Ticino, 06 aprile 2019

Andrea Vosti sostituito da Herber a causa del "Russiagate"?

È notizia di questa settimana che Massilimiano Herber, tuttora responsabile del programma "Il Quotidiano" alla RSI, sarà il nuovo corrispondente da Washington della radiotelevisione pubblica (vedi articoli correlati). Per ora nulla si sa del futuro dell'attuale corrispondente dell'emittente di Comano negli USA, Andrea Vosti, al centro di una polemica sorta l'anno scorso a causa di una sua presunta faziosità nei confronti del presidente americano Donald Trump. Giorgio Ghiringhelli, fondatore del movimento Guastafeste, aveva allora lanciato una petizione per chiedere la rimozione di Vosti, ritenuto troppo di parte nel riportare l'attualità americana. Benchè infruttuosa, la petizione aveva sollevato una polemica da cui era emerso che effettivamente diversi, in Ticino, ritenevano Vosti inadatto al suo ruolo.

E proprio in questi giorni Ghiringhelli ha inviato ai media un comunicato in cui fa notare la "coincidenza" dell'annuncio di Herber a prossimo corrispondete USA alla quasi contemporanea conclusione delle indagini relative al cosidetto "Russiagate", ossia quella fantasiosa teoria secondo cui Donald Trump avrebbe colluso insieme alla Russia per farsi eleggere. Lo ricordiamo, in questi ultimi tre anni, a partire dall'estate 2016, la quasi totalità dei media "mainstream" americani, insieme a numerosi esponenti politici americani, hanno continuamente accusato, senza alcuna prova, il presidente americano di essere in combutta con il governo russo, il quale lo avrebbe in qualche modo aiutato a farsi eleggere.

La psicosi che a suo tempo aveva suo tempo colpito la politica e parte della società americana aveva poi spinto il congresso americano a lanciare una commissione straordinaria, diretta dal ex-capo del Fbi Robert Mueller, per fare luce su un'eventuale collusione tra Trump e il governo russo. Com'era ampiamente prevedibile, l'indagine di Mueller, durata due anni, costata milioni di denaro pubblico e che ha tenuto sotto una psicosi collettiva parte della società americana (per non dire mondiale) ha scagionato Trump da qualsiasi accusa di collusione.

E se in questi giorni i media americani che hanno tenuto in piedi questa teoria complottista senza alcun fondamento stanno subendo perdite di telespettatori nell'ordine delle centinaia di migliaia e hanno dato un assist politico enorme all'odiato Trump, che si è quindi visto dar ragione quando in tutti questi anni ha denunciato una caccia alla streghe e accusato i media americani di partigianeria, i media europei che in tutti questi anni, dove la questione ha avuto un'importanza infinatamente minore, hanno acriticamente ripreso ciò che i media americani riportavano, non subiranno invece con tutta probabilità nessuna ripercussione. Con l'eccezione forse proprio dello stesso Vosti, il quale, secondo Ghiringhelli potrebbe essere stato rimosso dall'incarico di corrispondete USA proprio per la copertura, faziosa e partigiana, del "Russiagate".

Di seguito riportiamo integralmente il comunicato inviato da Ghiringhelli :

NUOVO CORRISPONDENTE DELLA RSI DA WASHINGTON: MAX HERBER AL POSTO DI ANDREA VOSTI

Un anno fa il Guastafeste aveva lanciato una petizione per chiedere la rimozione del giornalista, giudicato troppo fazioso verso Donald Trump nelle sue corrispondenze dagli USA


A partire dal prossimo mese di settembre l’attuale responsabile dell’attualità regionale della RSI,
Massimiliano (Max) Herber sarà il nuovo corrispondente da Washington della radiotelevisione
pubblica. La notizia è stata data il 3 aprile dal portale online di informazione Liberatv, cha ha così
commentato :

“Una scelta di vita, quella di Herber, che ha colto di sorpresa un po’ tutti. Alla soglia dei
50 anni, è nato a Lugano nel 1970, lascia il Ticino e la sua cronaca di provincia per
catapultarsi al centro della politica internazionale. Da Zali a Trump, si potrebbe
riassumere con una battuta. Un bel cambiamento, non c’è che dire, per lui e per la sua
numerosa famiglia. Massimiliano Herber lavora alla RSI dal 2000, dopo aver mosso i
primi passi nel giornalismo al Giornale del Popolo. Cronista parlamentare di lungo
corso, dal 2010 guida la redazione del Quotidiano”.


