Mondo, 17 agosto 2020

Mosca pronta a intervenire in Bielorussia

Sono ore concitate quelle che si vivono in Bielorussia: le notizie che ci provengono da Minsk si susseguono ad un ritmo tale che è difficile prevedere gli sviluppi futuri della crisi interna originata dall’esito del voto della scorsa settimana.




Il presidente Aleksander Lukashenko, riconfermato con l’80% dei voti, è accusato di brogli da parte dell’opposizione guidata da Svetlana Tikhanovskaya e le piazze della capitale sono diventate quasi immediatamente teatro di proteste che spesso sono degenerate in vere e proprie sommosse, sedate con fermezza dalle forze di sicurezza bielorusse.

Il Paese, però, è ben lungi dall’essere normalizzato: manifestazioni e scontri si susseguono quasi ininterrottamente e il governo sembra aver perso la capacità di garantire la sicurezza del Paese. Davanti a questa situazione di instabilità a ridosso dei propri confini, la Russia non poteva stare a guardare. Negli ultimi giorni i contatti tra Mosca e Minsk si sono fatti più frequenti: mercoledì un volo misterioso dell’Aeronautica Russa (la Vks – Vozdušno-Kosmičeskie Sily) è atterrato nella capitale bielorussa. Si è trattato probabilmente di una missione diplomatica che ha portato alla liberazione di 32 membri del gruppo Wagner, i contractor al soldo del Cremlino, che erano stati arrestati qualche settimana fa: nella giornata di sabato 15, infatti, un Ilyushin 76 coi colori delle forze aeree di Minsk è decollato diretto in Russia con a bordo il personale che era stato accusato (anche veementemente) di ingerenza negli affari interni della Bielorussia.

Sempre ieri lo stesso Lukashenko, in una riunione al ministero della Difesa, ha pronunciato un discorso che è apparso alquanto sibillino: l’autocrate ha infatti riferito che Minsk non intende diventare “un cordone tra Russia e i Paesi occidentali” aggiungendo di non avere altri obiettivi al momento “tranne come preservare uno Stato indipendente e stabile”.

Nella mattinata di domenica 16, invece, veniamo a sapere che, durante una telefonata tra i due leader, Mosca ha offerto la sua disponibilità a fornire l’assistenza necessaria per risolvere i problemi sorti in Bielorussia sulla base dei principi del Trattato sull’Istituzione dello Stato dell’Unione, nonché, se necessario, attraverso la Collective Security Treaty Organization (Csto).
Sostanzialmente il Cremlino fornirà il suo appoggio militare qualora fosse necessario.

Nella propaganda del regime bielorusso la giustificazione di una tale virata verso Mosca è stata data dalle presunte pressioni subite da Minsk da parte della Nato, ed in particolare dalla Polonia e dai Paesi Baltici: “la leadership della Nato ci invita a tenere nuove elezioni” ha ricordato Lukashenko “se seguiremo il loro esempio, periremo come Stato”.

Si sta delineando quindi uno scenario propedeutico ad un possibile intervento russo in forza dei principi della guerra ibrida, sulla falsa riga di quanto avvenuto in Crimea nel 2014 sebbene con delle sostanziali differenze: Lukashenko non è un leader antirusso, ma nemmeno prono alla politica del Cremlino avendo dimostrato in più di una occasione simpatie occidentali, e neanche la sua opposizione risulta avere sentimenti di intolleranza nei confronti di Mosca. La possibilità di rivedere in azione gli “omini verdi” che si sono visti a Sebastopoli, però, è data da una considerazione strategica del Cremlino che è inevitabile: la Bielorussia è una delle due porte, insieme all’Ucraina, per il Bassopiano Sarmatico russo, ovvero il cuore politico, industriale, demografico e culturale della Russia.

Persa Kiev Mosca non può permettere che, sfruttando l’attuale instabilità politica interna, qualche attore internazionale ostile soffi sul fuoco delle proteste per cercare di instaurare un governo filo-occidentale a Minsk, anche mettendo da parte la Tikhanovskaya. La Russia, quindi, vuole stabilità ai suoi confini occidentali, almeno quelli che può ancora in qualche modo controllare, ed è per questo che ha chiamato in causa gli accordi della Csto: in caso di un’improvvisa degenerazione della situazione in Bielorussia, vera o presunta, l’intervento militare sarebbe inevitabile.

Sembra anche che si stiano già predisponendo tutte le mosse per metterlo in atto: il ministero delle foreste bielorusso ha infatti vietato di visitare 53 foreste, comprese quasi tutte le aree forestali della regione di Gomel che si trova al confine con la regione russa di Bryansk. Questa azione potrebbe essere propedeutica per l’inserimento di forze irregolari di Mosca nel sud della Bielorussia.

Il 14 agosto, il comandante del distretto militare occidentale della Russia, Alexander Zhuravlev, ha ispezionato i reparti dislocati sempre nella stessa regione che si trova a 110 chilometri dal confine russo-bielorusso, ma non sappiamo se i reggimenti dislocati (tre di fanteria meccanizzata ed uno corazzato) tra Smolensk e Bryansk siano stati mobilitati o spostati. E in queste ore, dalla Bielorussia fanno sapere che si terrà un’esercitazione tattica nel distretto di Grdoni, tra campi di addestramento e la centrale nucleare di Ostrovets: i battaglioni antiaerei, fanno sapere da Minsk, saranno impiegati come se dovessero difendersi da un’invasione.

Mosse non solo militari: Mosca ha emesso infatti un mandato di arresto per Stepan Putilo, fondatore del canale Nexta Telegram, il 15 agosto scorso, senza che le accuse siano state rese note, dopo che Minsk ha emesso un mandato d’arresto contro di lui il 14 agosto. Il canale Nexta ha recentemente ricondiviso un video di Euroradio che mostra la morte di Aleyksander Taraykouski, manifestante colpito dalla polizia il 10 agosto scorso. Il media, che opera dalla Polonia, sembra che sia stato determinante nell’organizzazione delle proteste.

In questo scenario le esercitazioni congiunte multinazionali delle forze di reazione rapida del Csto che si terranno dal 17 al 20 agosto (denominate Echelon 2020) nella regione di Astrakhan (basso Volga) assumono tutto un altro significato e vanno guardate con attenzione, soprattutto nel momento in cui i militari dovranno “rientrare alle basi”.

Paolo Mauri / insideover.it


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