Sport, 12 marzo 2020
Playoff e playout, sì o no? Tra contagi e rinvii il mondo dello sport chiede di fermarsi
Il Consiglio di Stato di ieri sembrerebbe aver messo una pietra sopra alla possibilità di disputare la post season, ma la parola definitiva spetta alla Lega. Nel frattempo nel resto d’Europa il mondo sportivo chiede a gran voce la sospensione
LUGANO – Il momento tanto atteso della stagione hockeystica, la post season, dopo ieri sera è ancora più in dubbio. Se fino a ieri si aspettava soltanto la riunione di venerdì tra Federazione e club per ricevere il via libera per disputare playoff e playout, anche se senza pubblico per via del coronavirus, ora le cose potrebbero essere cambiate. Prima di ieri pomeriggio si attendeva di capire cosa avrebbe deciso, sempre venerdì, il Consiglio federale in merito alle restrizioni riguardanti le manifestazioni sportive, ma ora c’è da tenere in conto che Lugano e Ambrì fino al 29 marzo non possono neanche allenarsi, stando a quanto comunicato ieri da Christian Vitta.
Lo stesso presidente del Consiglio di Stato ticinese ha spiegato che al momento “le attività sportive non possono essere disputate e che per quanto riguarda i playoff, bisognerà vedere anche cosa deciderà la Lega”, ma è innegabile che, non potendosi allenare, le due squadre ticinesi difficilmente potranno scendere in pista per affrontare una partita.
Nel frattempo tutto il mondo dello sport sta andando nella direzione di dire “stop” alle attività sportive. Il sindacato mondiale dei calciatori ha chiesto che ogni manifestazione venga annullata e fermata, in Europa League le sfide che vedevano impegnate le due squadre italiane – Roma e Inter –

sono state rinviate (anche perché i voli tra Italia e Spagna sono sospesi), la Serie A è già stata fermata (così come i nostri campionati) e anche la Liga spagnola chiede lo stop.
Ma non è finita qui: le finali di sci di Cortina sono state annullate, il Giro di Normandia pure, i tornei di tennis di Barcellona e Madrid sono a rischio, l’Eurolega di basket ha negato la possibilità di disputare le partite in Italia e chi più ne metta. Senza dimenticare che nella giornata di ieri è risultato positivo Timo Hubers, 23enne giocatore dell’Hannover e tutta la squadra è stata messa in quarantena preventiva, con la Bundesliga che però continua a disputarsi.
Qual è quindi la via giusta? Giocare, anche con precauzioni e restrizioni – ricordiamo però che in Champions League a Lipsia e a Liverpool le sfide di martedì e mercoledì si sono disputate col pubblico presente – oppure fermarsi e combattere tutti assieme questo virus che sta davvero cambiando tutte le consuetudini anche della nostra vita normale? È una domanda che ci stiamo ponendo anche nella quotidianità – chiudere tutte le scuole? Chiudere le ditte? Chiudere le frontiere? – e, nonostante in questo periodo lo sport assuma meno valore, anche in questo mondo ci si domanda come affrontare questo particolare momento storico.