Sport, 24 aprile 2022

“Spero di non vendere il Sion a cordate straniere”

Intervista con il discusso presidente dei vallesani Christian Constantin

SION - Christian Constantin è il padre-padrone di un club (il Sion) che nelle ultime stagioni ha balbettato calcio, risultati e soprattutto ha perso spettatori. È anche un dirigente sfrontato e senza paura, nemico pubblico numero 1 del potere. Il suo curriculum è da sballo: in quasi 30 anni di presidenza ha vinto 7 Coppe nazionali, un campionato e licenziato una quarantina di allenatori. Monsieur Tourbillon, come viene chiamato, da tempo non ha più il sostegno del pubblico. Anzi: “Noi amiamo profondamente questa società e per questo motivo dobbiamo tollerarlo. Ma non vediamo l’ora che se ne vada. I suoi comportamenti hanno superato ogni limite”. Sono parole di Marielle, una super tifosa locale che gestisce un ritrovo di sfegatati di Sion, intervistata qualche anno fa.


Un pensiero che riflette lo stato d’animo della maggioranza dei supporter biancorossi, che dell’ex portiere del Lugano degli Anni Settanta ne hanno ormai piene le scatole: troppi i tecnici cambiati (appunto), troppe le invasioni di campo e sulla panchina vallesana; i suoi comportamenti con la stampa svizzera sono stati poi riprovevoli. Che dire della sua battaglia contro i giornalisti del Nouvelliste colpevoli, secondo lui, di averlo attaccato e diffamato? E che dire dell’aggressione all’ex coach della Nazionale Rolf Fringer che aveva osato criticare l’operato di suo figlio con parole pesantissime?


Istrionico e scaltro, non si è mai curato delle critiche: “La gente mi dovrebbe ringraziare: nel 2003, quando sono ridiventato presidente, ho salvato il Sion dal fallimento”. Le qualità di Christian non sono tuttavia poche: è un dirigente combattivo e imprevedibile, che non si fa mai problemi quando deve far valere le proprie ragioni e quelle del suo club. Nel 2003 la nostra Lega fu costretta dopo tre mesi dall’inizio del campionato a reinserire il Sion in Challenge League e nel 2011 portò in tribunale i corrotti Sepp Blatter e Michel Platini. Perse la causa ma uscì da eroe dalla delicata vicenda. Duro a morire. Come disse Marco Degennaro, per anni direttore generale dei vallesani: “Se è convinto di avere ragione, va sino in fondo, costi quel che costi”. 


Nei giorni scorsi abbiamo raggiunto al telefono il presidente vallesano per un’intervista: è apparso come sempre baldanzoso, sicuro di sé, sempre pungente. Ha parlato di tutto e ribadito che il Sion è la sua vita e se possibile cercherà di riportarlo ai fasti di un tempo. Ha aggiunto che non lo venderà mai ad una cordata straniera “perchè il Sion è un bene di famiglia e dei vallesani”.


Presidente: partiamo dalla nuova riforma del campionato. Che ne pensa? 
Prima di tutto non è stato ancora deciso nulla e si dovrà votare. Quindi parliamo di qualcosa che non è definito. Di principio dico che l’aumento a 12 squadre va benissimo e forse bisognava farlo prima. I playoff mi sembrano interessanti: non appartengono alla cultura calcistica ma questo si può cambiare. In fondo è un sistema che crea nuove emozioni e nuove aspettative. Una squadra che arriva quinta o sesta dopo il primo turno, può puntare al titolo. Sarà fondamentale trovare le giuste dinamiche. La Challenge League a 10? Va bene. Ma alla lunga bisognerà trovare nuove soluzioni. Il problema è che si tratta di un torneo che non è ancora uscito dal semi-dilettantismo. 



