Sport, 01 febbraio 2019

Hirschi pungola il Lugano: “È il momento più difficile per vincere spesso. Ora si vede chi è una squadra”

L’ex capitano bianconero è intervenuto in merito al momento che la squadra sottocenerina sta attraversando ormai da settembre: “C’è pressione, ma è inutile crearsela da soli”

LUGANO – 14 anni vissuti con la maglia bianconera sulle spalle, 5 anni vissuti da capitano, baluardo di mille battaglie, nonostante un ginocchio che spesso lo ha fatto dannare, un titolo vinto e un apporto caratteriale che spesso ha fatto la differenza: Steve Hirschi è stato questo ed altro per il Lugano. Il 37enne nel 2017 ha appeso i pattini al chiodo, mettendosi a disposizione del sodalizio bianconero per far crescere le giovani leve: “A 13-14 anni inizi a vedere qualcosa di interessante. Qualcuno di bravo c’è, è ovvio, ma da qui a dire chi potrà vestire la maglia della Prima Squadra ce ne passa. In ogni caso è un lavoro molto importante, che ripercorre l’obiettivo della società, ovvero quello di scovare nuovi talenti nelle nostre giovanili”, ha spiegato proprio l’ex numero 8.

Steve, a proposito di Prima Squadra, sei preoccupato o deluso per quanto visto fin qui in stagione?
Una cosa positiva c’è: il Lugano è ancora vicino alla linea. Poteva andare anche peggio guardando l’andamento del campionato. Ma questo è un anno davvero equilibrato, basti vedere che in otto squadre si contendono ancora ben sei posti in vista dei playoff… In ogni caso non sono così deluso, il tempo per sistemare le cose c’è, ma ognuno deve dare il massimo. Ognuno deve tirare fuori il meglio di sé per metterlo a disposizione della squadra, dovranno trovare le soluzioni giuste per uscire da questa situazione da team: in questi momenti complicati si vede davvero chi è una squadra vera, un gruppo vero, e chi no.

Quello spogliatoio lo conosci bene, l’hai vissuto per anni e sei stato un baluardo per oltre un decennio. È tutto un fattore mentale?
È possibile, ma sei un professionista! Non serve a nulla guardare la classifica, sai bene o male come stanno le cose, ed è inutile mettersi pressioni ulteriori addosso da soli. Anzi, servirebbe esattamente il contrario: cercare di dare ognuno il 100% e aiutare i propri compagni, motivarsi a vicenda, cercando di non uscire dal pantano da soli, ma come collettivo. Mancano poche partite e questo è il momento più difficile per trovare diverse vittorie, proprio perché il tempo stringe e tutte vogliono conquistare quei punti per arrivare ai playoff.

Hai parlato di motivarsi a vicenda: questo dovrebbe essere soprattutto il ruolo di Ireland…
È vero, è il ruolo che tutti gli abbiamo sempre riconosciuto. Io l’ho vissuto sulla mia pelle nel 2017, non so ora se sia cambiato, ma non credo. Sta anche a lui, in ogni caso, cercare di mettere i giocatori nelle condizioni mentali migliori per tirar fuori il loro meglio. Ci era riuscito l’anno scorso nei playoff e tutti ci ricordiamo di come ogni singolo giocatore si sacrificava, si buttava su ogni disco, lottava centimetro dopo centimetro. Lui è un comunicatore, un motivatore ed è quello che serve in questo momento: il bel gioco interessa davvero poco ora. Lui sa cosa deve fare, saper motivare un gruppo è un’arte.

Ma se il Lugano dovesse bucare la qualificazione, potremmo parlare di fallimento della squadra, dell’allenatore, del club e della società?
Sono valutazioni che, nel caso, andranno fatte a fine stagione. In quel caso sicuramente la dirigenza si siederà intorno a un tavolo e valuterà bene le cose. Fino a quel momento non dobbiamo pensare al negativo, anche noi tifosi dobbiamo impegnarci a dare tutto, a sostenere la squadra, a dare loro una mano e, soprattutto, dobbiamo restare fiduciosi. Alla fine poi si vedrà, anche perché sono convinto che se la squadra dovesse arrivare nelle prime otto, ecco che tutta la pressione svanirà… perché, dopo una rimonta del genere, non avresti più nulla da dimostrare, non avresti quella paura che magari ti può bloccare. Lo ripeto, questo è il momento più difficile, perché non è semplice indovinare un filotto di vittorie quando ci sono otto squadre in lotta per un posto nei playoff. Nella post season tutto, invece, può cambiare.

Quale può essere la chiave di volta quindi?
I ragazzi devono tornare a fare le cose semplici, devono pensare a vincere i singoli 1 contro 1 e a giocare da squadra. Sembra banale, sembra scontato, ma è così anche perché le cose semplici sono le più complicate. Trovare la continuità, cosa che è mancata tutto l’anno, è fondamentale: guardate Berna e Zugo dove sono. E sono esattamente le due squadre più continue su tutto l’arco della stagione.

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