I disordini in Francia e Italia destano preoccupazione anche in Svizzera. Mentre alcuni membri della Gioventù Socialista (GISO) hanno partecipato a un corteo a Parigi e i movimenti giovanili di sinistra nel nostro Paese stanno promuovendo scioperi studenteschi per il mese di novembre, in Parlamento c'è chi teme che le manifestazioni violente possano estendersi anche alla Svizzera.
«Sono estremamente preoccupato», afferma a "20 minuten" Mauro Tuena, consigliere nazionale dell'UDC. Il deputato, attivo nell'ambito della politica di sicurezza, fa riferimento, tra le altre cose, agli scontri avvenuti poco più di una settimana fa nei pressi dell'Hardplatz, a Zurigo. «C'è chi celebra queste situazioni che ricordano la guerra e questi disordini, e che desidera ardentemente che accadano anche in Svizzera», sostiene Tuena.
Per questo motivo, egli chiede un intervento preventivo da parte del Consiglio federale. «Il ministro di Giustizia Beat Jans deve introdurre immediatamente controlli sistematici alle nostre frontiere con la Francia e l'Italia», esige Tuena. Situazioni eccezionali richiedono misure eccezionali, sottolinea il parlamentare zurighese.
Si potrebbero dunque evitare manifestazioni che degenerano? «Forse non del tutto», ammette il politico esperto di sicurezza. «Ma, grazie ai controlli, sapremmo almeno chi sta entrando in Svizzera e che tipo di materiale porta con sé». Attualmente, infatti, le persone potrebbero «entrare armate di manganelli», critica il consigliere nazionale dell'UDC. Inoltre, i controlli avrebbero un effetto deterrente. «Dobbiamo fare di tutto per evitare che questi disordini si estendano alla Svizzera», sostiene Tuena.
La consigliera nazionale del PS Andrea Zryd non vede di buon occhio l'introduzione di controlli alle frontiere e, secondo lei, spetta alle polizie cantonali e all'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini adattarsi costantemente all'evolversi della situazione in termini di sicurezza. La politica bernese è convinta che gli esperti stiano analizzando gli sviluppi in Francia e in Italia, traendone le debite conclusioni per la Svizzera.
La politica non ritiene probabile che le proteste violente si estendano alla Svizzera. Tuttavia, avverte: «È un segnale d'allarme: dobbiamo farci trovare pronti». In definitiva, esiste sempre il rischio che qualcuno ne approfitti per accodarsi. «Non bisogna edulcorare l'estremismo di sinistra: va combattuto esattamente come quello di destra».










