Svizzera, 08 maggio 2019

"Con la nuova legge sulle armi meno polizia sul territorio e più costi al cittadino"

La nuova legge sulle armi in votazione il prossimo 19 maggio comporterà, nel qual caso venisse approvata, tutta una serie di addizionali obblighi e restrizioni per i possessori di armi. Ma che cosa cambierà per chi armi non ne possiede e non ha interesse a possederne? In che cosa consiste, in concreto, l'applicazione di questa nuova legge? Lo abbiamo chiesto a Norman Gobbi, che in qualità di direttore del Dipartimento delle Istituzioni sarebbe responsabile della messa in pratica di questa legge.

Signor Gobbi, in veste di direttore del Dipartimento delle Istituzioni, sarebbe lei responsabile dell'attuazione della nuova legge sulle armi nel qual caso fosse approvata. Ci potrebbe spiegare brevemente che cosa comporterebbe per la polizia e i funzionari questa nuova legge?

Assisteremmo sicuramente a un sensibile aumento dei compiti per il servizio armi, esplosivi e sicurezza privata della Polizia cantonale, chiamato a un importante aumento del carico di lavoro nonché dei controlli necessari al rilascio delle nuove autorizzazioni eccezionali. Sono già state fatte delle stime attendibili e posso per ora confermare che saremmo obbligati ad assumere personale supplementare. Quindi sicuramente maggiori spese a carico del Cantone per misure che nulla hanno a che fare con la lotta contro il terrorismo.
 
Durante la consultazione su questa legge alcuni cantoni, fra cui il Ticino, avevano criticato il fatto che essa comporta un aggravio burocratico che rischia di distogliere risorse dal territorio. Conferma questa critica?

Non è per nulla scontato che il Governo accordi un potenziamento degli effettivi alla Polizia cantonale per effettuare questi ulteriori controlli che l’UE ci vuole imporre. Se non ci dovesse essere questo potenziamento, è evidente che dovremmo spostare personale attivo in Polizia per questi ulteriori compiti burocratici. E l’equazione è semplice: meno agenti sul terreno, meno sicurezza. Quindi la risposta alla sua domanda è sì, la critica è del tutto pertinente. E personalmente mi trovo del tutto concorde. È anche per questo motivo che mi batto affinché tale revisione di legge venga bocciata dal popolo.

L'argomento principale dei favorevoli a questa legge è l'appartenenza della Svizzera agli accordi di Schengen, che secondo loro sarebbe messa a rischio in caso di NO. Condivide questo argomento? I paesi membri di Schengen che vantaggi avrebbero a vedere la Svizzera esclusa da questo accordo?

Siamo di fronte alla solita “clausola ghigliottina”: o si accettano le nuove direttive dell’UE o cadono tutti gli accordi. In questo caso: o si accettano le modifiche sulla legge federale sulle armi, o si viene estromessi dall’accordo Schengen. Il rischio esiste, ma nello stesso tempo avremo ancora la possibilità di trattare la nostra partecipazione con tutti gli Stati firmatari dell’accordo; come indicato dal Consiglio federale nel 2004, una tale situazione richiede la ricerca di una soluzione pragmatica per restare in Schengen. E, come sottolinea giustamente lei, né la Svizzera né nessuno stato dell’UE avrebbe interesse a veder esclusa la Svizzera da questo accordo.

Un aspetto importante della sicurezza in Svizzera, in particolare in Ticino, è la collaborazione con gli stati confinanti, nel nostro caso soprattutto l'Italia. Sulla base della sua esperienza, quanto dipende da Schengen la collaborazione con gli stati esteri e in particolare con l'Italia?

Schengen ha sicuramente una notevole importanza, soprattutto per l’immediatezza delle informazioni che la Polizia può assumere. Ma, ripeto, nessuno ha interesse che la Svizzera rimanga esclusa dal trattato. Il grado di collaborazione che siamo riusciti a instaurare con la controparte Italiana ci fa inoltre ben sperare sul fatto che sapremo mantenere un elevato livello di collaborazione per garantire risultati concreti nella lotta al crimine.
 
Un punto di cui non si è discusso molto finora riguarda i costi che comporterebbe questa nuova legge. Lei a quanto stima il costo della sua applicazione, se non per l'intera Svizzera almeno per il canton Ticino?

I costi per lo Stato sono legati, come detto, all’aumento eventuale di personale e all’adeguamento dei supporti informatici. Non dobbiamo però dimenticare i costi che i cittadini onesti dovranno sobbarcarsi per dimostrare di essere meritevoli di detenere un’arma. L’ho detto a più riprese: questa revisione di legge rompe completamente l’attuale rapporto di fiducia che il nostro Stato accorda ai suoi cittadini. Per questo è una legge anti Svizzera, che va contro le nostre tradizioni di libertà e di autodeterminazione.

kc

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