Ciò che la redazione di Liberatv ha omesso di precisare è che Max Herber prenderà il posto che da 6 anni era occupato da Andrea Vosti, cioè quel giornalista di cui il Guastafeste aveva chiesto alla direzione della RSI la rimozione dal suo incarico di corrispondente con una petizione lanciata nel marzo del 2018 .

Una petizione che sollevò molte polemiche per la forma scelta, ma che contribuì a lasciar trapelare undiffuso malcontento, anche negli ambienti giornalistici, per la faziosità con cui il corrispondente da Washington informava sulle vicende del presidente Donald Trump. Una faziosità che a dire il vero aveva contrassegnato il modo di fare informazione di buona parte della stampa americana ed europea, ma che mal si confaceva con il mandato di servizio pubblico della RSI.

La soddisfazione del Guastafeste

E’ quindi comprensibilmente con grande soddisfazione che ho accolto la notizia del prossimo avvicendamento. La speranza è che il successore di Vosti non si presterà a far semplicemente da megafono agli scontenti della politica trumperiana e a coloro che un giorno sì e un giorno no complottano per mettere in cattiva luce e se possibile destituire il presidente del più grande Paese democratico al mondo, ma che si sforzerà di farci capire perché questo uomo dai modi sgarbati e così diverso dai soliti politici , che agli occhi dei suoi avversari ha l’imperdonabile torto di voler mantenere le sue promesse elettorali e di dire con una franchezza sconcertante quel che pensa , è stato eletto dagli americani al posto di Hillary Clinton. E anche di aiutarci a capire le sue strategie politiche, militari, finanziarie ed economiche, basate sullo slogan elettorale “America first”, nei confronti del resto del mondo , e in particolare dell’Europa, della Russia, della Cina, di Israele, dell’Iran, del Medio Oriente e dell’Islam.

Non sapremo probabilmente mai se Andrea Vosti abbia deciso di lasciare il prestigioso incarico di sua iniziativa o se è stato “rimosso”, come chiedeva la petizione. Come pure non sapremo probabilmente mai se vi sia qualche relazione fra la notizia dell’avvicendamento e la notizia, diffusa pochi giorni fa ( il 25 marzo), della consegna al Congresso americano del rapporto del procuratore speciale Robert Mueller, che scagiona il Presidente americano dall’accusa di loschi legami tra la Russia e la sua campagna elettorale, mettendo fine a un’indegna campagna stampa contro di lui che durava da troppo tempo.

Quelle scuse che non arriveranno mai...

Molti giornalisti, che per tutta la durata dell’inchiesta han fatto di tutto per screditare Donald Trump, montando la panna nella speranza di giungere alla sua destituzione, dovrebbero chiedere scusa al presidente americano per le tonnellate di letame che gli han scaricato addosso, e dovrebbero chiedere scusa pure ai loro lettori e telespettatori per essersi prestati a fare da tam tam alla faziosa stampa americana, e per aver somministrato loro una valanga di notizie rivelatesi false e gonfiate ad arte, invece di dedicare più proficuamente e più intelligentemente questo spazio e questo tempo a spiegare motivi e conseguenze del cambio di rotta della politica americana nei confronti del mondo.

Le scuse non sono arrivate e mai arriveranno, ma forse qualche giornalista deluso per la vittoria di Trump o pentito del proprio operato ha deciso di cambiar mestiere, e magari qualcun altro è invece stato rimosso dal suo incarico senza tanto clamore perché ritenuto troppo fazioso ....

Un piccolo esempio del modo di informare del Vosti? Nel Telegiornale del 25 marzo 2017, quando Trump era già presidente, il Vosti si permise di difinirlo un “tracotante e superficiale” suscitando le proteste indirizzategli via Facebook da un telespettatore, al quale l’interessato rispose che “ all’interno di un commento è lecito prendere posizioni”, e che “tracotanza è un termine adeguato” per “ esprimere un giudizio su affermazioni che Trump ha ripetutamente fatto da candidato e poi da presidente”, come ad esempio che “l’Obamacare è un disastro” e “io da solo posso sistemare la sanità”.

