Ticino, 20 maggio 2021

Aggredì e rapinò una 78enne nel Locarnese: “Ma espellerlo sarebbe un disastro”

Sia l’accusa sia la difesa si sono pronunciate contro l’espulsione dalla Svizzera di un 48enne portoghese processato in appello ieri a Locarno per una violenta rapina avvenuta il 1° maggio 2019 a Orselina.

Quel giorno il 48enne, degente alla Clinica Santa Chiara, aveva scolato due litri di birra e poi si era messo alla ricerca di soldi per procurarsi altro alcool. Adocchiò una 78enne che era solita passeggiare nei boschi della collina locarnese e la aggredì nell’intento di derubarla. Lei cercò di opporre resistenza e lui le infilò il suo foulard nella bocca, fino a farla svenire. Quindi le sfilò due anelli e una collana e si diede alla fuga, abbandonando la donna gravemente ferita.

Per questi fatti il portoghese era stato condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi – oltre a 7 anni di espulsione
dalla Svizzera – per rapina aggravata e omissione di soccorso.

Ieri in appello però sia l’accusa sia la difesa hanno sostenuto che un suo allontanamento dalla Svizzera sarebbe controproducente. “Vanificherebbe tutti gli sforzi fatti” ha detto la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, secondo quanto riporta La Regione, riferendosi al trattamento e al progetto di reintegro intrapresi dall’uomo.

I suoi avvocati difensori, Luca Marcellini e Demetra Giovanettina, hanno dal canto loro sottolineato che un’eventuale espulsione obbligherebbe il 48enne a separarsi dalla moglie e dal figlio.

“Dobbiamo evitare che a un disastro si aggiungano altri disastri”, hanno detto.
La corte presieduta dalla Giovanna Roggero-Will emetterà la sua sentenza nei prossimi giorni.

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