Mondo, 04 novembre 2019

Per il governatore della Banca centrale ungherese l'euro è "una trappola da cui bisogna uscire"

Non capita tutti i giorni leggere un Governatore di una Banca Centrale europea affermare che l’Euro è stato un errore. Eppure è ciò che ha fatto Gyorgy Matolcsy, governatore della Banca Centrale ungherese, il quale ha scritto un editoriale pubblicato ieri sul Financial Times.

Secondo Matolcsy, l'euro sarebbe stato un "tranello francese". All'inizio degli anni 90, con l'unificazione della Germania, il presidente francese François Mitterrand temeva il crescente potere tedesco e credeva che convincere i tedeschi ad adottare la moneta unica sarebbe stato sufficiente ad evitare un’egemonia germanica sul continente. Il cancelliere tedesco Helmut Kohl, accettò considerando l’euro il prezzo finale per una Germania unificata. Ma, secondo Matolcsy, sia Francia che Germania si sbagliarono. Ora abbiamo una Germania europea, non una Europa tedesca, e l’euro non è stato in grado di prevenire la nascita dello strapotere tedesco. 

Tuttavia, per il governatore ungherese, la moneta unica è stata dannosa anche per la Germania. A causa di una valuta artificialmente svalutata grazie ai paesi del Sud Europa per la Germania è stato facile affermarsi con un export strabordante, ma così facendo non ha investito in infrastrutture, non ha investito in tecnologie, ha mancato la rivoluzione digitale e si  trova ora in crisi.

Di seguito il testo integrale di Matolcsy pubblicato sul Financial Times (tradotto da l'antidiplomatico.it):

È giunto il momento di cercare una via d’uscita dalla trappola dell’euro. C’è in giro un pericoloso dogma, secondo il quale l’euro sarebbe stato un “normale” passo avanti verso l’unificazione dell’Europa occidentale. Ma creare una valuta comune europea non è stato affatto normale, perché quasi nessuna delle condizioni preliminari necessarie era soddisfatta.
 
Due decenni dopo il lancio dell’euro, mancano ancora la maggior parte dei pilastri necessari per una moneta globale di successo – uno Stato comune, un bilancio che copra almeno il 15-20% del prodotto interno lordo totale della zona euro, un ministro delle Finanze della zona euro e un ministero per esercitare questo ruolo.

Raramente ammettiamo le vere radici della decisione sconsiderata di creare una valuta comune: è stata una trappola della Francia. Mentre la Germania si univa, François Mitterrand, allora Presidente francese, temeva il crescente potere tedesco e credeva che convincere il Paese a rinunciare al marco tedesco sarebbe bastato a evitare un’Europa tedesca. Il cancelliere dell’epoca, Helmut Kohl, cedette e considerò l’ euro il prezzo da pagare per una Germania unificata.
 
Erano entrambi in errore. Ora abbiamo una Germania europea, non un’Europa tedesca, e l’euro non è stato in grado di impedire l’emergere di un’altra forte potenza tedesca. Ma anche i tedeschi sono caduti nella trappola dell’euro “troppo bello per essere vero”. L’inclusione delle economie dell’Europa meridionale nella zona euro ha portato a un tasso di cambio abbastanza debole da consentire ai tedeschi di diventare la più potente macchina di esportazione globale dell’Unione europea.

Questa opportunità inaspettata li ha riempiti di soddisfazione. Hanno trascurato di aggiornare le proprie infrastrutture o di investire adeguatamente nei settori in espansione. Hanno mancato la rivoluzione digitale, calcolato male l’emergere della Cina e non sono riusciti a costruire aziende globali paneuropee. Allo stesso tempo, aziende come Allianz, Deutsche Bank e Bayer si sono prodotte in inutili sforzi per conquistare Wall Street e gli Stati Uniti.
 
La maggior parte dei paesi della zona euro ha avuto un andamento migliore prima dell’euro che dopo la sua entrata in vigore. Secondo l’analisi del Center for European Policy nei primi due decenni di euro ci sono stati pochi vincitori e molti perdenti. Non era certo stata necessaria una valuta comune per le storie di successo europee di prima del 1999, e la maggior parte degli Stati membri dell’Eurozona non ne ha beneficiato in seguito. Durante la crisi finanziaria del 2008 e la crisi economica dell’Eurozona del 2011-12 la maggior parte dei paesi membri è stata colpita in modo pesante, avendo accumulato enormi debiti pubblici. Non ci sono pasti gratis e i prestiti a basso costo spesso costano molto in seguito.

È giunto il momento di svegliarsi da questo sogno sterile e dannoso. Un buon punto di partenza sarebbe riconoscere che la moneta unica è una trappola praticamente per tutti i suoi membri – per ragioni diverse – e non certo una miniera d’oro. Gli stati dell’Ue, sia quelli che fanno parte dell’Eurozona sia quelli che non ne fanno parte, dovrebbero ammettere che l’euro è stato un errore di strategia. L’obiettivo di costruire una valuta occidentale globale in competizione con il dollaro era una sfida agli Stati Uniti. La visione europea degli Stati Uniti d’Europa negli ultimi due decenni ha portato a una guerra americana, sia aperta che occulta, contro l’Ue e l’Eurozona.

Dobbiamo trovare il modo di liberarci da questa trappola. Gli europei devono rinunciare alle loro pericolose fantasie di creare un potere in grado di competere con gli Stati Uniti. Nei prossimi decenni I membri della zona euro dovrebbero essere autorizzati a uscire dall’area valutaria,  e quelli rimanenti dovrebbero costruire una valuta globale più sostenibile. Nel 2022 celebriamo il trentesimo anniversario del trattato di Maastricht che ha adottato l’euro riscrivendo gli accordi.  

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