Sport, 25 aprile 2021

Amarezza e frustrazione: l’ABC di un fallimento

L’HC Lugano ha chiuso indecorosamente una stagione che pareva promettente

LUGANO - Serge Pelletier, probabilmente ottenebrato dal clamoroso flop della sua squadra, nell’intervista rilasciata ai colleghi di Teleticino dopo la sconfitta di mercoledì scorso alla Corner Arena, ha parlato di “grande stagione” nonostante l’eliminazione avvenuta ad opera del “piccolo grande” Rapperswil. Ha evocato il secondo posto in regular season, e l’accesso ai gironi della prossima Champions League.


Evidentemente il canadese deve aver perso il senso della realtà oppure ha voluto lanciare la propria candidatura per la prossima stagione. A Lugano, tuttavia e salvo miracoli poco probabili, non rimarrà. Chissà che qualche altra società non decida di contrattarlo. Resta il fatto che il tecnico nordamericano, lo si voglia o meno, è il simbolo della disfatta di una squadra che al momento di dimostrare la propria forza e di legittimare le ambizioni della vigilia si è miseramente sciolta come neve al sole. Un crollo sportivo, tecnico e societario; l’ACB del fallimento (qui sotto, lettera dopo lettera). Ben poche le note positive.


Arcobello: disputa una regular season da protagonista (pur fra qualche alto e basso) ma nei playoff sparisce. Molle, impacciato, incapace di dare impulsi alla squadra. Mai leader, mai decisivo.


Boedker: impiega qualche settimana prima di inserirsi nel nuovo contesto tecnico-ambientale. Poi diventa una pedina quasi imprescindibile: Ma, come Arcobello, nei playoff evapora. Cotto, senza energie. Mai un gesto tecnico, mai uno spunto.


Chiesa: non è stata una delle sue migliori stagioni, anzi per lungo tempo arranca sul ghiaccio. Macchinoso, impreciso, lento. È uno dei pochi, tuttavia, che ci mette cuore e attaccamento alla maglia.


Domenichelli: non la racconta giusta, quando dice di aver sentito Mc Sorley per gli auguri di Fine Anno. E non mette Pelletier nelle migliori condizioni per allenare. Qualcuno, in modo farsesco, scrive pure che “questa” non è ancora la squadra del DS. Arcobello, Boedker, Wolf e ditta bella li ha forse presi il famoso Gigi di Viganello?


Fortuna: ha assistito i bianconeri in molte occasioni. Un esempio calzante è l’ultimo derby con il clamoroso autogol di Trisconi. Questo per dire che molte vittorie non sono state convincenti dal punto di vista del gioco e sono arrivate al foto-finish o con qualche aiuto degli avversari. Non è mai stato un bel Lugano, insomma.


Giudizio globalmente negativo anche per la dirigenza. Nella sfida decisiva contro i Lakers alla Corner Arena sono entrati sponsor, abbonati della tribuna centrale e solo 20 supporter di curva. Il Lugano non aveva forse bisogno delle urla e degli incitamenti dei suoi agguerriti tifosi? 


Heed: una sorta di Iron Man, sempre in pista, spesso decisivo (soprattutto nell’overtime). Ma arriva ai playoff spompato. L’ombra di sé stesso. 


I partenti: Bürgler, Suri e Wellinger, ovvero coloro che la prossima stagione non vestiranno più la maglia del Lugano disputano dei playoff pessimi. In particolare il primo: non vede mai la porta, irritante. 


Luca Fazzini: disputa la sua miglior stagione di sempre, anche se coach Pelletier nei playoff gli preferisce Bürgler in prima linea. Anche in gara-5 ci mette l’anima e con il suo gol sui titoli di coda tiene in vita il Lugano, portandolo ai supplementari. 


Mantegazza: la presidente ci vede giusto: “ Abbiamo spremuto troppo i nostri migliori giocatori e l’abbiamo pagata a caroprezzo”.


Nodari: una stagione difficile per il difensore cresciuto nelle giovanili luganesi. Insicuro e quasi mai all’altezza della situazione. 


Progetto: qualcuno ha scritto che a Lugano ci vuole un repulisti. No, questa squadra non ha bisogno di stravolgimenti, semplicemente di una guida tecnica meno conservatrice e di una rosa più profonda. 


Quarantena: ne ha affrontate due, il Lugano. Non facile e nemmeno semplice. Qualche scoria il coronavirus lo ha sicuramente lasciato nel fisico dei giocatori. 


Resta? No, Pelletier se ne andrà. I risultati e il suo coaching piuttosto scarso lo bocciano. Mai convincente, anche quando la squadra veleggiava al secondo posto in regular season. E poi quella frase “abbiamo giocato una grande stagione” grida vendetta. 


Schlegel: una delle poche note positive di questi playoff. Un punto fermo per il futuro. 


Titoli: il Lugano non ne vince uno dal 2006. La serie si allunga. Aquando il prossimo? 


Ugazzi: come Villa, il giovane difensore brillante protagonista del campionato Under 20, disputa 7 partite in regular season. Personalità, coraggio e dinamismo. Ci auguriamo di rivederlo ad agosto.

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