Sport, 25 maggio 2021

“Il contatto con la natura è uno stimolo prezioso”

Corsa d’orientamento: faccia faccia con la ticinese Elena Roos, neocampionessa europea

LUGANO - Elena Roos è una ragazza che ama vivere a stretto contatto con la natura. I boschi sono la sua casa; sui percorsi disegnati ad arte per confondere e mettere in difficoltà gli atleti, si muove con grande scioltezza, testa e velocità. Perchè la corsa d’orientamento richiede soprattutto questo. “Ma è il contatto con la natura che mi fornisce stimoli preziosi” afferma la neocampionessa europea dello sprint a squadre (con Simona Aebersold, Joey Hadorn e Matthias Kyburz), che negli scorsi giorni si è messa volentieri a disposizione del Mattino della Domenica per una intervista a 360 gradi. Per lei conoscere e vivere la natura attraverso una disciplina complicata, difficile ma intrigante al tempo stesso è il massimo. “É una sfida mentale e fisica contro me stessa, sono sempre alla ricerca di nuove emozioni”. 


Elena, la vostra è una disciplina che ha regalato molti soddisfazioni alla Svizzera e che, a torto, non è molto mediatizzata. Sembra che in Ticino interessino solo il calcio e l’hockey. 
Effettivamente è così, anche se io non mi lamento troppo. Sappiamo come vanno le cose. Credo tuttavia che la corsa d’orientamento contempli tutte quelle caratteristiche fondamentali per rendere avvincente una competizione: corsa, velocità e intelligenza. E poi abbiamo anche un bel seguito: in Ticino ci sono 9 società e ogni anno ci sono almeno 13 gare. Senza contare che nel 2018 ci sono stati i campionati Europei a Tesserete. Non male, mi pare… 

Quando ha cominciato?
A livello importante nel 2002, nella società di Magadino. Conoscevo le difficoltà della disciplina ma ero affascinata dalla possibilità di gareggiare nella natura; fra i boschi e nelle foreste, anche se poi col passare del tempo sono state introdotte delle competizioni ai margini delle città. Inizialmente lo facevo come hobby ma in seguito mi sono concentrato solo su questo sport. Mi definisco una professionista, anche se non è che si possa vivere alla Roger Federer (ride ndr). A proposito: ringrazio gli sponsor e le persone che mi sostengono e grazie alle quali posso svolgere questa attività quasi al cento per cento, perché poi collaboro anche con un centro di medicina e sport vicino a Zurigo. Da due anni mi sono trasferita nella Svizzera interna, regione in cui ci sono posti bellissimi per gli allenamenti. 


Ma prima della sua entrata nel club di Magadino lei aveva già avuto una piccola esperienza… 
Certo, da ragazzina. Mia mamma mi mandò in una colonia estiva di Lenzerheide e proprio nella località grigionese partecipai ad un campo di 5 giorni dedicati a questa disciplina. Inizialmente non ero troppo convinta e volevo tornarmene a casa, poi però la cosa mi è piaciuta. 

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Che tipo di preparazione richiede la corsa d’orientamento? 
Mi alleno almeno due volte al giorno. La corsa è alla base di tutto, anche se l’aspetto mentale conta moltissimo. Con la cartina e la bussola in mano non è semplice trovare le coordinate e la giusta direzione. Quindi è fondamentale mantenere la calma o l’aplomb che dir si voglia. 


E in gara come ci si comporta?
Bisogna essere completi nelle due cosiddette fasi: la corsa e appunto l’ orientamento: capire come si possa arrivare prima in un certo punto, quante curve ci sono, se si deve salire o scendere oppure come fare per raggiungere una collina. Sono tutte cose che richiedono un grande sforzo mentale. Ricordo che si gareggia su distanze che vanno dai 4 ai 15 chilometri e nelle quali i percorsi non sono mai uguali e sono pure variegati. 


Il tutto in un contesto fantastico.
Il bosco è una casa piena di insidie tecniche per gli atleti. Ma il pensiero che vi si debba addentrare e correre mi dà una carica incredibile. Una motivazione che con il tempo rafforza la tempra e la mente dello sportivo che si cimenta in questa disciplina. Per me è un aspetto fondamentale. 


Come dicono gli specialisti, questo sport permette lo sviluppo della capacità di osservazione e di percezione degli spazi.
Esatto. Un esercizio di salute mentale eccezionale. Indispensabile per il raggiungimento dei risultati.
Soprattutto apprezzato da chi come me fa della grinta e del cuore le proprie caratteristiche.


Veniamo all’attualità: oggi a 30 anni Elena Roos può ritenersi una atleta realizzata? 
Sono soddisfatta di quello che ho fatto. Non solo per i buoni risultati che ho ottenuto perché ho praticato uno sport che mi ha dato tanta gioia anche sul piano umano e per il fatto di averlo potuto fare nella natura. Impagabile.


Dopo le medaglie ai Mondiali e agli Europei e alla vittorie in Coppa del Mondo, cosa le manca? 
Purtroppo il nostro sport non è considerato una disciplina olimpica (sembra uno scherzo ma è realtà ndr) e quindi un giorno non potrò dire di aver partecipato ai Giochi, rassegna che credo sia la massima aspirazione per un atleta. Forse fra 4 anni ci saranno ma io avrò già smesso. Ci sono comunque ancora i campionati del mondo di Flims-Laax nel 2023 che non voglio proprio perdermi. Gareggiare in casa è semplicemente fantastico. Ricordo a proposito la rassegna continentale di Tesserete di tre anni fa. Magnifica. Ma intanto mi concentro sui Mondiali di Cechia che si correranno la prossima estate. Un appuntamento a cui non voglio mancare.

M.A.

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