A proposito di campionato: con la vittoria sul Lugano vi siete rimessi in carreggiata. 
Eravamo in una situazione complicata, il successo sui bianconeri ci ha ridato fiato. Eppure la stagione era iniziata bene: Paolo Tramezzani aveva dato equilibrio e sostanza alla squadra; poi con il tempo sono subentrati i primi problemi, non ultimo quello della squalifica del nostro allenatore. Abbiamo avuto tanti alti e bassi e in questa Super League la continuità è fondamentale per disputare una stagione tranquilla. Ma adesso vediamo la luce alla fine del tunnell. 


Tramezzani ha mai rischiato?
Questo non è un tema di discussione, anche se i mass media romandi hanno continuato a sollevare dubbi e questioni sul suo operato. Non vedevo motivi per cambiare guida tecnica. Ho sempre avuto fiducia. Paolo è un gran conoscitore di calcio e di uomini. 


Intanto però il pubblico vallesano comincia a girarvi le spalle. 
Posso capire la delusione per la mancanza di risultati delle ultime stagioni. Però è proprio in questi momenti che abbiamo bisogno dei nostri tifosi: si viene allo stadio anche quando si perde o le cose non vanno per il meglio. Aggiungo poi che il Covid-19 ha fatto il resto. 


Se al Sion le cose non vanno troppo bene, il Lugano invece occupa una posizione non certo preventivata ad inizio stagione. 
Non me lo ricordi. Sì, è vero la squadra bianconera sta disputando un campionato sopra le aspettative, che la sconfitta patita contro di noi non ha per nulla scalfito. Penso avessero la testa rivolta alla semifinale di Coppa Svizzera. Croci Torti è stato bravo a raccogliere la eredità di un tecnico bravissimo come Abel Braga e la dirigenza lavora in punta di piedi ma molto bene. Mi chiedo come mai a Cornaredo ci vada poca gente: anche contro di noi gli spettatori erano pochi. Eppure i numeri parlano a favore della squadra. 


È vero che voleva Abel Braga?
Non mi risulta. Noi non abbiamo mai pensato ad un cambiamento di guida tecnica. 


Tornando al Sion: suo figlio Barthélémy un giorno le succederà alla guida del club? 
È un argomento di cui non parliamo mai. Barthélémy sta facendo il direttore sportivo. Un compito difficile e gravoso. Ci mette anima e passione, sta imparando l’arte della mediazione e del compromesso. Non semplice o scontato. Ma sono convinto che sia sulla strada giusta. Ma non so se un giorno sarà presidente.


Magari poi lei venderà il club, come ha fatto Renzetti a Lugano.
Il Sion è un bene di famiglia e dei vallesani. Vorrei evitare di venderlo ad un gruppo straniero. Spero di restare ancora a lungo, anche se nella vita non si sa mai. Renzetti? Ha fatto bene a vendere, era stanco e ha messo tante energie nel Lugano. Giusto passare il testimone. 


Se le diciamo Lugano, cosa risponde?
Una bellissima esperienza da calciatore negli Anni Settanta, corta ma intensa. Città stupenda, gente aperta e dirigenti galantuomini, cito il presidente Camillo Ferrari su tutti. Lo ricordo con affetto. Negli anni, da quando sono diventato presidente, ho poi conosciuto personaggi di grande calibro quali Francesco Manzoni o Giangiorgio Spiess. 


Da qualche mese ha pure un progetto imprenditoriale in città. 
Ho firmato un diritto di compra che riguarda l'area su cui sorge il locale notturno nonché ristorante Capo San Martino, una struttura che mi è sempre piaciuta e situata in un punto favoloso. 


Infine due parole sulla nazionale e su Murat Yakin, tecnico che lei ha licenziato (uno dei tanti). 
In realtà lo mandai in vacanza prima del tempo. Comunque Murat sta facendo bene. Ai Mondiali i rossocrociati potranno dire la loro. Il nuovo commissario tecnico mi piace: decisionista, ha un’idea coraggiosa del calcio moderno. L’esperienza a Sion ha portato fortuna ai nostri CT Petkovic ora Yakin (ride, ndr).

M.A.

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