Il Reno, un’importante arteria di approvvigionamento, deve affrontare livelli d’acqua molto bassi, il che sta mettendo a dura prova il trasporto di merci via nave e ha obbligato la Svizzera a fare uso delle sue scorte d'emergenza.
La Svizzera ha già dovuto attingere alle proprie riserve di mangimi per animali. «Da settimane, le importazioni di mangimi proteici sono fortemente limitate», spiega Sandra Helfenstein, portavoce dell’Unione svizzera dei contadini, al Blick. La siccità complica ulteriormente la situazione, poiché gli agricoltori dispongono anche di una minore quantità di foraggio grezzo, come fieno e paglia; di conseguenza, si trovano talvolta costretti a integrare maggiormente le razioni con mangimi proteici.
La domanda di mangimi proteici è in aumento proprio mentre le possibilità di importazione risultano limitate, chiarisce Helfenstein. Per colmare tale carenza, la Svizzera ha sbloccato le proprie scorte obbligatorie, la prima volta in quasi 100 anni, ossia dall’istituzione delle scorte obbligatorie.
Anche altre riserve sono state già utilizzate: qualche settimana fa, la Svizzera ha attinto alle proprie scorte obbligatorie di benzina e diesel per garantire l’approvvigionamento di prodotti petroliferi.
Il basso livello delle acque ostacola notevolmente la navigazione sul Reno, spiega Martin Ditzler, portavoce dei Porti renani svizzeri. Sul Reno superiore, il trasporto non è praticamente più redditizio. «Le conseguenze sono estreme», sottolinea. Dall’estate, la situazione è peggiorata e i costi del trasporto fluviale sono aumentati in modo significativo, raggiungendo attualmente i 275 franchi per tonnellata dal momento che le navi possono caricare solo poco meno del 20% della loro capacità massima.
Di conseguenza si è fatto maggiore ricorso a treni e camion, ma il trasporto ferroviario e quello stradale non sono in grado di assorbire l'intero volume di merci in questione. A confermarlo è Anna Bähni, portavoce dell'Associazione svizzera dei trasportatori stradali (Astag): «Da diverse settimane osserviamo un aumento del traffico stradale, in particolare nella regione di Basilea». Le arterie principali sono già sature. Nell'area basilese, gli abitanti dei villaggi e dei quartieri limitrofi sono irritati dal fatto che i veicoli imbocchino le strade secondarie per evitare gli ingorghi.
Le difficoltà del trasporto sul Reno si ripercuotono anche sull'economia. «I settori che subiscono maggiormente, seppur indirettamente, le conseguenze sono quelli che trasportano via Reno grandi quantità di materie prime o prodotti semilavorati, come l'industria chimica, quella farmaceutica o l'edilizia», spiega Rudolf Minsch, capo economista di Economiesuisse al Blick. Al momento, tuttavia, non si temono carenze.
La situazione potrebbe però cambiare rapidamente se il basso livello delle acque dovesse persistere. In Germania, l'approvvigionamento di carburante sta già subendo delle perturbazioni. L'Ufficio federale per l'approvvigionamento economico del Paese sta monitorando attentamente la situazione relativa ai prodotti petroliferi e al gas naturale. A sua volta, la Svizzera potrebbe incontrare difficoltà nell'approvvigionamento di carburanti o gasolio da riscaldamento.
Una carenza di prodotti petroliferi colpirebbe anche il settore dell'edilizia, andando ben oltre il semplice aumento dei prezzi alla pompa. La Confederazione sta tenendo sotto controllo, in particolare, le scorte di oli per motori e oli idraulici, al fine di prevenire eventuali penurie. Inoltre, le imprese devono già fare i conti, da diverso tempo, con ritardi nelle consegne di materiali per la costruzione di strade e di strutture in acciaio per gli edifici.
Claude Maurer, dell’istituto di ricerca economica BAK, paragona la situazione attuale a quella del 2018. «L’esperienza di allora e la situazione attuale dimostrano che l’economia svizzera è in grado di gestire piuttosto bene tali carenze, ma che ciò comporta dei costi», spiega Maurer a Blick. Se nelle prossime settimane le precipitazioni dovessero rimanere insufficienti, i consumatori si troverebbero a dover sostenere una quota crescente di questi oneri aggiuntivi.
Quest’inverno, il basso livello dei corsi d’acqua potrebbe sommarsi a riserve di gas scarsamente riempite in Europa, dando luogo a una crisi più grave. Qualora l’industria svizzera fosse costretta a ridurre il proprio consumo di gas, gli impianti in grado di funzionare anche a gasolio passerebbero a questo combustibile. In tale scenario, il trasporto sul Reno rivestirebbe un ruolo cruciale, poiché la rete stradale non sarebbe in grado di assorbire volumi di tale entità.
Lo stesso problema potrebbe interessare le centrali a carbone dell’Europa centrale. Se venissero chiamate a compensare la carenza di gas, sarebbe necessario garantire il loro approvvigionamento di combustibile. Nel peggiore dei casi, tali difficoltà potrebbero contribuire a una carenza di energia elettrica.








