Sport, 26 agosto 2018

Jörg: "Campionato e Champions una stagione da brividi"

Il giovane attaccante ha fatto ritorno a Lugano dopo l'esperienza vissuta a Davos

LUGANO - Mauro Jörg riabbraccia Lugano dopo quattro stagioni passate alla corte di Del Curto in quel di Davos, con il quale nel 2015 ha vinto un titolo svizzero. Si tratta di un giocatore sicuramente interessante, basti pensare che in 529 partite disputate complessivamente in National League, il “neo” bianconero ha totalizzato 159 punti (66 gol e 93 assist).

Proprio con i grigionesi è riuscito a compiere il salto di qualità che aveva mancato nella sua prima esperienza bianconera. È maturato diventando ben presto una parte importante dello scacchiere gialloblù. Il Lugano non lo ha mai dimenticato e quest’anno lo ha richiamato alla… base e lui ha accettato con grande entusiasmo l’offerta.

Per lui tanti applausi sia alla festa dei bianconeri tenutati alla Reseghina, sia nei primi allenamenti svolti alla Corner Arena (così ora si chiama la nuova Resega) e nelle prime amichevoli. Con lui ci siamo incontrati per parlare dell’ormai imminente stagione ufficiale che si aprirà nei prossimi giorni con la Champions League e in seguito con il massimo campionato.

Quali sono state le tue prime sensazioni nel ritrovare i tuoi vecchi tifosi ed il ghiaccio luganese?
Sicuramente molto belle perché tutti mi hanno subito fatto sentire il loro calore. La squadra mi ha accolto molto bene ed ha subito cominciato a lavorare duro. Si vede in modo molto lampante che l’HCL vuole essere un grande protagonista su tutti i fronti. Inserirsi in un clima simile è stato quindi davvero molto stimolante. 

Hai ritrovato alcuni vecchi compagni come Vauclair e Reuille… 
All’inizio è stato un po’ strano rivederli, non avrei mai pensato di ritrovarli sul ghiaccio. Sanno essere ancora carismatici, sono felice anche di aver rivisto Ulmer e Sannitz.

Cosa ricordi della tua prima esperienza a Lugano?
Era la mia prima volta nella massima divisione e dovevo evidentemente imparare ancora diverse cose per fare un primo importante salto di qualità. Abbiamo avuto alla guida tanti allenatori ma ugualmente ho potuto acquisire dei validi insegnamenti per crescere. È stato difficile ma in queste situazioni bisogna sempre guardare il lato positivo ed io penso di aver fatto già a quei tempi dei passi avanti nella tecnica e nella mentalità. 

Con il “primo” Lugano lei hai avuto comunque la fortuna di giocare al fianco di grossi calibri. 
Sì, Thoresen, Nummelin, Robitaille per citarne alcuni, tutti elementi di sicura classe con i quali ho potuto come detto apprendere delle nozioni fondamentali per progredire.

Perché hai accettato l’offerta del Lugano?
Per la verità ho avuto dei contatti anche con altri club, ma il Lugano è la società che più di altre mi ha voluto fortemente, ho capito che il progetto dei bianconeri era molto interessante ed ho risposto affermativamente.

Come vedi la squadra 2018/2019?
Sicuramente molto competitiva,penso che abbia sufficienti mezzi per recitare una parte importante in questo campionato. Ovviamente le parole non bastano, il responso definitivo lo darà il ghiaccio ma le premesse – specie dopo aver visto la voglia di riscatto da parte dei giocatori dopo la finale persa la scorsa stagione – sono effettivamente positive.

Rispetto alla tua prima esperienza, che differenze ha notato fra le due squadre?
Rispetto a quegli anni, l’attuale Lugano mi sembra una squadra più completa nei suoi vari reparti. L’ambiente è oltretutto più tranquillo, anche perché l’allenatore è un vero punto di riferimento, uno che sa lavorare e dialogare in modo equilibrato.

Il campionato si annuncia sicuramente molto interessante, chi sono i candidati maggiori per la lotta al titolo?
Sono sempre le solite, tra queste Zurigo e Berna. Inserirei anche il Lugano perché ha molte alternative tattiche da far valere e giocatori molto dotati e carismatici.

Come detto prima, hai disputato quattro stagioni a Davos, vincendo tra l’altro un titolo nel 2015… 
Annate pure felici perché anche in terra grigionese c’era tanto entusiasmo. Essere stato allenato da Del Curto è stato pure un vantaggio perché lui è capace di estrapolare sempre il meglio da ogni singolo giocatore. È un vincente ed i titolo parlano per lui.

Quest’anno però il Davos ci sembra un po’ indebolito...
Non credo, perché Del Curto è capace sempre di assemblare le squadre con grandi capacità. Nei Grigioni ci sono diversi giovani che scalpitano e sicuramente daranno tanta energia alla nuova squadra. 

Il Lugano torna a disputare la Champions League, prestigiosa competizione a livello internazionale. Con quali ambizioni voi la affrontate?
Con la voglia di far bene, gli obiettivi cresceranno a seconda di quello che otterremo sul ghiaccio. Una competizione difficile perché affronti avversari smaliziati ed abituati a questo tipo di eventi. Faremo la nostra parte, sarebbe bello andare lontano, ma ragioneremo partita per partita.

Nel 2010 sei stato draftato dai New Jersey Devils, come mai il.. sogno NHL non si è tramutato in realtà? 
Francamente non lo so. Negli USA ho passato una settimana al “camp” di questa squadra ma poi non se n’è fatto più nulla. In quel breve lasso di tempo ho comunque potuto imparare alcune cose che poi ho cercato di mettere in pratica con il Lugano.

Un messaggio ai tifosi bianconeri…
Intanto sono felicissimo di essere nuovamente a Lugano, è chiaro che spero di giocare meglio rispetto alla mia prima esperienza bianconera. Di una cosa sono sicuro: darò sempre il massimo. Su questo, i tifosi possono stare tranquilli.

G.M.

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