Ticino, 23 marzo 2020

L’incubo di un indipendente: “Non voglio finire in assistenza”

Il maledetto virus ha messo in ginocchio tanti artigiani: “siamo quasi alla fame”

A soffrire per l’emergenza coronavirus sono i cittadini costretti a rinunciare alle proprie abitudini più elementari. Ma sono anche e soprattutto le attività economiche. Il Consiglio federale ha annunciato un piano da 10 miliardi. La Germania, per contro, ne ha promessi 550. In proporzione, dunque, la Svizzera di miliardi ne dovrebbe stanziare 55. Altro che 10!

Nell’incertezza

E’ evidente che la situazione è drammatica per tutti, ma in particolare lo è per artigiani ed indipendenti, costretti a fermare l’attività rimanendo in un drammatico limbo di incertezza.
“Fino ad oggi - racconta un indipendente attivo nel ramo dell’edilizia - ho sempre lavorato e pagato le tasse, sostenendo la collettività. Adesso mi aspetto che lo Stato faccia la sua parte nei miei confronti. Si parla di aiuti alle aziende, BancaStato annuncia fideiussioni e la sospensione degli ammortamenti per i suoi clienti. Ma, anche chiamando all’apposita linea verde per le attività economiche, non ho ricevuto alcuna rassicurazione sulla sorte di noi indipendenti. Non voglio criticare il fatto che ci si dica di non lavorare vista la situazione; rilevo tuttavia che ci sono dei settori che devono rimanere operativi.

Ad esempio, se in una casa si rompe il riscaldamento, non si può lasciare la gente al freddo e senza acqua calda. Detto questo, non voglio finire in assistenza per aver rispettato le direttive del Cantone! Anche per noi indipendenti sono necessarie delle indennità per il lavoro ridotto. Non riduciamo la nostra attività per capriccio, e nemmeno per mancanza di lavoro, ma solo per questa improvvisa emergenza che nessuno aveva previsto. Un evento eccezionale come questo necessita di una risposta altrettanto eccezionale. Mi pare inoltre che perfino l’Italia sia più attiva di noi nel sostegno all’economia. Ho appreso di recente che paghiamo perfino la partecipazione alle prestazioni complementari dell’AVS e dell’Invalidità ai figli degli asilanti che risiedono all’estero. E per noi artigiani messi in ginocchio dal coronavirus, cosa si fa?”.

Stop alle bollette

Un altro indipendente mette invece l’accento sulle bollette da pagare: “ E’ una situazione inaudita, tra un po’ non avrò più nemmeno i soldi per mangiare. Che lo Stato si sbrighi ad adottare delle misure anche per noi. Io ho una famiglia da mantenere. Davvero inconcepibile è poi che, in questo momento, io riceva le diffide di pagamento dall’azienda elettrica! Io credo che come minimo nei prossimi mesi la luce ed il gas non dovrebbero venire fatturate ed in ogni caso le diffide vanno annullate. E’ il colmo: io, quale indipendente, tra un po’ sarò ridotto alla fame, non perché non sono capace di fare il mio lavoro, ma a causa dell’emergenza coronavirus. Però aziende di proprietà di quello Stato a cui ho pagato un sacco di tasse e che adesso mi dovrebbe aiutare, si premettono di mandarmi le diffide per le bollette? Sono scandalizzato”.

Chi ha approfittato del Ticino…

E’ certo quindi, non ci vuole un premio Nobel per accorgersene, che l’economia avrà bisogno di un importante sostegno pubblico per ripartire. D’altra parte, i soldi ci sono. Sia le casse della Banca nazionale svizzera che quelle della Confederazione scoppiano di soldi. Ma bisognerà anche selezionare adeguatamente chi aiutare. Quegli imprenditori (?), magari stranieri, che sono sbarcati in Ticino per farsi i propri comodi assumendo solo frontalieri ed infischiandosene del territorio, che non hanno mai creato alcun valore aggiunto per il nostro Cantone e per la sua gente, ma solo per i frontalieri (e quindi per i loro comuni di domicilio), gli aiuti li possono andare a chiedere all’Italia. Non certo ai contribuenti svizzeri. Ed è evidente che i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri (84 milioni all’anno) vanno definitivamente bloccati ed utilizzati per sostenere l’economia ticinese.

Lorenzo Quadri / MDD

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