Mondo, 03 aprile 2020

Russia e Stati Uniti contro il Covid-19, segni di disgelo?

La diffusione del Covid-19 sta accentuando il divario che separa Stati Uniti e Cina, avendo sancito l’inizio del nuovo capitolo del loro scontro egemonico. I due paesi si accusano ormai apertamente e reciprocamente di aver avuto un ruolo nello scoppio della pandemia, una guerra informativa su vasta scala è in corso per riscrivere la storia delle origini del Covid-19 e plasmare le percezioni dell’opinione pubblica mondiale, e la diplomazia delle mascherine si è rivelata per quel che è, ossia umanitarismo piegato alla realpolitik, uno strumento per recuperare terreno nell’Unione Europea, soprattutto in Italia e nei paesi dell’alleanza Visegrad.

Mentre il Covid-19 incendia la rivalità sino-americana, i rapporti fra Washington e Mosca sembrano invece dirigersi verso una fase di disgelo, come suggerito dal recente carico di aiuti umanitari inviato dall’ultima in supporto della prima, ma anche da altri eventi accaduti negli ultimi quattro mesi.

Dalla Russia con amore, edizione Stati Uniti

Lunedì ha avuto luogo una telefonata fra Vladimir Putin e Donald Trump, durante la quale è stato raggiunto un accordo per l’invio di un aereo russo carico di aiuti negli Stati Uniti, includente mascherine, equipaggiamento protettivo e strumentazione ospedaliera. I beni sono stati raccolti in brevissimo tempo e un Antonov An-124-100 è partito nelle prime ore di mercoledì, ottenendo un grande riscontro di pubblico in entrambi paesi.

Mentre il presidente statunitense ha commentato “la Russia ci ha inviato un aereo veramente molto carico di roba, equipaggiamento medico, è stato molto carino”, Dmitry Peskov, il portavoce ufficiale del Cremlino, ha spiegato che per il presidente russo “la situazione attuale colpisce tutti, senza eccezioni [perciò] non c’è altra alternativa al lavorare insieme nello spirito del partenariato e dell’assistenza reciproca” e non viene nascosta l’aspettativa che Washington ricambi il favore una volta raggiunta la capacità di produzione ottimale dei beni medici e igienico-sanitari.

Gli eventi importanti degli ultimi mesi

L’amministrazione Trump avrebbe potuto rifiutare gli aiuti russi ma ha scelto di accettarli, e questo semplice fatto è già di per sé molto significativo. Sebbene il muro che separa i due paesi sia ancora alto, solido e spesso, negli ultimi mesi sono avvenuti alcuni fatti molto emblematici, possibili indizi di un futuro ritorno alla normalità, anche se temporaneo e dettato da ragioni prettamente strategiche.

Il 2019 si è concluso con un’operazione antiterroristica del FSB a San Pietroburgo, avvenuta grazie ad una soffiata arrivata da oltreoceano, da Washington, che ha sventato quello che avrebbe potuto essere un attentato sanguinoso nella seconda città più importante della Russia. Putin aveva ringraziato calorosamente la controparte statunitense, evidenziando quanto fosse importante la collaborazione bilaterale fra i due paesi, soprattutto nel campo dell’anti-terrorismo.

Quest’anno, invece, si è aperto all’insegna delle dichiarazioni eclatanti, ma realistiche e prevedibili, del segretario di stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, sulla questione crimeana. Pompeo, nel corso di un incontro a porte chiuse con la dirigenza ucraina, avrebbe spiegato che “la Crimea è persa […] la Russia non è un paese dal quale si può portare via qualcosa”.

Verso un asse anticinese?

Una convergenza potrebbe essere in corso, sotterranea e silente, e l’avvicinamento potrebbe avvenire per soddisfare un’esigenza comune: il contenimento della Cina. Henry Kissinger e Steve Bannon sono fra i nomi più illustri ad essersi espressi in favore di un asse russo-americano in chiave anti-cinese, modellato sullo stesso meccanismo del “gioco” elaborato da Kissinger nel corso della guerra fredda per alimentare la rottura fra Mosca e Pechino.

Mentre Mosca è stata accusata formalmente dalle autorità cinesi di aver mantenuto un atteggiamento poco collaborativo nella gestione della pandemia ed al limite della discriminazione razziale nei confronti dei cinesi residenti o turisti nel paese, da Washington è invece partita la controffensiva alla guerra informativa di Pechino, con la popolarizzazione del termine “virus cinese“, ed alcuni analisti hanno suggerito che la missione “Dalla Russia con amore” destinata all’Italia possa essere stata il frutto di un accordo russo-americano in funzione di contenimento anticinese.

Si tratterebbe di un pensiero illusorio, però, credere che la convergenza possa concretizzarsi nel breve e medio periodo, ma non è da escludere a priori che possa avvenire. La convergenza richiederà innanzitutto un cambio di mentalità fra i decisori politici del Pentagono e della Casa Bianca, attualmente appiattiti su posizioni molto vicine al neoconservatorismo dell’era Bush Jr, e quindi la fine ufficiale della guerra fredda 2.0 lanciata da Barack Obama, che in realtà era iniziata già nel dopo-Urss con l’espansione dell’Alleanza Atlantica nello spazio post-comunista dell’Europa centro-orientale.

La Russia ha molte più ragioni degli Stati Uniti per temere l’ascesa della Cina quale prima potenza mondiale, soprattutto alla luce della contiguità geografica, e il partenariato, pur essendo molto forte in una serie di settori, non è esente da punti deboli, vere e proprie crepe, e forme di sottaciuto antagonismo, e l’agenda russa per l’Asia meridionale ed orientale va, infatti, letta nel quadro di una politica di contenimento preventivo qualora il matrimonio di convenienza dovesse finire.
D’altra parte, la russofobia regnante nella comunità euroamericana, che da tempo rasenta livelli della Guerra fredda, ha costretto il Cremlino a ripiegare forzatamente su Pechino, e se la linea dura occidentale dovesse proseguire, il partenariato scomodo ed antistorico siglato da Putin e Xi Jinping potrebbe finire col trasformarsi in una vera e propria alleanza, duratura e solida poiché dettata da ragioni di sopravvivenza.

Emanuel Pietrobon / insideover.it

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