Si intensificano le voci su un possibile trasferimento di UBS fuori dalla Svizzera. Mercoledì sera, l'influente giornale finanziario americano «Wall Street Journal» ha pubblicato un articolo che fa riferimento a «piani di emergenza» del colosso bancario elvetico, attualmente impegnato in un duro confronto con il Consiglio federale in merito ai requisiti di capitale proprio.
Secondo quanto riferisce l'articolo, la prima banca svizzera starebbe valutando tre opzioni. Oltre al mantenimento dello status quo, si tratterebbe dell'acquisizione di un istituto finanziario statunitense con il contestuale trasferimento della sede, di una fusione con un concorrente europeo o, ancora, della vendita a una banca americana. Qualche settimana fa era circolato, tra gli altri, il nome di Morgan Stanley.
Il Parlamento sta attualmente discutendo i requisiti di capitale proprio per gli istituti definiti «too big to fail» (troppo grandi per fallire), una normativa a cui UBS cerca di opporsi. In nome della propria competitività, il primo gruppo bancario svizzero avrebbe voluto limitarsi a una soglia del 50%, integrata da obbligazioni AT1. Tuttavia, potrebbe delinearsi un compromesso attorno al 75%.
L'articolo del «Wall Street Journal» potrebbe accrescere la pressione sui legislatori svizzeri, proprio mentre UBS continua a escludere pubblicamente qualsiasi ipotesi di trasferimento. La scorsa settimana, l'amministratore delegato Sergio Ermotti ha assicurato alla CNBC che restare in Svizzera rimane una soluzione vantaggiosa, sia per l'economia che per gli azionisti.








