Sport, 16 gennaio 2022

“Wengen, la pista di casa Sulla Streif tanta paura”

Il campione olimpico Bernhard Russi parla delle due classiche di Coppa del Mondo

LUGANO - Anche coloro che seguono con distacco o magari distrattamente lo sci alpino sanno quali sono gli appuntamenti più attesi della stagione. Stiamo parlando delle discese libere di Wengene di Kitzbühel, che da sempre caratterizzano la Coppa del Mondo nel mese di gennaio. Due eventi che definiremmo classici e le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Basti pensare che nel prossimo week end la località tirolese ospiterà l'edizione numero 82.


Per gli appassionati una ghiotta occasione per fare il pieno di emozioni: su quelle due piste, a non dubitarne, lo spettacolo e i brividi non sono mai mancati. Come ci ha conferma in questa intervista uno dei più grandi campioni dello sci moderno, lo svizzero Bernhard Russi,contattato a pochi giorni dalla sua partenza per i Giochi olimpici invernali di Pechino. Con la solita disponibilità l'urano ha tracciato un parallelo fra le due piste ed ha parlato anche del suo passato di grande interprete delle gare di discesa e della sua carriera, decollata sin dalla sua prima apparizione in Coppa del Mondo, avvenuta nel 1968 in Val d'Isère quando aveva appena 20 anni.


Bernhard Russi: introduciamo la nostra chiacchierata ritornando sulla recente gara di Adelboden: 12 mila spettatori malgrado il covid.
Confesso che inizialmente sono rimasto piuttosto sorpreso dalla presenza di tanta gente in pista, anche se va detto che lo sci in Svizzera e soprattutto da quelle parti è sempre popolarissimo. La questione Covid? Accende sempre gli animi e qualcuno ha detto, appunto, che non era il caso di aprire i cancelli a così tanti tifosi. Gli organizzatori hanno comunque seguito alla lettera le istruzioni… Poi resto dell' idea che ognuno di noi debba sapersi gestire al meglio in questi casi particolari. Con responsabilità e senso civico.


Entriamo in argomento, parlando di Wengen, una delle piste più famose al mondo.
È sempre una festa quando vi ritorno. Incontro sovente persone che avevo conosciuto tanti anni fa, vecchi tifosi che sono contenti di vedermi, alcuni dei quali mi chiedono ancora un autografo. Wengen non è solo sci, non è solo discesa libera o competizione. È anche una occasione per incontri, scambi, mondanità. Io mi trovo bene oggi come allora. E la pista resta sempre affascinante, difficile e bellissima.


Ecco, appunto: parliamo della pista del Lauberhorn.
Bellissima dicevo prima, perché si situa fra le montagne, a diretto contatto con la natura. Per me è sempre stata la pista di casa, anche se non sono mai riuscito a vincere. In realtà nel 1973 ho trionfato quando la gara del Lauberhorn era stata spostata a Grindelwald per questioni climatiche avverse. Ma arrivare primo sulla pista...vera sarebbe stato ben altra cosa. Al di là di queste considerazioni,Wengen è un tracciato davvero tosto, soprattutto per la sua lunghezza. Non è facile gestire quasi tre minuti di corsa in condizioni complicate, perché alcuni
passaggi sono davvero tortuosi.


La Streif di Kitzbühel è più difficile, vero?
Beh, su questo non credo si possa dibattere. La pista tirolese è certamente la più importante del panorama internazionale perché è difficile, estenuante e, aggiungo, pericolosa. Anche per questo motivo è ambitissima. Vincere lì è come vincere un Mondiale o le Olimpiadi. E poi quel pubblico straripante: sembra di essere in uno stadio di calcio.


A proposito di pericolosità: ha mai avuto paura sulla Streif?
Certo! Ricordo il mio debutto assoluto, se non sbaglio nel 1969. Al cancelletto di partenza mi assalirono ansia e timori. Mi dissi: oggi per me la corsa finisce presto, prima o poi cadrò. Mi voltai indietro e capii che non potevo tentennare, perché avevo alle mie spalle il prossimo discesista pronto a scendere. Mi buttai a capofitto e la paura cominciò ad attenuarsi. Comunque: nel corso degli anni sulla Streif si sono verificati anche infortuni o incidenti importanti e la sicurezza, pur essendo migliorata, è ancora difficile da gestire.


Streif talmente ambita che anche uno come Ingemar Stenmark, che discesista non era, ha voluto provarla.
Il fascino di quella pista ha contagiato un po' tutti. Ricordo Gustavo Thoeni che nel 1975 chiuse sorprendentemente al secondo posto alle spalle di Franz Klammer. Del resto, è una pista molto tecnica. Io mi ci trovavo benissimo proprio per questo motivo. Purtroppo non sono mai riuscito a vincere, collezionando un secondo e due terzi posti. Vorrei aggiungere, per altro, che quando uno sciatore giunge al traguardo a Kitzbühel tira un sospiro di sollievo: ha la sensazione di essere scampato a qualcosa di terribile.


Parlando di Wengen e Kitzbühel è inevitabile soffermarsi sui grandi discesisti del passato. Quali sono stati i suoi avversari più forti?
Ho gareggiato contro grandi cam-Karl Schranz, Franz Klammer, Roland Collombin, Werner Grissmann. Contro di loro ho perso parecchie volte ma mi sono preso anche le mie belle soddisfazioni, vedi Olimpiadi di Sapporo 1972. Oggi conservo una bella amicizia con Franz Klammer, una grande persona, un campione di razza.


Dalle Olimpiadi di Sapporo a quelle imminenti di Pechino. Sono passati 50 anni.
In Cina sarò presente perché ho progettato la pista di discesa libera. Come altre del Circus bianco, per altro, negli Stati Uniti, in Russia e in Europa. Posso dire che questa attività mi tiene molto impegnato. Quando gli organizzatori cinesi mi hanno chiamato, non ci ho pensato un attimo. Tornando a Sapporo: la vittoria in quella Olimpiade fu sensazionale! E ancora oggi viene ricordata dai mass media e dai tifosi. Credo che un oro olimpico sia un qualcosa di unico, che vale più di ogni altro alloro.

MAURO ANTONINI
 

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