Ticino, 19 giugno 2026

Il Gran Consiglio apre il portafoglio (dei contribuenti): un milione ai media regionali (Corriere e Regione in primis)

Il Parlamento ticinese approva il credito da un milione in due anni per cinque testate. Lega e UDC contrari: dopo il no popolare del 2022 ai sussidi federali ai media, la politica cantonale sceglie la via dei contributi diretti.

Il Gran Consiglio ha detto sì al contributo pubblico ai media regionali. Il credito approvato ammonta a un milione di franchi in due anni e sarà destinato a cinque testate ticinesi: Corriere del Ticino, La Regione, Rivista di Lugano, Informatore e Tessiner Zeitung. Il voto si è chiuso con 49 favorevoli, 27 contrari e 3 astensioni. Contrari Lega e UDC, che hanno sostenuto il rapporto di minoranza e contestato il principio del finanziamento diretto alla stampa.
 

Il tema non è secondario. Nel febbraio 2022 il popolo svizzero aveva bocciato il pacchetto federale di aiuti ai media. Anche i cittadini ticinesi si erano espressi contro quella legge. Oggi, però, a livello cantonale rientra dalla finestra un meccanismo che va nella stessa direzione: soldi pubblici a testate private, finanziati tramite la spesa corrente del Cantone.
 


 

A sollevare il caso è stato anche Lorenzo Quadri, che sui social ha attaccato duramente la scelta del Parlamento: «Invece di risparmiare, la partitocrazia si inventa nuovi sussidi diretti per la stampa di regime, contro la volontà popolare (i cittadini, ticinesi compresi, hanno bocciato la legge federale sui media, che prevedeva appunto questi sussidi)». E ancora: «I beneficiari ringrazieranno concedendo ai politicanti amici l'agognata "visibilità" a scopo di pompatura dell'ego e di campagna elettorale permanente. Praticamente un voto di scambio, con i soldi dei contribuenti».
 

Secondo quanto riportato dai media, il Consigliere di Stato Christian Vitta ha respinto le critiche ricordando che il Governo ha elaborato il messaggio in seguito a una decisione del Parlamento. Resta però il punto politico: mentre il Cantone discute di risparmi, tagli, priorità e conti pubblici sotto pressione, si trova un milione per sovvenzionare direttamente alcune testate.
 

La maggioranza parla di pluralismo e di sostegno all’informazione regionale. I contrari rispondono con un’obiezione semplice: quando lo Stato paga i media, anche solo indirettamente, il rapporto tra controllore e controllato diventa più delicato. E quando a decidere chi riceve i soldi sono le istituzioni politiche, il rischio di dipendenza non è una fantasia polemica, ma un problema concreto.
 

Fonte
post Facebook di Lorenzo Quadri

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