Ticino, 31 agosto 2020

Scoscendimenti, case evacuate, disagi della circolazione, livello di laghi e fiumi: il bilancio del maltempo

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Nelle ultime 72 ore il Cantone Ticino è stato confrontato con eventi meteorologici di particolare intensità e violenza. Il picco si è registrato tra le ore 11.00 e le ore 17.00 di sabato 29 agosto e le aree più colpite dalle precipitazioni sono state il Gambarogno, il Piano di Magadino e, più in generale, il Bellinzonese, la Valle Riviera, la Valle di Blenio e il Basso Moesano.  

Grazie all’impegno sul territorio di centinaia di persone (Cantone, Comuni, Consorzi, pompieri, volontari, ecc.), e alla preziosa collaborazione come pure al supporto fornito da Meteosvizzera, i fenomeni meteorologici dello scorso fine di settimana non hanno fortunatamente avuto conseguenze sui cittadini, la cui incolumità è stata salvaguardata. In questi frangenti si può comprendere come una preventiva corretta pianificazione del territorio, così come un’oculata gestione dei boschi di protezione, la corretta manutenzione dei riali e la loro messa in sicurezza risultino essere fondamentali.  

L’evento, che si è protratto per più giorni, ha messo in evidenza l’importanza di poter disporre di un’organizzazione che permetta di affrontare queste situazioni con un  lavoro di squadra coordinato fra i vari enti. Ciò permette di adottare le necessarie decisioni in fase di emergenza in maniera efficace, nonché d’informare la popolazione in modo continuo e corretto.  

Il Dipartimento del territorio (DT) ringrazia la popolazione che in buona parte si è attenuta alle disposizioni delle autorità, tutti i volontari, gli addetti dei vari enti di primo intervento come la polizia, i pompieri, le Autorità e i servizi comunali, come pure i vari servizi cantonali per essersi adoperati per garantire la sicurezza delle persone e delle cose.  

L’evento ha prodotto sul territorio un numero importante di fuoriuscite di corsi d’acqua di versante con trasporto solido, come pure di frane e smottamenti, che nelle prossime settimane verranno inventariati nel dettaglio. Si è inoltre registrato il riempimento di diverse vasche di contenimento, che hanno svolto al meglio il loro compito e che nelle prossime settimane dovranno essere accuratamente svuotate per ripristinare la loro funzione.  

Diverse anche le case d’abitazione che sono dovute essere temporaneamente evacuate durante l’evento. Nel frattempo, quasi tutti gli abitanti hanno potuto fare rientro nelle proprie abitazioni e al momento restano solo tre abitazioni che non hanno ancora riottenuto l’abitabilità: a Bissone, Gudo e Sant’Abbondio.

Infine, pure le vie di comunicazione hanno subito dei disagi non indifferenti, ed è stata interrotta la linea ferroviaria che attraversa il Gambarogno.

Una prima analisi sommaria delle varie situazioni ha messo in evidenza come spesso all’origine dei fenomeni di franamento e smottamento vi siano delle concause antropiche.  

Diversi fronti di precipitazioni intense, in tutto 3 principali, in parte associati a fenomeni convettivi hanno interessato l’insieme del territorio cantonale tra il pomeriggio di venerdì 28 agosto e la mattina di domenica 30 agosto.  

Nel Sottoceneri le portate massime sono state raggiunte nella tarda serata di venerdì, durante la prima fase della perturbazione, senza raggiungere livelli di rilievo. Nella giornata di sabato è stato il Sopraceneri a essere maggiormente interessato e il fiume Ticino a Bellinzona ha rapidamente raggiunto una portata di 850 metri cubi al secondo, un valore che si ripresenta ogni 2-3 anni. Sabato notte l’evento ha toccato principalmente la Valle Maggia: nel fiume Maggia a Locarno domenica mattina sono stati misurati quasi 1'500 metri cubi al secondo, una piena anch’essa con ricorrenza 3-4 anni.

Nei corsi d’acqua minori, sollecitati dalle precipitazioni intense di venerdì sera e di sabato mattina, le piene corrispondono a periodi di ritorno più elevati, indicativamente intorno ai 20 anni e localmente anche superiori.

Il livello del lago di Lugano è cresciuto tra venerdì e sabato di 18 centimetri, senza generare alcun problema; la quota del lago Maggiore è aumentata di 1,20 metri e nelle prossime ore è atteso un ulteriore incremento, di circa 20 centimetri fino alla stabilizzazione prevista nella notte tra lunedì e martedì. Anche il livello del Verbano non desta al momento alcuna preoccupazione e si trova ancora lontano dal limite di esondazione a Locarno.  

