Ticino, 07 settembre 2018

Scuola che verrà, da sinistra pesante attacco a Bertoli

Nemmeno a sinistra il progetto di Manuele Bertoli di riforma scolastica, la cosiddetta Scuola che verrà, fa l'unaminità. A dirsi critico è il Movimento per il Socialismo che in un testo pubblicato martedì sul suo sito attacca pesantemente il ministro socialista e la sua riforma. Ma a essere oggetto di critiche da parte del partito di Matteo Pronzini non è tanto il la riforma in sè e il suo contenuto ma il modo, definito "autoritario", con cui Bertoli lo sta portando avanti. Nel testo, intitolato «"Il disprezzo di Bertoli", si fa riferimento al dibattito andato in onda lunedì sulla RSI a "60 minuti", dove Bertoli aveva sostenuto che le posizioni di libertà di voto espresse dal sindacato OCST e dal Movimento per la scuola fossero prive di rappresentatività, dato che c'erano pochi presenti.

Accusa che al MPS non è andata giù e che rimanda al mittente sostenendo che al confronto delle organizzazioni che si sono espresse a favore della riforma quelle citate durante il dibattito erano "assemblee di massa". "La VPOD insegnanti, ad esempio, ha visto una partecipazione da cabina telefonica nella riunione che ha approvato la risoluzione di sostegno alla SCV per il 23 settembre: 8 insegnanti in tutto, tre o quattro dei quali già in pensione. E che dire delle altre organizzazioni magistrali che non sono altro che delle semplici sigle, prive di qualsiasi vita associativa reale o di rappresentatività nella scuola?"  si può leggere nel testo.

Ma non solo l'MPS critica Bertoli per un atteggiamento
che sarebbe sprezzante, a finire sotto accusa è anche il metodo con cui il ministro socialista ha cercato e cerca di imporre la sua riforma alle organizzazioni scolastiche. In sostanza Bertoli avrebbe cercato di inviare collaboratori a lui vicini alle assemblee di queste organizzazioni, in un caso avrebbe iscritto un suo collaboratore la settimana precedente all'assemblea in modo che lui potesse presenziare, in modo da influenzare il dibattito e le decisioni verso le sue posizioni. E oltre a influenzare il dibattito a "prendere nota diligentemente degli interventi". "Questi metodi non sorprendono. La gestione del DECS degli ultimi anni è proprio caratterizzata da un autoritarismo di fondo che vede qualsiasi critica come un “attacco”, chiudendo qualsiasi prospettiva di discussione" è la pesante accusa che l'MPS lancia a Bertoli e al suo dipartimento.

Infine, viene ricordato come la « grandissima maggioranza » dei collegi dei docenti è contraria alla Scuola che verrà e che la scelta di Bertoli di denigrare due di queste pubblicamente davanti a migliaia di telespettatori in fondo non è che un autogol per il capo del DECS e la sua riforma e che non fa altro che aumentare la sfiducia verso un capo dipartimento che di fiducia e apprezzamento tra i docenti non ne avrebbe molta. "Se la scuola che verrà dovesse essere sconfitta il prossimo 23 settembre, forse la ragione è da ricercare proprio in questa perdita di fiducia da parte degli insegnanti nei confronti dei loro dirigenti" sostiene in conclusione l'MPS nel suo testo.

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