Opinioni, 29 giugno 2026

Statuto S: l’imbroglio continua

Nuova conferma che i cittadini svizzeri sono stati turlupinati dal Consiglio federale. Senza sorpresa, il “ministro di Giustizia” Beat Jans (PS) ha annunciato nei giorni scorsi che lo statuto S verrà ancora prolungato oltre il marzo del 2027. Alla faccia dello statuto “orientato al rimpatrio”, favoletta a cui non crede più nessuno da un pezzo.
 

Intanto, a partire da marzo 2027, ben 46mila profughi ucraini, avendo risieduto in Svizzera per 5 anni, avranno diritto al permesso B. Il che significa:

  • permanenza definitiva nel nostro Paese;
  • incremento delle prestazioni sociali;
  • spesa interamente a carico di Cantoni e Comuni (e si parla di centinaia di milioni di franchi all’anno, non preventivati).


Poi qualcuno si chiede come mai la solidarietà iniziale dei cittadini elvetici nei confronti degli ucraini si è oggi trasformata nel contrario? Se l’ospite, come il pesce, puzza “dopo il terzo giorno”, figuriamoci dopo oltre 4 anni.
 


 

Jans ha poi aggiunto che “si pensa a limitazioni (nello statuto S) per gli uomini ucraini in età di leva, sulla falsariga di quanto potrebbe fare l’UE”. Il messaggio è chiaro: nessuna autonomia, nessuna sovranità. Sempre a rimorchio di Bruxelles.
 

Altro che “pensare” a limitazioni! Le quali, “ovviamente”, avrebbero effetto solo sulle nuove domande. Bisogna invece rimandare in Ucraina gli uomini in età di leva. Si tratta infatti di disertori, e la diserzione non dà diritto all’asilo: questi signori, invece di combattere per il proprio Paese, sono qui, magari a nostre spese. E da anni.
 

Del resto, Zelensky stesso chiede insistentemente il ritorno dei propri (potenziali) soldati. Aderendo all’invito, prendiamo due piccioni con una fava: 1) aiutiamo Zelensky, per la gioia di Bruxelles; 2) risparmiamo sull’asilo. Ricordiamo infatti che, dal marzo 2022 a fine 2025, per gli statuti S il contribuente svizzero ha già speso 5 miliardi di franchi.
 

Risulta inoltre che la Polonia abbia già abolito lo statuto S da un paio d’anni. Un esempio da seguire.
 

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale, Lega dei Ticinesi

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