Svizzera, 23 novembre 2020

Berset vittima di un tentativo di ricatto (e il Parlamento vuole vederci chiaro)

Il giorno dopo la sua rielezione, l'11 dicembre 2019, il consigliere federale Alain Berset ha presentato una denuncia penale alla Procura della Confederazione (MPC) contro una donna che voleva ricattarlo minacciando di rendere pubblico del materiale compromettente. Il giorno dopo, la persona che lo ha accusato è stata arrestata e lo scorso settembre è stata condannata per tentato ricatto. Oltre al pagamento di una multa di 900 franchi e alle spese processuali di 2'500 franchi, la donna ha ricevuto una pena pecuniaria sospesa per due anni e ha promesso di mantenere il segreto sul materiale con cui voleva ricattare Berset, questo perchè il contenuto “rileva della sfera privata”.

Il MPC ha confermato sabato le informazioni rivelate lo stesso giorno dal settimanale Weltwoche. Secondo l'ordinanza penale, il presunto ricattatore ha utilizzato foto e corrispondenza privata con Alain Berset. Secondo il settimanale zurighese, una donna ha chiesto 100'000 franchi. L'oggetto del ricatto non è specificato ufficialmente e secondo una dichiarazione della donna dietro il tentato ricatto tutto il materiale compromettente sarebbe stato cancellato.

Ma se la vicenda giudiziaria sembra essersi conclusa, ora è il Parlamento a voler fare chiarezza sul caso. Diversi membri della Commissione di politica dello Stato del Consiglio nazionale vorrebbero infatti che le Commissioni di verifica esaminassero il caso e in particolare il ruolo del Ministero pubblico della Confederazione.

Secondo una ricostruzione della “Weltwoche”, è chiaro che la donna ha chiesto a Berset 100'000 franchi per e-mail. Così facendo, ha fatto pressione sul padre di famiglia con la corrispondenza privata e almeno una fotografia. Ha anche mosso accuse contro Berset e ha minacciato di renderle pubbliche.
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Nel mandato del procuratore federale, accessibile pubblicamente, le accuse sono state annerite nel rispetto dei diritti della persona e della tutela della privacy di Berset. Come ha detto il suo avvocato a "Blick", la foto sarebbe"innocua".

Ma secondo la stampa svizzerotedesca, vi sono ancora dei lati poco chiari su cui occorre fare luci. Secondo la NZZ il pubblico ha il diritto di sapere che tutto era avvenuto nel modo giusto e bisogna chiarire se il consigliere federale Berset si era lasciato ricattare. "Un consigliere federale ricattabile non dovrebbe più essere un consigliere federale". La "Weltwoche" da parte sua accusa addirittura la magistratura di "insabbiamento" perché il Ministero pubblico della Confederazione ha fatto resettare tre cellulari, un tablet e il portatile della donna alle impostazioni di fabbrica. La donna aveva acconsentito alla cancellazione.

Diversi parlamentari vorrebbero che le questioni aperte venissero chiarite nelle commissioni parlamentari di revisione contabile. Se questo accadrà è una questione aperta. Manuela Weichelt-Picard (Verdi), presidente della sottocommissione responsabile della giustizia, ha dichiarat che "Domenica sono stata contattata da membri della sottocommissione dei tribunali/procura federale con la relativa richiesta. Senza conoscere i fatti del caso, non posso ancora dire se una possibile distruzione di prove diventerà un affare della nostra sottocommissione".

La "Weltwoche" riferisce che persone dell'amministrazione federale avevano portato il caso all'attenzione dell'opinione pubblica perché arrabbiate per le azioni di Berset e del Ministero pubblico. È probabile quindi che la vicenda non finisca qui e abbia ancora strascichi politici.

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