Ticino, 27 luglio 2026

Anziani spinti a cambiare casa per motivi di costo? Mazzoleni incalza il Governo

L’Ufficio del sostegno sociale avrebbe chiesto ad alcuni residenti di cercare posto in strutture finanziate secondo la LAnz. La Lega vuole conoscere basi legali, costi reali e conseguenze per anziani e Comuni.

Due comunicazioni dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento stanno sollevando un caso politico sulla gestione dei residenti nelle case per anziani ticinesi. A portarlo in Gran Consiglio è Alessandro Mazzoleni, deputato della Lega dei Ticinesi, con un’interrogazione cofirmata da Omar Balli, Sem Genini, Stefano Quadri, Mauro Minotti e Raffaella Zucchetti.
 

Secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, a una persona residente in una struttura finanziata per le cure ma non per il settore alberghiero sarebbe stato chiesto, nell’ambito del rinnovo di una prestazione assistenziale, di dimostrare che nessuna casa per anziani finanziata in base alla LAnz dispone di posti liberi. In mancanza di una disponibilità immediata, l’anziano dovrebbe inoltre iscriversi nelle relative liste d’attesa.
 

Una seconda comunicazione indicherebbe un riconoscimento massimo di 84 franchi al giorno, contro una retta effettiva di 120 franchi. Da qui la richiesta di cercare un posto in un istituto finanziato secondo la LAnz, documentando domande di ammissione e risposte ricevute. Per Mazzoleni non si tratta di una semplice formalità amministrativa, ma di una pressione economica e burocratica che potrebbe spingere persone fragili a lasciare la struttura nella quale vivono e l’équipe di cura che conosce la loro situazione.
 

Il punto politico è netto: un trasferimento non dovrebbe essere determinato dalla convenienza di una voce contabile. Nell’interrogazione si chiede quindi se questa sia una prassi generale, quante comunicazioni analoghe siano state inviate dal 1° gennaio 2023 e quante persone abbiano effettivamente cambiato casa per anziani. Il Governo dovrà anche chiarire se una prestazione assistenziale possa essere ridotta o negata quando il residente o la famiglia si oppongono al trasferimento.
 


 

Il dossier riguarda anche la ripartizione dei costi tra Cantone e Comuni. Secondo i dati riportati dai firmatari, in una struttura finanziata soltanto per le cure la retta giornaliera di 120 franchi sarebbe suddivisa al 75% a carico del Cantone e al 25% dei Comuni. In una struttura finanziata anche per il settore alberghiero, il Cantone riconoscerebbe direttamente 84 franchi, mentre la differenza sarebbe coperta per l’80% dai Comuni e per il 20% dal Cantone.
 

Applicando queste percentuali, il risultato sarebbe di 90 franchi cantonali e 30 comunali nel primo caso, contro 91,20 franchi cantonali e 28,80 comunali nel secondo. Numeri che, presi da soli, non dimostrano né un risparmio per il Cantone né un aggravio per i Comuni. Proprio per questo l’interrogazione pretende un quadro completo: contributi alle strutture, costi residui, cure, prestazioni assistenziali, mandati di prestazione, conguagli e oneri amministrativi.
 

Mazzoleni domanda inoltre se il Cantone stia orientando la domanda verso determinate strutture, alterando la concorrenza tra istituti. Le case riconosciute per le cure ma prive di finanziamento alberghiero rischierebbero infatti di perdere residenti e di essere trattate come strutture di seconda categoria. Al Consiglio di Stato viene chiesto anche di fornire, regione per regione, disponibilità di posti, tassi di occupazione, liste d’attesa e fabbisogno previsto fino al 2035.
 

La richiesta finale è di sospendere ogni pressione al trasferimento motivata esclusivamente o prevalentemente da ragioni finanziarie, almeno fino a quando non saranno chiarite base legale, conseguenze sanitarie e flussi finanziari. La Lega chiede una pianificazione cantonale condivisa con Comuni e case per anziani: le eventuali incoerenze del sistema non possono essere risolte facendo cambiare struttura ai singoli residenti.

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