Mondo, 14 maggio 2020

La Cina rischia di perdere la sua influenza sull'Europa

Molti analisti concordano sul fatto che la Cina stia approfittando della pandemia di Covid-19 per estendere la propria sfera d’influenza verso l’Europa. Con l’avvento di Donald Trump gli Stati Uniti si sono in effetti progressivamente ritirati dal Vecchio Continente e, in tempi recenti, il vuoto lasciato da Washington è diventato terra di conquista cinese. Prima con la Belt and Road Initiative e poi con la ”Nuova via della Seta della salute”, Pechino ha fatto capire di essere disposta ad allacciare stretti legami con quanti più Paesi possibili. Rapporti, va da sé, che si riveleranno utili anche e soprattutto nell’immediato futuro, quando il virus – si spera – sarà solo un lontano ricordo.

La narrazione del gigante asiatico al tempo del Covid-19 è semplice e, forse proprio per la sua semplicità, è riuscita a fare breccia un po’ ovunque. In una situazione del genere – ha cercato di far capire il Dragone ai membri Ue – non sono stati gli americani ad aiutarvi nel momento del bisogno, ma i cinesi. Le immagini di aerei pieni di aiuti sanitari, i team di esperti provenienti da oltre la muraglia, pacchetti su pacchetti di mascherine: nel grande gioco a somma zero, tutto questo ha portato un sacco di punti in dote a Xi Jinping.

Gli Stati Uniti, in parte per errori propri e in parte per l’aggressiva intraprendenza cinese, sanno di essere stati anticipati da Pechino. Per questo, al fine di limitare le scorribande asiatiche in Europa, gli statunitensi hanno reagito accusando la Cina di aver provocato la pandemia. Il j’accuse di Washington potrebbe tuttavia non bastare per convincere gli alleati europei ad allontanarsi dal governo cinese.

L’Europa si allontana

Eppure c’è un’altra lettura che analizza in modo completamente diverso quello che sta accadendo in Europa. Altro che terra di conquista del Dragone: secondo Bloomberg, il piano d’azione cinese rischia di allontanare definitivamente dalla Città Proibita il Vecchio Continente. Il motivo è semplice: la ”goffa” e ”brutta campagna di disinformazione” portata avanti dal Partito Comunista cinese sarebbe stata smascherata.

Tra aiuti sanitari fatti passare per regali anche quando non lo erano (molte attrezzature sono state vendute a prezzo di comodo), dispositivi di protezione a volte difettosi (alcuni lotti di mascherine rifilate alla Spagna) e una descrizione dell’epidemia non sempre in linea con la percezione della realtà europea, molti Paesi dell’Ue hanno capito che il salvagente cinese è un cavallo di Troia che nasconde massicce dosi di soft power.

”Se il 2019 è stato l’anno in cui gli europei hanno iniziato a nutrire seri dubbi sulle intenzioni geopolitiche di Pechino – ha scritto Andreas Kluth su Bloomberg – il 2020 potrebbe passare alla storia come il momento in cui si ribellarono alla Cina in segno di sfida”. L’eventuale reazione dell’Europa non sarebbe da ricollegare alla diatriba che ruota attorno alle presunte colpe cinesi nell’origine del virus e della pandemia, quanto piuttosto al tentativo mediante il quale il Dragone starebbe capitalizzando l’emergenza coronavirus attraverso una cinica campagna di propaganda.

Troppa propaganda fa male

È davvero così? L’analisi di Bloomberg merita di essere approfondita. Senza ombra di dubbio Pechino ha visto nell’Unione europea un vuoto da riempire. Da questo punto di vista, il governo cinese non si è lasciato sfuggire l’occasione, anche perché l’Ue è sempre stata ancorata nel campo transatlantico. Certo, gli aiuti offerti dal Dragone agli Stati membri dell’Ue si sono rivelati utili ma la Cina non si è fermata alla sola ”diplomazia delle mascherine”.

Accanto all’apporto sanitario l’ex Impero di Mezzo ha scatenato una guerra di propaganda con cui sminuire il sistema democratico occidentale e dipingere quello cinese come il più efficiente sulla piazza. Alcuni Paesi, soprattutto nella periferia orientale del continente (Serbia e Ungheria), hanno dato implicitamente ragione a Pechino, mentre altri hanno lanciato ai cinesi segnali emblematici (un esempio su tutti: la Repubblica Ceca). Il rischio, per Pechino, è che troppa propaganda possa saturare le simpatie di alcuni potenziali partner, offrendo agli Stati Uniti la possibilità di tornare in pista.

Federico Giuliani / insideover.it

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