Chi sono io per giudicare un gay?” aveva detto tempo fa Papa Francesco riferendosi alla lobby dei gay del Vaticano. Ma evidentemente quando si tratta di criticare il Presidente degli USA non tutti i giornalisti son così modesti da chiedersi “chi son io per giudicare Trump?” o per chiedersi “ a chi interessa quel che penso io di Trump?” Un giornalista dovrebbe limitarsi a riferire i fatti ed eventualmente a commentare gli avvenimenti... lasciando al lettore/telespettatore ogni giudizio morale o politico sul personaggio.

Una petizione che ha messo il dito nella piaga

Se qualcuno volesse rinfrescarsi la memoria sulla petizione lanciata un anno fa dal Guastafeste e sulle reazioni che la stessa suscitò, può andare a rileggersi i tre articoli pubblicati sul sito del Guastafeste il 2, l’8 ed il 12 marzo del 2018 :

http://ilguastafeste.ch/petizionecontroandravosti.pdf (2 marzo 2018)

http://ilguastafeste.ch/unsondaggiomanipolato.pdf (8 marzo 2018)

http://ilguastafeste.ch/chihavistoilvosti.pdf (12 marzo 2018)

Ci limiteremo a ricordare che lo stesso giorno del lancio della petizione il portale di informazione
Ticinonline lanciò un sondaggio che chiedeva : “Ritenete che Andrea Vosti, corrispondente RSI dagli Stati uniti, sia troppo fazioso ?”. Nel giro di un paio di ore ben 885 utenti risposero SI e 834 risposero NO, mettendo a nudo un diffuso malcontento grazie alla petizione.

La petizione venne poi “condannata” dal comitato dell’Associazione ticinese dei giornalisti, dalla RSI e dal Sindacato svizzero dei mass media, che nei loro comunicati tirarono in ballo la libertà di stampa. Anche Matteo Caratti, direttore de La Regione (giornale per il quale in passato Andrea Vosti aveva lavorato...) dedicò alla petizione un bilioso editoriale pubblicato il 7 marzo in prima pagina. Francesco De Maria sul suo sito Ticinolive, scrisse che libertà di stampa non significa libertà di sfogare le proprie frustrazioni a spese del contribuente .

Nell’edizione del 6 marzo 2018 il Giornale del Popolo scrisse :

“da queste colonne, nella rubrica televisiva “teleraccomando”, la signora DeViso ha già messo più volte in evidenza come i contributi giornalistici di Vosti dagli USA spesso siano molto di parte e sempre mirati a colpire la politica del presidente Trump. Un modo di fare giornalismo in contrapposizione al servizio pubblico, a cui la SSR deve fare riferimento per statuto. D’altro canto il metodo usato da Ghiringhelli è certamente provocatorio, anche se questo non dovrebbe far desistere i vertici della RSI dal fare qualche riflessione sulla sostanza della richiesta. In questo senso, non varrebbe la pena di far intervenire l’Ombudsman ?”.

Dal canto suo il direttore del Corriere del Ticino, Fabio Pontiggia, pur ammettendo nero su bianco che il Vosti era non solo fazioso ma “ faziosissimo”, decise di non pubblicare la notizia della petizione, con la motivazione che la stessa era “illiberale” e che il Corriere del Ticino non si prestava “a fare da cassa di risonanza a questo genere di operazioni, perché criticare è giusto e legittimo, e anche doveroso, ma chiedere di rimuovere no”.

In data 9 marzo Eros Mellini, direttore de “Il Paese” (il quindicinale dell’UDC), prese parte al dibattito con un editoriale nel quale si leggeva :

“(...)Peccato che nessuno dice perché chiedere l’allontanamento di un giornalista – peraltro riconosciuto come fazioso - sarebbe inaccettabile in una società liberale e democratica. In altre parole, in una società liberale e democratica è ammesso informare tendenziosamente e subdolamente, tanto al massimo ti criticheranno ma il posto non te lo tocca nessuno. È il regime cui l’arroganza della casta ci ha abituato e che purtroppo il popolo ha sancito domenica scorsa. Ancora una volta, si distoglie lo sguardo dalla luna per indirizzarlo sul molto meno ingombrante dito (...).”

Giorgio Ghiringhelli

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