Sport, 16 marzo 2021

Christian Constantin, un presidente “borderline”

Domenica scorsa ha diretto il Sion dalla panchina dopo l’esonero di Fabio Grosso

SION - A Sion è mal sopportato. Una signora, che sino a qualche anno fa gestiva un bar nei pressi del Tourbillon e non mancava mai ad una partita dei vallesani, un giorno ci disse: “Noi amiamo profondamente il Sion e per questo motivo dobbiamo tollerare il suo presidente. Ma non vediamo l’ora che se ne vada. I suoi comportamenti hanno superato ogni limite”.

Il presidente è Christian Constantin, un architetto che ha fatto fortuna e che in Vallese è uno degli imprenditori fra i più scaltri e capaci. Capisce di calcio, eccome: in passato ha, fra l’altro, vestito la maglia del Lugano durante una stagione invero poco fortunata per i bianconeri (1979/1980, l’anno della relegazione in LNB) e a inizio anni Novanta ha preso in mano una prima volta le redini del glorioso club romando.

“La gente mi dovrebbe ringraziare: nel 2003, quando sono ridiventato presidente ho salvato il Sion dal fallimento”. Nessuno l’ha scordato, eppure, Constantin non fa più da tempo l’unanimità, anzi. Troppi gli allenatori cambiati (una quarantina in 30 anni) e troppe le invasioni di campo (domenica scorsa a Losanna ha diretto la squadra dalla panchina dopo aver cacciato Fabio Grosso). Eppoi, eppoi... una reiterata intolleranza nei confronti dei giornalisti (in particolare quelli del Nouvelliste) e, pure, degli atteggiamenti non certo da galantuomo (vedi aggressione fisica all’ex coach della Nazionale Rolf Fringer). Ma Constantin non sembra dolersene: va avanti così, da padre-padrone intollerante di una società che, ad onore del vero, senza di lui rischierebbe di finire quanto meno nella lega cadetta.

Ma “Monsieur le president” non è soltanto un personaggio rodomontesco del calcio di Mamma Elvezia. Non è solo il patron che cambia i tecnici come cambia le mutande. È anche un dirigente combattivo e imprevedibile, che non si è mai fatto problemi quanto ho dovuto far valere le proprie ragioni.

Prendiamo il clamoroso dietro front della nostra Lega, che nel 2003 fu costretta dopo tre mesi dall’inizio del campionato a reinserire il Sion in Challenge League e a stravolgere il calendario. Si giocò sino al 22 dicembre. Il Sion aveva vinto la sua battaglia legale contro l’autorità del calcio che lo aveva inizialmente escluso per questioni legate
alla licenza. Ma la sua battaglia contro il palazzo non finisce lì: si scaglia anche contro il suo conterraneo Sepp Blatter e contro Michel Platini quando deve difendere gli interessi del club in Europa. Nel 2011 arriva in tribunale ma stavolta perde e i vallesani sono sanzionati con 36 punti di penalizzazione. Un brutto affare.

Constantin ha più volte minacciato di lasciare il calcio: strategia allo stato puro per risvegliare le coscienze ed alimentare il senso di appartenenza alla causa vallesana. E a chi gli ha chiesto di andarsene ha sempre risposto picche. “Non è una questione di soldi ma di cuore. Questo club è parte di me, impossibile lasciarlo”.

E intanto domenica scorsa lo abbiamo visto, per nulla sorpresi, dirigere la sua squadra dalla panchina. Era già successo (stagione 2008 e 2009). Anche Fabio Grosso, come tanti suoi predecessori, non l’ha scampata. A Sion funziona così: se non gira si caccia il tecnico. In passato è accaduto una quarantina di volte. E così il campione del mondo 2006 ha dovuto fare le valigie e tornarsene in Italia dove forse, visto il nome, non avrà problemi a trovare una squadra.

A Sion, comunque, tremano tutti, o quasi, all’idea che Constantin ci “creda” e continui a stare in panchina. Per regolamento ha 20 giorni per trovarsi un tecnico. L’allenatore dei portieri per ora fa da prestanome al presidente, che non ha il patentino ma è un tesserato del club e quindi può starsene tranquillamente sulla panca. Affaire a suivre, insomma, anche se Christian subito dopo la partita di Losanna avrebbe detto ad uno dei suoi collaboratori “che la squadra è radicalmente cambiata nell’atteggiamento mentale”.

Rissoso, combattivo, a volte violento e passionale: questo è Christian Constantin. Per lui vale l’espressione “prendere o lasciare”. In Vallese rappresenta ancora il meglio: chi ha voglia di metterci i milioni che annualmente “Monsieur le president” sborsa per il suo giocattolo? Probabilmente nessuno, il calcio costa troppo e non rende. Per ora sopravvive la passione. Quella di un architetto scaltro e ingegnoso.

M.A.

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