Svizzera, 08 ottobre 2019

Swiss, Quadri: "Via quella bandiera"

*Dal Mattino della Domenica. Di Lorenzo Quadri

La Swiss, che di svizzero ha solo il nome (non è certo l’unico caso), ha abbandonato il Ticino scaricando l’aeroporto di Lugano.

I manager germanici di Swiss, proprietà di Lufthansa, ad Agno ne hanno combinate peggio di Bertoldo. Prima hanno fatto in modo che le altre compagnie che vi operavano fallissero, poi hanno ripreso la tratta su Ginevra per abbandonarla a tempo di record, poi hanno appaltato il collegamento su Zurigo ad Adria ben sapendo che si trattava di compagnia di dubbia solidità.

Swiss, non il Gigi di Viganello, ha portato la fallimentare Adria a Lugano. La sua responsabilità nel “grounding” è dunque plateale. L’obbligo di porvi rimedio è manifesto. Ed invece, cosa ha fatto la compagnia germanica? Ha rinunciato alla concessione su Lugano ed ha scaricato la tratta. Per poi affrettarsi a riprendere il collegamento Zurigo-Lubiana, dedicandovi anche gli slot su Zurigo in precedenza usati per Lugano. Che squallore e che meschinità!

A questo punto, se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, è ben probabile che Avio Ticino (l’associazione a difesa dello scalo luganese) abbia ragione quando parla di premeditazione: Swiss ha affondato di proposito Lugano per fare altro. Questo dopo mesi e mesi di disservizi, disguidi, voli annullati.

Se ne impipano della Svizzera

Swiss ha scaricato il Ticino, se ne è fregata dei passeggeri rimasti a piedi, dei lavoratori dell’aeroporto. Se ne è fregata di ogni decenza. Perché questi signori germanici se ne impipano della Svizzera.

Tanto per non farsi mancare nulla, l’azienda ha pensato bene di dire aipropri passeggeri di prendere il treno. Una compagnia aerea che, invece di cercarsi nuovi clienti, li scarica su altri vettori di trasporto, sta raschiando il fondo del barile ed ha disimparato il significato della parola vergogna.

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta: gli uccellini cinguettano che i manager di Swiss abbiano addirittura l’arroganza e la malafede di sostenere, a propria giustificazione, che non ci sarebbero (quasi) state reazioni

politiche dal Ticino a seguito del loro scellerato menefreghismo. C’è più tolla sulla faccia di questi magnamagna- magnager che sulle fusoliere dei loro trabiccoli volanti!

Calpestati i valori elvetici

La bandiera svizzera, come il passaporto, ha un valore. Nell’ambito imprenditoriale, questo valore è grande: veicola affidabilità, sicurezza, precisione. “Atout” che si concretizzano poi in soldoni sonanti. La (da tempo)germanica Swiss i valori svizzeri li ha calpestati tutti. Ha preso a schiaffi il federalismo, dimostrando di non considerare il Ticino parte della Svizzera. Da Berna, una ministra dei trasporti degna di questo nome non sarebbe stata zitta. Ma la kompagna Sommaruga, soldatina dell’isterismo climatico, fautrice della criminalizzazione e della persecuzione degli automobilisti, fa parte di quel P$$ che ha dichiarato guerra alla mobilità e che vuole trasformare gli aeroporti in campi di patate. Su queste colonne, ancora prima che la ministra del “devono entrare tutti” si piazzasse al DATEC, avevamo previsto che un suo approdo lì sarebbe stato una catastrofe. Ed infatti…

Stop all’abuso

La bandiera svizzera ha un valore. La bandiera svizzera bisogna meritarsela. I balivi germanici di Swiss, ovvero Lufthansa, hanno dimostrato di non meritarsela. E quindi di non meritare, ma nemmeno lontanamente, i vantaggi competitivi che comporta il poterla sfoggiare. Via subito la nostra bandiera ed il nome della nostra nazione dagli apparecchi di Lufthansa! Non permettiamo a questa genoria di abusare oltre del simbolo della nostra Nazione!

*Edizione del 6 ottobre 2019


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