Le zone maggiormente colpite sono state: dapprima il Sottoceneri, con il Basso Ceresio, in particolare a Bissone - dove si è verificata una colata detritica, con una casa evacuata - e il Basso Malcantone, con l’esondazione della roggia di Magliaso. Successivamente sono stati interessati: il Ticino centrale con il Gambarogno, il Piano di Magadino e i suoi versanti, Cugnasco-Gerra, Lavertezzo-Piano, Tenero e Gordola; la Valle Riviera, Preonzo, Osogna e Cresciano. Esondazione di torrenti e riali minori con importanti quantitativi di materiale trasportato, assieme a scoscendimenti locali hanno provocato allagamenti localizzati e perturbato o interrotto momentaneamente la viabilità in diversi punti. La linea FFS verso Luino è tuttora interrotta a Vairano a seguito di uno smottamento.

Infine si segnala che nella notte su domenica le precipitazioni concentrate su Vallemaggia e Valle Verzasca non hanno provocato danni di rilievo.  

MeteoSvizzera indica in questo modo i valori delle precipitazioni cadute:

- fra la Lavizzara e la Verzasca 280-320 mm, con punte locali attorno ai 350 mm
- fra il Locarnese e la bassa Valle Verzasca, così come nella media Leventina: 200-280 mm con punte fino a 300 mm
- Bellinzonese, Riviera, Blenio, Bassa Leventina, Moesano fino alla Bregaglia: 150-230 mm, con punte locali probabilmente superiori nella media Riviera.
- Alta Engadina e Val Poschiavo: 90-120 mm, con punte di 150-200 mm nella regione del Bernina.
- Sottoceneri: 75-170 mm.

Per quanto concerne le strade si registrano disagi al traffico: l’evento ha interessato il piano di Magadino, le strade di collegamento tra Locarno e Bellinzona e il Gambarogno. Si segnalano in particolare: una frana sulla strada per Indemini (zona valle della Neve) che ha danneggiato un cantiere, una frana sulla strada per Pugerna, ad Arogno in corrispondenza di un punto già conosciuto per eventi simili in passato, il cedimento di un muro a Fusio e altri eventi di minore portata.  

Tra le principali aree toccate da problemi maggiori di viabilità con danni di lieve entità alle strade provocati da torrenti si segnalano: il Valegion a Preonzo, la zona San Bartolomeo a Vogorno, Cugnasco-Gerra, Riazzino e nel Gambarogno tra Magadino e Gerra.  

Complessivamente, le conseguenze per le strade cantonali sono state lievi. L’unica strada al momento ancora chiusa al traffico - la cui riapertura è prevista in mattinata - riguarda l’accesso alla stazione di San Abbondio.  

Nei prossimi giorni verrà effettuata una pulizia delle strade, la vuotatura delle camere e lo spurgo di alcune canalizzazioni. Complessivamente si stimano costi pari a circa 800 mila CHF per sgomberi e ripristini.    

MeteoSvizzera, che per la prima volta ha diramato un'allerta 5 a Sud delle Alpi, spiega come "l'aspetto particolare di questo evento è la forte componente convettiva delle precipitazioni", spiegando che cosa significa: "Soprattutto nella prima fase, infatti, non si è trattato di una classica situazione di sbarramento, quando ci si aspetterebbero precipitazioni estese e continue che iniziano dall'alto Ticino e poi si estendono progressivamente verso sud. I rovesci e i temporali sono invece iniziati dal Sottoceneri già nella mattinata di venerdì, poi si sono concentrati sul Ticino centrale e orientale fino al Moesano, risparmiando in gran parte il Locarnese, la Vallemaggia e la Verzasca. Queste ultime regioni sono poi state maggiormente toccate a partire da sabato sera".

"Gli accumuli di pioggia sull’insieme del territorio e su tutto l’evento non hanno in generale raggiunto valori da primato; il periodo di ritorno stimato per le piogge cadute in 48 ore fra venerdì mattina alle 6 e domenica alle 6 è fra i 3 e gli 8 anni per il sud delle Alpi ed i Grigioni, fra 1 e 3 anni per il versante nordalpino orientale. A livello regionale il periodo di ritorno si può stimare in  circa 10 anni al sud e nei Grigioni, localmente 10 - 25 anni; sul versante nordalpino orientale a livello più locale il periodo di ritorno arriva a 5 – 15 anni". Non è record, dunque, anche se oggi verrà pubblicata un'analisi climatologica più precisa, con tutti i dati a disposizione. 
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