Da alcuni giorni, i due attivisti di sinistra Julien Berthod e Antonin Fournier si trovano al centro del dibattito mediatico in Svizzera. Il primo è vicepresidente della Gioventù Socialista (GISO), mentre il secondo è membro della sezione di Neuchâtel. Entrambi originari della Svizzera romanda, in poche ore sono al centro dell'attenzione mediatica perchè ripresi mentre manifestavano per le strade di Parigi lo scorso 17 ottobre. Un’esposizione che ha scatenato un’ondata di reazioni, perlopiù.
«Avevamo organizzato questo appuntamento a Parigi molto prima di conoscere la data del 17 ottobre», sostiene Berthod al portale «20 minutes». Il vicepresidente della GISO conferma di aver partecipato al corteo nella capitale, ma precisa di «essere rimasto nei tratti autorizzati, dove le manifestazioni si sono svolte in modo pacifico». Nel video pubblicato sull’account Instagram «Grève de la jeunesse» (Sciopero della gioventù), si vedono Julien Berthod e il suo compagno di Neuchâtel per le strade di Parigi, mescolati a centinaia di persone mascherate e muniti di mazze e altri oggetti.
«Ci accusano di essere stati in luoghi in cui non abbiamo mai messo piede. Molti articoli hanno lasciato intendere che avessimo partecipato ai disordini; siamo vicini alla diffamazione», afferma con irritazione Berthod. Il giovane vallesano lamenta inoltre alcuni piccoli «errori» nel modo in cui i media hanno trattato la vicenda che lo ha visto coinvolto. «Bisogna capire che la rabbia non viene importata dalla Francia: è già presente in Svizzera», sostiene il giovane attivista. A suo avviso, la gioventù elvetica teme per il proprio futuro, soprattutto di fronte ai numerosi programmi di austerità e riarmo in atto in tutto il mondo. «Anche da noi le condizioni di vita e di studio si stanno facendo più difficili; lo si vede, ad esempio, nei tagli alla formazione previsti dal programma di risanamento del bilancio 2027 e a livello cantonale», argomenta.
Berthod sottolinea quanto sia importante che i giovani si mobilitino. È ciò che accadrà il prossimo 20 novembre nei licei, nelle università e nelle scuole universitarie professionali in Svizzera. Lo «sciopero della gioventù», ovvero lo sciopero dei giovani, sarà organizzata in una decina di paesi europei, con l'obiettivo di consentire ai ragazzi di far sentire la propria voce. Senza ricorrere alla violenza. Perlomeno così vogliono assicurare.










