è fermata quando l'imputato "è caduto nelle mani dei gendarmi". "Abbiamo le prove che la giovane donna voleva fuggire, tre giorni prima di essere uccisa, e che è stata sostituita da un'altra giovane donna il giorno della sua scomparsa", ha sostenuto, sottolineando la violenza dei protettori che il 34enne aveva accusato di aver commesso l'omicidio.

La giovane rumena, un'adolescente caduta sotto l'influsso di un "dongiovanni" che l'aveva sedotta e poi fatta prostituire sui marciapiedi della Svizzera, è rimasta a lungo "la sconosciuta di Frasnois". Il suo corpo nudo, con 26 coltellate, è stato scoperto il 15 dicembre 2016 nella foresta di Frasnois. Tutte le ossa del suo viso erano rotte, rendendola praticamente irriconoscibile.

Quasi un anno dopo la sua morte, gli inquirenti francesi e svizzeri erano finalmente riusciti a identificare la giovane donna, la cui scomparsa non era stata segnalata da nessuno. L'omicida era poi stato identificato controllando le voci negli ospedali della zona. Il 34enne era infatti andato all'ospedale di Pontarlier, in Francia, il 30 novembre 2016 per farsi curare una ferita alla mano.

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