Sport, 05 aprile 2021

“I nostri tifosi hanno bisogno di tante gioie ed emozioni”

Oggi torna la Promotion League con ACB-Yverdon. A colloquio con Mister Morandi

BELLINZONA - Dopo una lunga ed estenuante pausa domani ripartirà il campionato di Promotion League, al quale partecipa anche l’AC Bellinzona di Davide Morandi, che ha rilevato la panchina in autunno dopo la rottura con Valerio Jemmi. Finalmente si riprende, aggiungiamo noi, perché a Bellinzona c’è voglia di calcio; il fedele pubblico granata seguirà con interesse.


La gioia di ripartire, si diceva, anche se la squadra della Capitale è attesa ad un vero e proprio tour de force: recuperare ben sei partite in 20 giorni per portare a termine il girone d’andata: non sarà una passeggiata. Un percorso di guerra per completare il primo turno, obiettivo minimo voluto dai dirigenti federali che poi, decideranno in seguito – Covid-19 permettendo – se proseguire per terminare il girone di ritorno oppure chiudere anticipatamente e proiettarsi subito sul discorso promozione. Per tastare il polso in casa ACB ci è sembrato giusto chiamare in causa Davide Morandi, allenatore di grande esperienza e carisma nonché apprezzato opioninista TV. Il tecnico di Ascona è stato alla guida del Team Ticino, del Locarno e del Lugano e sino a due anni fa era responsabile tecnico della Federazione ticinese di calcio.


Davide: com’è andata sinora la preparazione?
Direi che sta proseguendo bene, pur se ci troviamo in un periodo complicato a causa della pandemia. Fortunatamente noi ci possiamo allenare al cento per cento, e questo è un fattore sicuramente positivo, soprattutto dal punto di vista psicologico.

Non è per nulla facile prepararsi in un contesto del genere, tuttavia la voglia di ritrovare il pallone era troppo forte….
Prima di rispondere faccio una premessa, ossia che è stato fatto troppo poco in generale per quanto attiene l’aspetto psicologico in tempo di pandemia. Le ripercussioni non sono solo economiche ma soprattutto umane. Quando noi ci troviamo di fronte a ragazzi dai 18 ai 30 anni il primo punto a cui pensare è che cosa possiamo fare per aiutarli a stare bene. Il virus ci sta togliendo tantissimo, soprattutto la componente più importante di tutte, ossia fare ciò che ci piace. Quindi, quello che noi abbiamo fatto e che continuiamo a fare, giorno dopo giorno, è di permettere a chi arriva allo stadio, a tutti indipendentemente – compreso il custode, l’addetto al materiale, il massaggiatore ed altri – di stare sereni e provare piacere. Il calcio deve essere utilizzato come un veicolo per ridare una certa normalità, anche se il compito appare difficile. Questo lungo stop ha colpito in modo più vistoso tante altre categorie (dagli artisti ed in generale altre professioni), il virus ha tolto molti sogni.


Per voi allenatori è un’impresa che può essere paragonata a una scalata all’Everest.
Piuttosto diciamo che scaliamo l’Everest senza bombole d’ossigeno. Più vai avanti più ti manca l’aria per la fatica. Oggi siamo qui e possiamo giocare, domani saremo magari tutti in quarantena. Purtroppo questa pandemia non è stata debellata e quindi le restrizioni sono davvero complicate e ti costringono a vivere “day by day”.


Tornando all’ACB: come mai ha accettato la panchina?
Quando hai una vita che è sempre stata ritmata dal calcio e dalla realtà
di gruppo, ci sono due possibilità, o questa attività sportiva non ti manca oppure senti la sua assenza. Io mi sono trovato nella seconda opzione. Per questo ho accettato l’offerta, perora non di lunga durata e spiego perché. Voglio infatti vedere se riuscirò a dimostrare a me stesso e agli altri di essere pronto a dare il tutto per tutto, se sarà così allora penserò che questa avventura mi abbia fatto bene. Se non sarà così vorrà dire che questo mondo non mi appartiene più. In questo momento mi sento estremamente felice per aver accettato – e ne sono onorato - anche perché ne avevo onestamente bisogno, umanamente e sportivamente.

Quella di Bellinzona, come tutti ben sanno, è una piazza molto particolare e molto appassionata ma anche estremamente esigente. Ultimamente, senza lo stadio, i tifosi si sono accontentati dello streaming TV.
Diciamo piuttosto che la realtà ci porta a dire che abbiamo perso dei tifosi, anche perché la vita è cambiata con questa pandemia. Noi, come altri, dovremo lavorare 1-2-3 anni per ricostruire lo zoccolo duro di appassionati del club granata. Nel calcio di Promotion League il numero degli abbonati in generale diminuirà, bisognerà ricostruire la passione vera e propria. Noi dobbiamo fare di tutto per fa sentire che ci siamo e lo streaming è un mezzo sicuramente efficace per raccontare la storia delle nostre partite. Il cuore granata, tutti lo devono sapere, pulsa sempre..


Parliamo della squadra: la rosa è stata un po’ sfoltita.
Non è proprio il termine giusto. Come dire che quelli che sono partiti erano di troppo. Non è il nostro caso: ci sono dei giocatori che hanno deciso di andare e noi abbiamo rispettato la loro scelta di provare pure all’estero.


Che squadra vedremo?
Dobbiamo dirlo in modo onesto, questi mesi ci serviranno come preparazione per la prossima stagione ma evidentemente con un occhio molto attento all’attuale campionato perché noi, prima di tutto, ci dobbiamo salvare. Per arrivarci abbiamo a disposizione sei partite che sono vere e proprie finali, prima fra tutti appunto quella di domani contro l’Yverdon. Nemmeno in Super League si deve giocare tanto in un periodo così breve. Per questo vogliamo lavorare su una rosa che sappia sempre esprimere una grande intensità, pur consapevoli di dover recuperare dei giocatori per farli tornare al top della forma.


Il debutto previsto oggi con l’Yverdon al Comunale è di quelli davvero tosti.
Innanzitutto cominciamo a dire che questa squadra non appartiene a questa categoria perché composta da tutti professionisti e perché punta dritta alla Challenge League. Noi tuttavia faremo di tutto per fare la nostra partita, con la giusta attitudine e con la giusta mentalità per dimostrare che non siamo inferiori a nessuno.


Un messaggio per i tifosi…
Il Bellinzona ha la consapevolezza che la situazione pandemica è difficile e che ci sono delle persone che stanno soffrendo molto. Se noi riusciremo a dare a queste persone un po’ di gioia, allora sarà un primo passo in avanti. Cercheremo di presentare una squadra che abbia coraggio e che sappia dare il massimo.

GIANNI MARCHETTI

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